Ambiente

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Zhangye sfida Pechino,
spaccatura sugli OGM

Zhangye sfida Pechino, <br />spaccatura sugli OGM


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella


Roma, 12 nov.- Il governo di Zhangye è in aperta rottura con Pechino. Se c'è una cosa sulla quale le autorità della remota  città del Gansu che conta 1,2 milioni di abitanti non intendono adattarsi è l'agricoltura OGM, e per difendere i loro terreni  non hanno esitato a sfidare apertamente il governo centrale.
Nessun seme modificato, dal cotone alla papaya, può essere coltivato o venduto a Zhangye: lo stabiliscono le nuove direttive del governo locale. La decisione è la risposta delle autorità alla massiccia campagna messa in atto dal Drago, attraverso organi di stampa statale quali People's Daily e la CCTV,  a favore delle nuove tecnologie presentate come la soluzione  al continuo incremento dei consumi alimentari. 

 

Gli scienziati hanno bollato il bando come "illegale" e "frutto di ignoranza". Un'accusa cui il segretario del partito della città, Chen Kegong, ha deciso di rispondere  con un editoriale in prima pagina sul Zhangye Daily: "Gli alimenti OGM rappresentano un'alternativa ai prodotti naturali. Il loro ruolo nel sistema ecologico è ancora sconosciuto. La scienza si basa su cose conosciuto, l'ignoto può portare alla distruzione".


Le dichiarazioni riprese dagli internauti di Sina e Sohu, i maggiori portali del Drago, sono stati rimossi poco dopo, mentre un redattore dello Zhangye Daily ha riferito che l'editoriale ha incontrato la disapprovazione di Pechino mentre al quotidiano è stato vietato di tornare sul bando o pubblicare aggiornamenti.
Huang Dafang, ricercatore di genetica vegetale presso l'Accademia cinese di Scienze agricole sotto il ministero dell'Agricoltura, è su tutte le furie: "Il Consiglio di Stato non ha mai concesso possibilità di scelta i governi locali sui prodotti OGM. La Cina  un Paese centralizzato e i governi locali devono rispettare e obbedire agli ordini di Pechino". La città di Zhangye – continua - è un grosso centro per la produzione di semi di mais e il governo vuole proteggere il business locale. "Se la città qualcosa in contrario deve presentare la richiesta al governo centrale, mentre per quello che so, hanno tenuto il ministero dell'Agricoltura all'oscuro di ciò. Il segretario del Partito si assumerà le responsabilità delle proprie azioni".

 

Dalla sua, il segretario, ha il popolo degli internauti che lo ha già consacrato "leader nobile", uno di quegli esempi  di cui il Paese ha bisogno per realizzare il "Sogno cinese". "Gli scienziati non possono assicurare che gli OGM siano innocui, a meno che non li mangino ogni giorno" scrive un internauta su internet. Sostegno anche da Zhang Jing, direttore del programma di cibo e agricoltura di Greenpeace Cina che ha apprezzato l'iniziativa di Zhangye: "Ogni area ha risorse tradizionali uniche che devono essere preservate dall'invasione OGM".

 

Intanto il dibattito sulle coltivazioni geneticamente modificate divide la Cina. Per sfamare la  popolazione la Cina importa ogni anno 80 milioni di tonnellate di cereali, come soia, riso e grano, alcuni dei quali geneticamente modificati. Per produrre la stessa quantità entro i confini cinesi - ha dichiarato a Radio Cina Internazionale Wu Kongming, professore e membro dell'Accademia cinese di Ingegneria - la Cina avrebbe bisogno di 53 milioni di ettari di terra in più rispetto agli attuali, circa il 44% in più.


Per Wu le importazioni non solo hanno ridotto la sicurezza alimentare, ma anche spremuto le scorte alimentari globali, aggiungendo che il paese è a rilento nel passaggio a una produzione OGM. Tali prodotti, continua il professore, permettono di assicurare al Paese dei raccolti maggiori e più forti in grado di resistere a siccità, pesticidi e malattie. Solo abbandonando la via tradizionale e affidandosi alle nuove tecnologie, la Cina potrà dare un'impennata alle sue scorte e affrancarsi dell'import. Il Drago è già dipendente dalle importazioni di fagioli di soia OGM, lo scorso anno l'81% della soia consumata nel Paese era importato, prevalentemente da Stati Uniti e  Brasile dove i prodotti geneticamente modificati sono comuni.


Non la pensa così Peng Guangqian, generale dell'Esercito di Liberazione Popolare, volto noto in TV, che sulla Xinhua ha tuonato: "Affidare all'ingegneria genetica il compito di sfamare un miliardo e 300 milioni di persone è una grossa baggianata". Peng è convinto che questa 'campagna pubblicitaria' sia il risultato di una "cospirazione messa a punto dalle multinazionali occidentali" per "distruggere l'agricoltura tradizionale cinese e assumere il monopolio delle coltivazioni OGM sul territorio cinese".


Al di là del complotto gli OGM spaccano la Cina con la maggior parte della popolazione che, stanca di ingoiare – letteralmente – bocconi tossici, si mostra poco disponibile ad abbandonare l'agricoltura tradizionale e abbracciare le nuove tecnologie.


 

12 novembre 2013

 

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