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Wwf, ambiente:
la Cina è a un bivio

Wwf, ambiente: <br />la Cina è a un bivio<br />


di Sonia Montrella e Giovanna Di Vincenzo


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Roma, 13 dic.- Cielo perennemente plumbeo, aria irrespirabile, decine di specie di animali a rischio e danni gravi alla salute. E' il referto del WWF che nel "China Ecological Footprint Report" ha analizzato lo stato di salute ambientale, e non solo, della seconda potenza economica al mondo. Risultato: bollino rosso per il Dragone.


"Il Paese è a un bivio – ha detto il direttore generale internazionale del WWF Jim Leape –. Le scelte che la Cina farà oggi in materia di consumi, produzione, investimenti, commercio e nella gestione del patrimonio ambientale, determinerà il futuro della nazione". L'associazione lancia l'allarme: caccia, deforestazione e valanghe di mattone e cemento ha messo in pericolo circa dieci specie di animali ormai a rischio sopravvivenza. Una zona particolarmente a rischio è l'area del Fiume Yangtze, dove la popolazione di delfini è diminuita drasticamente del 99,4% dal 1980 al 2006 e quella dei coccodrilli del 97% dal 1955 al 2010. In pericolo anche le tigri siberiane e molte altre specie rare.

Secondo lo studio condotto dal WWF e da altri istituti tra cui l'Accademia cinese delle Scienze, il Paese si ritrova ad affrontare il più grande deficit ambientale di sempre, risultato di una crescita senza freni, della rapida urbanizzazione e dell'utilizzo del carbone come  principale fonte energetica, che ha registrato un incremento dal +10% del 1961 al +54% del 2008. "La nazione ha un consumo pari a  circa 2 volte e mezzo la sua  bio-capacità: l'abilità nel rigenerare risorse naturali e assorbire le emissioni di carbonio". La bio-capacità, si legge nel rapporto, è guidata da due fattori: l'area di terreni bioproduttivi e la bioproduttività per ettaro. La maggior parte delle province e delle municipalità hanno un deficit di bio-capacità il quale si raggiunge quando la domanda della popolazione di risorse rinnovabili e di carbone supera la capacità della natura di soddisfare questa richiesta. In particolare, l'intensa produzione e le emissioni di carbonio hanno oltrepassato la soglia di sostenibilità di 2,5 volte in ben 25 province cinesi, in particolare in quelle orientali.

Fuori dalle zone nere della mappatura ci sono solo 6 province, Tibet, Qinghai, Xinjiang, Mongolia Interna, Hainan e Yunnan, che nel 2009 hanno registrato un surplus di biocapacità.

Nonostante le aree urbane detengano il primato per "impronta ecologica" pro-capite rispetto a quelle rurali, le campagne non sono  esentate  dalla lotta all'inquinamento: "Ridurre l'impronta ecologica della nazione non è un compito che spetta solo alle città, al contrario richiede uno sviluppo bilanciato tra le varie aree e la promozione di un modello  di consumo sostenibile anche al di fuori dei maggiori centri" ha dichiarato il vice responsabile di WWF Cina Li Lin del WWF. Negli ultimi trent'anni di sviluppo, la fabbrica del mondo ha consumato troppo e sta emettendo troppi gas di scarico: secondo il rapporto, il carbonio continua ad avere il peso maggiore sull'impronta ecologica di tutta la Cina, passando dalla quota del 10% nel 1964 al 54% nel 2008.

Ma Jun, noto ambientalista cinese e direttore dell'Institute of Public and Enrinomental Affairs (IPE) avverte sul pericolo del degrado ambientale. Sul suo account Weibo- il twitter cinese- ha dichiarato: "L'aria pulita è diventato un lusso ormai, in base alle indagini sul controllo dell'aria è emerso che per un terzo dell'anno l'aria delle città è irrespirabile, occorre intervenire al più presto per salvare l'ambiente". L'istituto di cui è a capo pubblica costantemente ricerche sull'alta percentuale di particolato nell'aria, sull'inquinamento dell'acqua dei fiumi e sulle eccessive emissioni inquinanti di molte fabbriche cinesi.

Per Jiang Gaoming, ambientalista esperto di botanica "uno dei più grandi problemi dell'ambiente è l'inquinamento agricolo". E' dunque "necessario diminuire l'uso dei pesticidi nelle campagne. Mentre gli Stati Uniti fanno valere a gran voce I loro diritti in material di inquinamento, OGM e pesticidi, al contrario il governo cinesi prende questi problemi sottogamba" aveva dichiarato qualche mese fa Jiang.

Ma qualcosa, forse, si sta muovendo. Sin dai primi giorni del suo insediamento al potere, Xi Jinping ha definito il problema ambientale una delle priorità del Paese, già inserita nell'agenda della nuova leadership. Il governo ha compreso che il degrado ambientale può intaccare la stabilità sociale e ha mostrato un atteggiamento conciliante nei confronti di alcuni episodi di protesta da parte della popolazione  negli ultimi mesi. A fine ottobre i residenti di Ningbo sono scesi in piazza contro la costruzione di un impianto petrolchimico, riuscendo a bloccare l'inizio dei lavori. Un'altra vittoria l'hanno ottenuta lo scorso luglio i cittadini di Shifang, che in seguito alla protesta ambientalista sono riusciti a impedire la costruzione di un impianto per la produzione di rame molibdeno.



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