Ambiente

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Smog, Pechino “quasi
invivibile per l’uomo”

Smog, Pechino “quasi <br />invivibile per l’uomo”


di Sonia Montrella

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 Roma, 13 feb.- Lo smog ha fatto di Pechino una città “quasi invivibile per l’essere umano”. Lo assicura uno studio dell’Accademia di Scienze Sociali di Shanghai che ha piazzato la capitale cinese al penultimo posto nella classifica delle 40 metropoli del mondo in cui si vive meglio. Lo studio ha preso in considerazione fattori ecologici, sociali, culturali ed economici. “L’alto tasso di inquinamento a Pechino è molto al di sopra della media… e la qualità dell’aria è lontana dagli standard di sicurezza”. Leggermente più vivibili Shanghai e Hong Kong, rispettivamente al 36esimo e 34esimo posto. Stoccolma guida la classifica ‘verde’, chiusa, invece, da Mosca, un ultimo posto dovuto “principalmente ai suoi rigidissimi inverni” spiegano gli studiosi.

 

La capitale cinese si difende però sul piano della “apertura sociale” e della distribuzione della ricchezza tra i residenti, confermata dal basso coefficiente di Gini, grazie ai quali batte Tokyo e Londra e si classifica seconda solo a Parigi. Il suo punto forte, sostiene lo studio, è rappresentato dai servizi pubblici economici. Male, invece, sul fronte della sanità e della criminalità, segno della scarsa performance del governo della municipalità. 

 

Tokyo domina la classifica globale, seguita da Londra, Parigi, New York e Singapore, mentre Pechino si attesta al 31esimo posto.

 

Sempre lo smog ha ‘assicurato’ alla capitale cinese il nono posto in un’altra classifica, quella delle 10 città più inquinate della Cina nel mese di gennaio, stilata giovedì scorso dal ministero per la Protezione ambientale (MEP). Sette delle sei città si trovano nella provincia dello Hebei, principale centro per l’acciaieria, tra cui Xingtai che si piazza al primo posto. Il livello di concentrazione di Pm 2.5 nell’aria, un particolato estremamente dannoso per l’uomo, ha superato per quasi tutto il mese i 200 microgrammi per metro cubo, con picchi di 600, molto al di sopra, dunque, della soglia dei 35 microgrammi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

L’Ufficio per la Protezione ambientale della municipalità non solo si è prefissato di raggiungere quell'obiettivo, ma ha anche assicurato di voler portare la concentrazione di Pm 2.5 al di sotto dello standard dell’ OMS. Lotta che un ex funzionario del Ministero ha definito con scetticismo “un miracolo”.

 

Intanto mentre l’inquinamento continua a essere la prima causa di disordini e i dati relativi alle malattie respiratorie continuano a salire, il governo prosegue la sua lotta verde attraverso nuovi target e incentivi. Lo scorso mese il ministero per la Protezione ambientale ha indicato alle 31 province cinesi tagli tra il 10% e il 25% di livello di particelle Pm 2.5 nell’atmosfera da mettere in atto entro l’anno. Mercoledì, invece, il governo centrale ha stanziato 10 miliardi di yuan (all’incirca un miliardo di euro) da destinare a quelle città e regioni che si distingueranno per i progressi in campo ambientale. I fondi rappresenteranno una ricompensa e non sussidi ai progetti. La decisione emersa dal meeting del Consiglio di Stato, presieduto dal premier Li Keqiang, evidenzia come la lotta verde si confermi una delle questioni più calde per il governo di Pechino, nonostante molti giudichino le misure adottate fino ad ora più un’operazione di facciata, o di cosmesi, che una lotta all’inquinamento vera e propria. Tra le azioni strategiche lo stanziamento di oltre 3mila miliardi di yuan per affrontare il problema e le misure straordinarie per i giorni di massima allerta durante i quali le metropoli si fermano del tutto.

 

Intanto il MEP continua a mostrare il pugno duro e nella giornata di ieri ha messo per la seconda volta nel giro di sei mesi il colosso degli idrocarburi China National Petroleum Corporation (CNPC) sulla lista nera dell’inquinamento. Secondo il Ministero, a CNPC è stata comminata una multa di 500mila yuan (più o meno 50mila euro) per le “azioni illegali” nell’area petrolifera della provincia del Jilin dove le acque reflue non trattate hanno contaminato terreni e faglie acquifere. Nella blacklist anche Baotou Iron and Steel nella Mongolia Interna.
Secondo gli osservatori la prossima Assemblea Nazionale del Popolo, una sorta di Parlamento che si riunisce a Pechino a marzo, attribuirà al MEP più potere per punire i trasgressori, fermare le grandi aziende che finora nel nome del profitto hanno avuto relativamente campo libero e accelerare la lotta verde.


13 febbraio 2014

 


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