Ambiente

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Smog, in Hebei prima causa
'verde'tra cittadino e governo

Smog, in Hebei prima causa <br /> verde tra cittadino e governo


di Sonia Montrella
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Roma, 25 feb.- Li Guixin cerca giustizia e per ottenerla è deciso a trascinare in tribunale l'amministrazione provinciale di ShiJiazhuang in quella che, se accolta, diventerebbe la prima causa ambientale tra un cittadino e il governo. Lo smog gli ha reso la vita difficile e svuotato il portafogli – ha spiegato l'uomo allo Yanzhao Metropolis Daily – e la colpa è esclusivamente dell'Ufficio per la Protezione ambientale di Shijiazhuang, capitale della provincia settentrionale dello Hebei, che "ha fallito nel controllo dell'inquinamento atmosferico secondo quanto previsto dalla legge".

Secondo uno studio condotto da Greenpeace sono state circa 260mila le vittime dell'inquinamento in Cina nel 2011, mentre per il Beijing Health Bureau negli anni tra il 2001 e il 2010 nella sola Pechino i casi di persone affette da cancro sono aumentati del 56%, e il tumore ai polmoni è diventato la prima causa di morte per cancro da parte degli uomini, e la seconda per le donne, dopo quello al seno.

"Il mio scopo è quello di accrescere la consapevolezza tra i cittadini sul fatto che siamo noi le vere vittime" ha detto Li. Ma non solo. La cappa di smog che avvolge la città ha costretto il signor Li ad acquistare mascherine e purificatori d'aria e un tapis roulant per fare esercizio fisico in casa nei giorni di massima allerta. "Al di là dei rischi per la salute, abbiamo avuto delle importanti perdite economiche. E sono proprio il governo e il dipartimento ambientale che dovrebbero risarcirmi perché sono loro i beneficiari delle imposte sui redditi d'impresa" ha detto Li Guixin.

Nello Hebei, provincia a massiccia produzione industriale, si trovano alcune delle città più inquinate della Cina e l'indice di misurazione di particolato dell'aria della stessa Shijiazhuang si attesta continuamente "oltre" a soglia raccomandabile. Sempre dallo Hebei provenivano secondo l'Accademia di Scienze cinese la maggior parte dello smog  che per giorni avvolse la capitale a gennaio dello scorso anno costringendola a fermarsi del tutto. Il governo locale ha promesso di tagliare di 86 milioni di tonnellate la produzione di acciaio entro il 2020, circa il 40% del totale dello scorso anno.

L'amministrazione dello Hebei annunciò a settembre un nuovo piano verde che comprendeva la chiusura di acciaierie e cementifici antiquati, il bando a nuovi progetti di alcune industrie e il taglio all'utilizzo del carbone. Per fronteggiare il nemico in grigio Pechino ha adottato una serie di provvedimenti relative alla misurazione del PM 2.5 - il particolato responsabile dei principali danni all'organismo e spesso superiore anche 40 volte la soglia stabilita dall'OMS - e sulle misure da adottare nei giorni di massima allerta. Il tutto in vista dell'inverno quando il freddo si fa pungente, specie nel nord del Paese, e i cinesi riaccendono i riscaldamenti domestici ancora principalmente basati sul carbone. I leader cinesi hanno, inoltre, introdotto un sistema di multe e inasprito le pene per i reati ambientali, ma lo zoccolo duro dell'applicazione restano le amministrazioni locali, dove i governi dipendono dalle tasse versate dalle industrie inquinanti.

E mentre l'inquinamento è tornato ieri a livelli di allerta sulle aree settentrionali e centrali della Cina un team di ricercatori del Centro di Risorse idriche e ingegneria civile della China Agricultural University ha lanciato un nuovo allarme: la foschia riduce l'esposizione solare e rischia di  rallentare la crescita di frutta e verdura con effetti devastanti sulla produzione che incide per il 10% del PIL cinese.



25 febbraio 2014

 

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