Ambiente

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Proteste contro inceneritore,
marcia indietro da autorità

Proteste contro inceneritore, <br />marcia indietro da autorità


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 11 mag. - Le autorità locali di Hangzhou, nella provincia costiera cinese dello Zhejiang, hanno fatto marcia indietro dopo le proteste contro la costruzione di un inceneritore da parte dei cittadini del distretto di Yuhang, che hanno causato 39 feriti nella giornata di ieri, tra i quali dieci manifestanti e almeno 29 uomini delle forze dell'ordine. Le autorità del distretto di Yuhang hanno spiegato in un comunicato che "i residenti saranno invitati a dare la loro opinione prima che il progetto venga ufficialmente lanciato" e hanno promesso che il piano di costruzione dell'impianto verrà fermato qualora non incontrasse il sostegno della popolazione locale.

Oltre ai feriti, anche più di trenta automobili sono state prese di mira dai manifestanti, che sono state capovolte. I manifestanti hanno poi appiccato il fuoco anche a due automezzi delle forze dell'ordine e colpito altri quattro veicoli della polizia, secondo quanto riportava nella tarda serata di ieri l'agenzia Xinhua. Chiuso al traffico anche il tratto di autostrada che collega le città di Hangzhou e Huizhou in corrispondenza del luogo dove dovrebbe sorgere il controverso impianto di smaltimento dei rifiuti. Il progetto per la costruzione dell'inceneritore era stato svelato il mese scorso e aveva sollevato le perplessità della popolazione locale riguardo a possibili danni alla salute che l'impianto potrebbe provocare e ai danni che potrebbe causare all'inquinamento atmosferico. Sono sempre più i cittadini cinesi, secondo un recente sondaggio condotto da un'agenzia di ricerca olandese, Motivaction, che si dicono ambientalisti: il 64%, contro una percentuale molto più bassa nei Paesi dell'Unione Europea e degli Stati Uniti.

Le proteste di questi giorni a Yuhang seguono di poche settimane quelle contro un altro impianto controverso, il centro chimico di Maoming, nella provincia sud-orientale del Guangdong, che dovrebbe essere realizzato con fondi dell'amministrazione locale e del gigante del settore petrolchimico cinese, Sinopec. Anche in questo caso, le autorità hanno usato toni concilianti dopo le contestazioni - durate diversi giorni e che hanno provocato 18 arresti tra i manifestanti - promettendo che non sarebbe stato dato il via libera ai lavori se tra la popolazione locale ci fosse stata una maggioranza di contrari, in seguito alla promessa di consultazioni popolari.

 

11 maggio 2014

 

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