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Ministero: "segreto di stato"
sulle cifre dell'inquinamento

Ministero:  segreto di stato <br />
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di Sonia Montrella

Twitter@SoniaMontrella

 

Roma, 26 feb.- Il livello di inquinamento del suolo cinese resta un "segreto di stato". Lo ha ribadito il ministero per la Protezione Ambientale, rigettando la richiesta di rendere noto lo stato di salute della Cina. "Una decisione irresponsabile" hanno ribattuto esperti e legali dell'ambiente, snocciolando i problemi di salute che minacciano i cittadini, dal cibo tossico al cancro.
Quest'ultima divenuta ormai una realtà, più che un rischio, al punto che la scorsa settimana il ministero dell'Ambiente ha ammesso per la prima volta l'esistenza di "villaggi cancro": zone in cui l'utilizzo di materiali chimici tossici e nocivi ha reso allarmante lo stato dell'acqua e dell'atmosfera tanto da rendere questi luoghi 'terreno fertile' per lo sviluppo di tumori. 

 

Tuttavia, il governo non sembra disposto a far sapere ai suoi cittadini le cifre dell'inquinamento. "Il pretesto addotto dal Ministero è infondato – dichiara l'avvocato Dong Zhengwei -. Le leggi che regolano i segreti di stato prevedono che questi possano essere svelati se c'è di mezzo l'interesse pubblico". Gli fa eco Ma Jun direttore dell'istituto degli Affari ambientali e pubblici: "Le autorità hanno la responsabilità di mettere in guardia i cittadini e avvisarli se un terreno può essere coltivato o abitato".

 

Dong fa notare inoltre che il rifiuto del Ministero tradisce la promessa fatta lo scorso giugno dal vice ministro per l'ambiente Wu Xiaoqing di "pubblicare quanto prima i dati" di un'indagine sull'inquinamento del suolo costata 1 miliardo di yuan e durata cinque anni. Lo studio ha tenuto conto di oltre 200mila campioni di terreno, acqua e prodotti di fattorie, aveva spiegato nel 2011 il Ministero.

 

Inevitabile il confronto con l'emergenza smog: "Un mese fa, quando una cappa grigia ha ricoperto Pechino e parte del Paese il Ministero ha rilasciato informazioni in tempo reale. Ciò significa che il suolo è anche più inquinato del cielo" ha osservato Dong.
Nel 2006, le autorità fecero sapere che più del 10% dei terreni adibiti a coltivazioni e fattorie erano inquinati, mentre oltre 12 milioni di tonnellate di grano erano contaminate da metalli pesanti.

 

Intanto il problema dell'inquinamento si fa sempre più strada nell'agenda del PCC affermandosi come una delle più grosse priorità del Paese. I quotidiani China Daily e South China Morning Post anticipano oggi che con ogni probabilità il tema occuperà grande spazio alle due Assemblee, come vengono chiamate la Conferenza consultiva del popolo cinese e l' Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), i due appuntamenti principali del calendario politico cinese che apriranno i battenti all'inizio di marzo. In cantiere c'è già un piano di investimenti di centinaia di miliardi dollari per progetti di depurazione delle acque da qua a 10 anni, e nuove tassazioni per le aziende o per i veicoli inquinanti.

 

Ma basteranno a calmare un popolo in cui si fa sempre più strada se non proprio una coscienza 'verde', quanto meno un forte risentimento verso le autorità che hanno permesso i disastri ambientali che rendono invivibile il proprio villaggio? Nel frattempo, le sollevazioni popolari continuano a riempire le pagine dei giornali; l'ultima una settimana fa quando un imprenditore della provincia dello Zhejiang ha sfidato il capo dell'Ufficio locale per la Protezione ambientale a fare una nuotata di 30 minuti nel fiume inquinato della città di Rui'an in cambio di 300mila yuan (circa 30mila euro). Invito declinato dal funzionario che ha però promesso tolleranza zero sull'inquinamento. C'è da scommettere che Rui'an sarà a lungo sotto gli occhi del web, divenuto il principale strumento di denuncia della cattiva gestione del Paese.

 

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