Ambiente

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CINA E INDIA, GARA A CHI HA L'ARIA PEGGIORE

CINA E INDIA, GARA A CHI HA L ARIA PEGGIORE


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 31 gen. - Pechino e New Delhi si contendono il penultimo posto nella triste classifica delle città con l'aria più irrespirabile. Nelle prime tre settimane di quest'anno, il sistema di monitoraggio indipendente dell'inquinamento atmosferico ha segnato nella capitale indiana livelli di polveri sottili nell'atmosfera ben più alti di quelle di Pechino: 473 microgrammi per metro cubo di media a New Delhi, contro 227 microgrammi sopra la Città Proibita. Il "sorpasso" cinese nella qualità dell'aria è però stato contestato dai meteorologi di New Delhi, che non ci stanno a farsi battere dai cinesi proprio su un terreno che il mondo intero considera come uno dei punti deboli della Cina.
 

 

La polemica è sorta dopo un articolo comparso sul New York Times settimana scorsa e dopo che uno studio dell'università di Yale confermava il pessimo stato dell'aria respirata dagli indiani della capitale. "Mi meraviglio a leggere simili notizie - ha dichiarato alla France Press il meteorologo indiano Gufran Beig - la qualità dell'aria di Delhi, soprattutto d'inverno, è molto bassa, ma di certo non così cattiva come quella di Pechino". L'indice Global Environment Performance messo a punto dall'università di Yale prende in considerazione 178 Paesi, e ha segnato, per il mese che si chiude oggi, una concentrazione di PM 2.5 nell'aria di New Delhi molto più alto di quello della capitale cinese, in almeno tre settimane. Secondo gli studiosi di Yale, poi, tra i dieci Paesi con il tasso di smog più alto nell'aria, sono sette quelli situati nell'Asia meridionale. Il dato peggiore viene dall'Organizzazione Mondiale della Sanità: l'India è il paese con il più alto tasso di mortalità legato a malattie polmonari e il maggiore numero di morti per asma di qualsiasi altra nazione.

 

Il sorpasso indiano sulla Cina trova una parziale spiegazione anche nelle previsioni dell'International Energy Agency, l'istituto che sorveglia l'andamento globale del fabbisogno energetico. L'India sta diventando uno dei primi importatori globali di greggio: dal 2020 supererà la Cina, e la domanda interna è destinata a raddoppiare nel 2035, rispetto ai livelli attuali, dicono gli esperti dell'agenzia parigina. Secondo stime ancora più pessimistiche (per l'ambiente) entro il 2020 il carbone sarà la prima fonte di energia nel pianeta. A trainare la domanda saranno soprattuto Pechino e New Delhi, secondo gli esperti della società di consulenza Wood McKenzie, con un sensibile aumento delle importazioni indiane (soprattutto dall'Australia).

 

Per Pechino, però, c'è poco di cui rallegrarsi. La lotta all'inquinamento rimane una priorità, come lo stesso Xi Jinping ha ricordato nel messaggio di auguri ai cinesi per il nuovo anno lunare. A metà gennaio i rilevatori di smog della capitale avevano ancora una volta segnato lo sfondamento del tetto dei 600 microgrammi di PM 2.5 nel cielo sopra la capitale, un livello decine di volte superiore alla soglia di sicurezza per la salute fissata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'emergenza smog aveva provocato la chiusura di quattro grandi arterie autostradali, e un nuovo assalto dei consumatori ai venditori di mascherine anti-inquinamento e purificatori d'aria. Per evitare un aumento dello smog, i funzionari della capitale hanno chiesto ai cittadini, a ridosso delle festività del capodanno lunare, di evitare di comprare i fuochi d'artificio, o di ridurne gli acquisti il più possibile.

 

Pechino ha dato il via a politiche anti-inquinamento negli ultimi mesi per ridurre le emissioni, ma è ancora presto prevedere i risultati, e gli scettici ritengono che si tradurranno in un'operazione di cosmesi o poco più. Il governo ha fissato quote a livello provinciale per l'abbassamento della soglia di inquinamento atmosferico, e i primi dirigenti locali hanno dato il via alla loro battaglia politica contro l'inquinamento, promettendo un pugno di ferro contro i principali responsabili dello smog come non si era mai visto in tempi recenti, ma il carbone continua a essere una fonte energetica imprescindibile per la Cina. Gli sforzi per ridurre la dipendenza dal carbone, almeno sulla carta, non mancano. Tra le province più virtuose c'è il Guangdong, fino a qualche anno fa tra le aree più inquinate. L'amministrazione locale vuole ridurre la dipendenza la percentuale di energia prodotta da questo fossile al 60,6% del totale nei prossimi anni, un obiettivo ancora più ambizioso di quello stabilito a livello centrale, che fissa una quota più abbordabile: entro il 2017 il consumo di energia da questa fonte energetica dovrà stare al di sotto del 65% del totale.

 

31 gennaio 2014

 

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