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Benzene in eccesso nell'acqua
potabile, panico a Lanzhou

Benzene in eccesso nell acqua <br />potabile, panico a Lanzhou


di Sonia Montrella
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Roma, 11 apr.- E’ panico nella città cinese di Lanzhou dove gli abitanti hanno preso d’assalto i supermercati per accaparrarsi fino all’ultima bottiglia di acqua. L’allarme è scattato oggi dopo che le autorità hanno messo in guardia dall’alto livello di sostanze tossiche che sgorga dai rubinetti della città. In particolare dall’analisi dell’acqua potabile di Lanzhou, nella provincia del Gansu, è emerso che contiene benzene in concentrazioni 20 volte superiori al limite di sicurezza. Il composto chimico è altamente nocivo e accresce di molto la probabilità di sviluppare il cancro. “I test condotti nella mattinata di venerdì mostrano che ogni litro di acqua contiene 200 microgrammi di benzene, molto al di sopra dei 10 microgrammi consentiti dalla legge” riporta l’agenzia Xinhua.

 

Le autorità stanno indagando sul caso, ma per la Veolia Water, la società idrica che rifornisce la città di oltre 2 milioni di abitanti, l’infiltrazione è collegata agli scarichi chimici illegali delle industrie locali. Aziende che sono, purtroppo, in buona compagnia: giovedì il ministero dell’Ambiente cinese ha reso noto che secondo un’indagine condotta a livello nazionale su circa 25mila aziende, oltre duemila violano ancora gli standard sulle emissioni richiesti dalle nuove le linee guida sull’inquinamento. Un’altra inchiesta condotta a febbraio in sei province settentrionali del Paese, riferisce la Reuters che cita il Ministero, riferiva che in 384 imprese su 536 si sono registrati problemi ambientali.

 

Quello dell’inquinamento dei corsi d’acqua è un problema che riguarda l’intero Paese. Ad agosto scorso il ministero dell'Ambiente aveva condotto un'indagine sulla qualità dei corsi d'acqua nella capitale con risultati sconvolgenti: dei 50 canali e corsi d'acqua esaminati neppure uno è 'pulito' in base agli standard ambientali fissati. A parte i nove canali a secco di acqua tutti gli altri sono fortemente inquinati in gran parte a causa degli scarichi industriali.

 

Pechino sa da tempo che l’inquinamento, frutto di più 30 anni  di crescita vertiginosa, è una delle sfide più grandi che ha davanti a sé. Lo stesso premier Li Keqiang nel suo discorso di chiusura dell’Assemblea Nazionale del Popolo, una sorta di Parlamento cinese che si riunisce a marzo, ha voluto rimarcare l’impegno del governo nella lotta verde, combattuta a suon di investimenti nei controlli che si faranno sempre più serrati. Un progetto per il quale il governo sta mettendo sul tavolo 6,45 miliardi di dollari tra il 2011 e il 2015.  Li ha osservato come sia necessario mostrare il pugno di ferro e introdurre misure e norme più rigide per combattere il problema: "Coloro che inquineranno con sostanze dannose sia per la natura che per la salute umana saranno severamente puniti. Dichiarare guerra allo smog non significa dichiarare guerra alla natura" – ha aggiunto – "piuttosto dichiareremo guerra al nostro modello di crescita insostenibile e inefficace e al nostro stile di vita". "Lotteremo contro l’inquinamento con la stessa determinazione che mettiamo nella lotta alla povertà".

 

Le perdite, economiche e umane, intanto diventano insostenibili: secondo uno studio condotto da un pool di esperti per Greenpeace e pubblicato a dicembre sono circa 260mila le vittime dell'inquinamento in Cina nel 2011. In base ai risultati degli esperti, lo smog ha provocato disturbi anche a 320mila bambini e 61mila adulti, che hanno sofferto di asma.

 

11 aprile 2014

 

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