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PRODI, ITALIA MANCA DA VIA DELLA SETA, RECUPERI TEMPO PERSO

PRODI, ITALIA MANCA DA VIA DELLA SETA, RECUPERI TEMPO PERSO


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 20 apr. - Un'Italia ancora assente dalle mappe della Nuova Via della Seta cinese, nonostante abbia buone carte in mano, e che dovrà fare molta fatica e dimostrare di avere le idee chiare per recuperare il terreno perduto. E' un quadro a tinte fosche quello che traccia all'Agi l'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, sul ruolo dell'Italia nell'iniziativa cinese di sviluppo infrastrutturale tra Asia ed Europa. La situazione non è irrecuperabile, ma bisogna fare i conti con le nuove priorità di Pechino e con i nuovi attori internazionali. Uno su tutti: Donald Trump, che nell'analisi del professore è l'unico che i cinesi siano davvero intenzionati ad avere come interlocutore.

 

"Non ci potrebbe essere un momento peggiore", esordisce Prodi, con in mano uno dei più noti quotidiani cinesi, il China Daily. "Il giornale di oggi parla dei greci che sono il magnete della politica cinese in Europa. L'Italia non viene neanche nominata". L'acquisizione di una quota di controllo del porto greco del Pireo da parte di Cosco (China Ocean Shipping Company, gigante cinese delle spedizioni marittime) segna una direzione precisa alla politica cinese nel Mediterraneo. "Sappiamo benissimo che abbiamo carte in mano estremamente forti perchè sia il nord Tirreno che il nord Adriatico sono vicini ai grandi mercati dell'Europa del Nord. Sappiamo che ci sono quattro giorni, quattro giorni e mezzo di navigazione in meno per le navi rispetto ad Amsterdam, ma questo ruolo lo ha preso il Pireo".

 

Prodi è a Pechino, in questi giorni in qualità di membro del Comitato Scientifico del Torino World Affairs Institute, su invito del Center for Mediterranean Area Studies dell'Università di Pechino, uno dei più prestigiosi atenei della capitale cinese e di tutto il Paese, per lo sviluppo dell'agenda di ricerca congiunta "ChinaMed", che si occupa dell'analisi dei rapporti tra la Cina e il Mediterraneo all'interno delle iniziative di sviluppo lungo la via della seta.

 

Quale soluzione può adottare l'Italia in questo frangente?

 

"L'Italia deve proporre", sottolinea Prodi. "La via della Seta è importante. Non è la rivoluzione totale, perché è già cominciata. E' un proseguimento di un aumento di traffico tra Europa e Cina che già da anni si verifica, ne è un'accentuazione". L'iniziativa cinese porta con sé, però, aspetti nuovi: "Una parte è il rapporto con l'Europa; una parte forse più consistente è la creazione della politica regionale cinese nel centro Asia e la sistemazione filosofico-politica di una strategia che vuole diventare il punto di riferimento di tutte le economie asiatiche". Un forte rapporto con l'Europa, quindi, che rimane partner commerciale imprescindibile per Pechino, ma anche un irrobustimento del ruolo della Cina in Asia.

 

Quali proposte avanzare, allora? E cosa potrebbe fare il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in questo frangente, a meno di un mese dal via ufficiale al Forum di Cooperazione Internazionale dell'Iniziativa "Belt and Road", che si apre ufficialmente il 14 maggio prossimo a Pechino?

 

Prodi identifica tre linee principali di azione:

 

- "cavalcare la politica di investimenti comuni italiani in Cina e cinesi in Italia". Per Prodi occorre "un luogo di sintesi e di analisi" degli investimenti, "per vedere di ottimizzare gli investimenti italiani in Cina, che sono tanti, anche se di piccole dimensioni, e gli investimenti cinesi in Italia: cioè", spiega, "avere una voce unica e forte";
- sul breve periodo, "proporre di fare a Venezia la prossima grande riunione sulla Via della Seta";
- sul lungo periodo, "offrire l'unità dei due porti italiani: il grande porto adriatico che comprende anche Fiume e Capodistria, e il grande porto tirrenico che comprende La Spezia, Savona e Genova, con un piano di investimenti e il tentativo di recupero sui grandi traffici". Il tutto senza trascurare il versante terrestre della Via della Seta, che oggi vede in Duisburg e in Madrid due hub e poli d'attrazione principali in Europa.


La scena è offuscata, però, dall'emergere di nuovi attori.

 

Donald Trump è, oggi, l'unico interlocutore importante per Pechino, sostiene il professore. Sotto questo piano, è l'Europa a essere in ritardo. "Siamo fortissimi nel commercio, negli investimenti. I singoli Paesi europei, sommati assieme, sono fortissimi nell'economia", ma non basta. E il risvolto si vede anche dalla crisi di questi giorni in Corea del Nord. "Quanto sia disposta la Cina a strizzare la Corea del Nord per fare un favore agli Stati Uniti, dipende da quanto in cambio gli Stati Uniti restituiscano alla Cina. Qui, si apre una contrattazione che può finire benissimo o malissimo, ma gli Usa hanno fra le mani, sul tavolo, elementi da contrattare, che noi non abbiamo".

 

L'Europa, negli editoriali della stampa cinese, è spesso presa in considerazione per il ritorno dei populismi, che agli occhi cinesi le fanno perdere lustro. "La Cina ha scommesso molto sull'Europa quando è arrivato l'Euro. Sono stati i più grandi sostenitori di un'Europa che in qualche modo rendesse il mondo più pluralistico, e quindi più facile, per un inserimento cinese nella strategia della leadership mondiale. Adesso questa scommessa è molto diminuita di peso".

 

La nuova via tracciata dalla Cina sembra prendere le mosse dal discorso del gennaio scorso al World Economic Forum di Davos del presidente Xi Jinping, in cui ha presentato il gigante asiatico come Paese che difende la globalizzazione e si oppone al protezionismo commerciale. Nuove possibilità sul piano degli scambi potrebbero prendere forma: "L'Italia deve proteggere i propri interessi", osserva Prodi, ma contemporaneamente cogliere le opportunità della piattaforma euro-asiatica, dove si svolgerà "il più grande flusso del mondo" a livello commerciale. "Le previsioni, oggi, sono un po' meno pessimistiche di qualche mese fa, ma non è certo un errore curare il Paese che più scommette su questo aumento", ovvero la Cina. "E' chiaro", conclude Prodi, "che l'Italia lo deve curare in modo particolare".

 

20 APRILE 2017

 

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