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VERSO LA PARATA DEL 3 SETTEMBRE, GENTILONI PER L'ITALIA

VERSO LA PARATA DEL 3 SETTEMBRE, GENTILONI PER L ITALIA


Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 1 set. - Tutto pronto per la grande parata di Pechino del 3 settembre prossimo che commemorerà il settantesimo anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dell'invasione giapponese. L'evento, già definito dalla stampa cinese come la più grande parata dal 1949, arriva al termine di un mese, quello di agosto scorso, tra i peggiori degli ultimi anni, segnato dalla tragedia di Tianjin, che ha provocato quasi 150 morti, secondo gli ultimi calcoli, e dai crolli dei mercati azionari che hanno sollevato molti dubbi sulla tenuta dell'economia di Pechino. La sfilata servirà a rafforzare l'immagine di una Cina come grande potenza militare (con un budget destinato alla Difesa anche quest'anno a due cifre, +10,1%) capace di realizzare sistemi d'arma all'avanguardia.

La manifestazione servirà soprattutto a uso interno, secondo gli analisti, ma all'evento sono stati invitati anche i capi di Stato e leader stranieri. A Pechino ci sarà anche il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, il cui arrivo nella capitale è previsto per domani. Già in serata, è previsto l'incontro bilaterale con il suo omologo cinese, Wang Yi, alla Diaoyutai State Guesthouse, una delle location dove vengono accolti i leader stranieri in visita, nella parte occidentale della capitale cinese. Il ritorno in Italia è in programma per giovedì prossimo. Tra i leader stranieri che saranno presenti all'evento ci saranno il presidente russo, Vladimir Putin, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la cui partecipazione ha sollevato le polemiche da parte del Giappone, il leader kazako, Nursultan Nazarbayev, la presidente sud-coreana, Park Geun-hye e i capi di Stato di Sudafrica e Venezuela, Jacob Zuma e Nicolas Maduro.

Non ci saranno, invece, il leader nord-coreano, Kim Jong-un, che invierà al suo posto un alto funzionario del regime, e il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, che ha formalmente declinato l'invito il 24 agosto scorso e il cui rifiuto sarebbe motivato, come scriveva la stampa giapponese nei giorni scorsi, dall'alto livello di nazionalismo dell'evento e dai contenuti anti-giapponesi. I rapporti tra Cina e Giappone sono ancora tesi, e Abe rimane uno dei bersagli principali degli editoriali al vetriolo della stampa cinese: nelle scorse settimane, Pechino non aveva gradito la mancanza di scuse formali del Giappone per i crimini di guerra, nel discorso pronunciato dallo stesso Abe il 14 agosto scorso, in occasione dei settanta anni dalla fine della guerra. Toni più concilianti, nei confronti del Giappone sono arrivati nelle ultime ore, con la smentita del portavoce del Ministero della Difesa cinese, Yang Yujun, che la parata possa avere come bersaglio il Giappone odierno o, in generale, il popolo giapponese. L'evento a cui Pechino si prepara da mesi è destinato a diventare una "pietra miliare nella memoria" del Paese, come scrive la stampa cinese: in piazza Tian'anmen sfileranno dodicimila soldati di ventisette corpi militari, mentre più di cento velivoli dell'aeronautica si esibiranno in coreografie aeree sopra il centro di Pechino, nel primo evento commemorativo in assoluto della fine della Seconda Guerra Mondiale. Oltre alle truppe cinesi, sfileranno anche piccole formazioni di militari di altre nazioni, tra cui Russia, Mongolia, Messico, Pakistan, Egitto e Cuba, oltre a quelle di altri Paesi dell'Asia centrale.

I preparativi erano entrati in una fase calda già a giugno scorso e nelle ultime settimane si sono intensificati, con la chiusura, nel fine settimana tra il 22 e il 23 agosto scorso, anche di intere zone di passeggio della capitale, come l'area di San Li Tun, per permettere la prova finale prima del grande evento. I dettagli organizzativi per l'anniversario della vittoria nella "guerra popolare cinese di resistenza contro l'aggressione giapponese" - questa la formula ufficiale utilizzata dai media - sono stati raccontati per settimane con dovizia di particolari dalla stampa cinese, passando dalle operazioni di sicurezza, in particolare negli aeroporti, alle decorazioni floreali, con 2,8 milioni di vasi di varie dimensioni sistemati in oltre trenta aiuole nei posti scenograficamente più attraenti della città e nelle tradizionali mete del turismo pechinese, dove sfileranno i militari. Sempre per ragioni di sicurezza, i cittadini che abitano lungo le vie dove sfileranno i soldati hanno ricevuto l'avviso di non affacciarsi alle finestre durante le ore del corteo ed entrambi gli aeroporti di Pechino rimarranno chiusi nella mattina di giovedì.

Non potevano mancare le misure anti-inquinamento, con l'introduzione delle targhe alterne, in vigore dal 20 agosto fino al 3 settembre, per limitare il traffico nella capitale e ridurre le emissioni inquinanti. La perfetta riuscita dell'evento ha comportato non pochi disagi per i cittadini, con la chiusura di alcune linee della metropolitana e intere vie, nel centro storico, non percorribili o a traffico limitato per permettere le prove dell'evento. Sempre per assicurare il "Beijing blue" - come gli internauti della capitale definiscono i periodi di cielo azzurro e con bassi tassi di inquinamento - è stata anche la decisa la chiusura temporanea di alcune tra le aziende più inquinanti, sempre tra il 20 agosto e il 3 settembre: tra gli stabilimenti che dovranno ridurre drasticamente la produzione - o fermarla del tutto - ci sono gli impianti petrolchimici, quelle che producono materiali per le costruzioni e interi cantieri.

La grande parata del 3 settembre avrà il compito di fare dimenticare i problemi di cui soffre la Cina e, in segno di distensione, il presidente Xi Jinping ha firmato sabato scorso un'amnistia per alcuni prigionieri, tra cui i veterani di guerra e i carcerati sotto i 18 anni di età condannati a pene inferiori ai tre anni di detenzione, che verranno liberati entro la fine dell'anno. Inquinamento atmosferico, turbolenze sui mercati azionari - che resteranno chiusi dal 3 al 6 settembre - e un rallentamento economico sempre più accentuato verranno messi da parte per alcune ore, per proiettare, al termine di un agosto orribile per la Cina, l'immagine di un Paese moderno e compatto attorno alla leadership. Un'impresa difficile anche secondo la stampa ufficiale. "I tempi sono cambiati - scriveva nei giorni scorsi il tabloid Global Times, una delle testate dai toni più nazionalisti nella galassia della stampa cinese - La Cina di oggi è un luogo in fermento e ha tempo da dedicare alla parata, ma le nostre preoccupazioni non possono essere messe da parte. I problemi che preoccupano il paese si manifestano con maggiore frequenza".

 

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