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TROPPI SUICIDI, POLEMICA TRA FOXCONN E SINDACATO

TROPPI SUICIDI, POLEMICA TRA FOXCONN E SINDACATO


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 3 feb. - E' di nuovo polemica, in Cina, sulla Foxconn, la più grande azienda al mondo produttrice di componenti per l'elettronica, che tra i suoi clienti ha anche la Apple. Al centro delle polemiche c'è l'alto numero di suicidi tra i dipendenti e di karoshi, termine che indica la morte causata dal superlavoro o dall'esaurimento per il troppo lavoro. A lanciare l'accusa è la All China Federation of Trade Union, il sindacato unico cinese, secondo cui nella fabbrica, già nota per l'elevato numero di suicidi, gli impiegati lavorano per più di dieci ore al giorno sette giorni su sette, o quasi, e sarebbero esposti a problemi di stabilità psicologica che, in alcuni casi, possono portare alla decisione di uccidersi.

Il segretario del sindacato cinese, Guo Jun, ha promesso maggiori ispezioni e un rafforzamento della supervisione sulle condizioni di lavoro in Cina, dove, secondo dati citati dal quotidiano China Daily, oltre il 90% delle aziende chiedono gli straordinari ai dipendenti, senza una certezza riguardo al ritorno in busta paga, e in circa la metà di queste gli straordinari superano regolarmente le quattro ore a settimana. Guo Jun ha usato anche toni sarcastici nei confronti del colosso taiwanese. "Molte aziende potrebbero imparare dalla Foxconn, che dal superlavoro del suo staff ha guadagnato maggiori profitti ed è diventata membro della Fortune 500", la classifica stilata dalla rivista statunitense sulle aziende più profittevoli, classificandosi al trentaduesimo posto lo scorso anno, con 1,3 milioni di dipendenti al picco della produzione.

Il problema dell'eccessivo stress accumulato sul lavoro riguarda non solo i dipendenti delle a maxi-aziende, in Cina. Un sondaggio risalente alla scorsa estate quantificava in 1600 al giorno le morti per troppo stress in Cina, ovvero seicentomila circa ogni anno. A essere colpiti sono anche donne e uomini con profili dirigenziali, come Li Jianhua, morto l'anno scorso mentre era responsabile per il settore dei trust della China Banking Regulatory Commission (Cbrc) l'ente di sorveglianza sul mercato bancario cinese, o nel caso di impiegati estremamente sotto pressione, come quello di un venticinquenne revisore contabile di PricewaterhouseCoopers. Il caso più noto resta quello di Luo Yang, il capo del programma che ha prodotto i caccia J-15. Lo stress accumulato in anni di lavoro gli ha provocato un infarto proprio nel giorno dell'ultimo test, in cui l'aereo da lui progettato atterrava sulla Liaoning, l'unica portaerei della Marina cinese, a cui potrebbe presto affiancarsene un'altra, scrive la stampa cinese.

Secondo le ultime indiscrezioni raccolte dall'agenzia Reuters, il gruppo prevede oggi anche tagli di personale in Cina, a causa della diminuzione delle vendite della Apple, e del generale aumento dei salari minimi nel Paese, ma la Cina non è l'unico Paese in cui la Foxconn ha problemi con i dipendenti. L'azienda sta pensando di chiudere il suo stabilimento di Chennai, in India, dopo che il lavoro è stato sospeso per più di un mese per una contrattazione con i sindacati riguardo a una buonuscita nei confronti dei lavoratori, che sono in ferie pagate da quando è iniziata la protesta. La situazione, ha dichiarato un portavoce della Foxconn "non può andare avanti. Abbiamo detto loro - spiega il portavoce riferendosi ai dipendenti indiani - che sarebbe più saggio accettare la buonuscita e porre fine a questo impasse".
 

 

03 febbraio 2015

 

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