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RIFORME FINANZIARIE ANCORA LENTE PER BANCHE STRANIERE

RIFORME FINANZIARIE ANCORA LENTE PER BANCHE STRANIERE


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 23 feb. - Il nuovo anno si è aperto con un allentamento delle regole all'interno del settore bancario cinese, per favorire il processo internazionalizzazione dello yuan e le riforme del settore finanziario, ma i cambiamenti nel 2015, per le banche straniere presenti in Cina, tarderanno ad arrivare, per la natura stessa del processo di riforme nel gigante asiatico. "E' il modo cinese - ha spiegato al South China Morning Post, Jack Chan, managing partner di EY Greater China - il lancio rivela una quadro generale, mentre i dettagli subentrano in maniera graduale".

La scorsa settimana, la Safe (State Administration of Foreign Exchange) aveva annunciato nuovi allentamenti normativi alle operazioni delle banche straniere sul mercato interno, che andranno a vantaggio degli istituti finanziari che intendono entrare oggi sul mercato cinese, ma nonostante alcuni passi avanti, le banche straniere lamentano ancora la mancanza della piena convertibilità dello yuan, soprattutto all'interno dell'area di libero scambio di Shanghai, su cui sono puntate le attenzioni degli investitori internazionali, per il ruolo della nuova Ftz nell'approfondimento delle riforme del sistema finanziario cinese. Il totale dei prestiti concessi alle imprese dalle banche straniere sono ancora a livelli bassi, 19,7 miliardi di yuan (2,78 miliardi di euro al cambio attuale) un ritardo in parte dovuto a un'opacità normativa sulle regole per i prestiti all'interno della free trade zone.

Le banche straniere devono poi fare i conti con le nuove direttive riguardanti i sistemi informatici utilizzati, che prevedono un cambio verso sistemi prodotti da aziende cinesi o da gruppi stranieri che rispettano le normative cinesi. Secondo quanto comunicato dalla China Banking Regulatory Commission, l'authority del settore bancario, le banche, sia straniere che domestiche, dovranno registrare i codici sorgenti dei sistemi informatici che utilizzano sui loro software. L'intento è quello di favorire i gruppi locali di Information Technology rispetto a quelli stranieri, soprattutto statunitensi, che perderebbero una fetta di mercato calcolata in 465 miliardi di dollari. La normativa, non ancora in vigore, ha già segnato le prime polemiche, con gli Stati Uniti in testa, che hanno tacciato la Cina di protezionismo. La nuova regola avrebbe ripercussioni anche sugli istituti finanziari presenti sulla Free Trade Zone, con costi che arrivano a eguagliare due anni di profitti per le filiali presenti nell'area di libero scambio di Shanghai.


23 febbraio 2015

 

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