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QUARTO PLENUM DECIDERA' SU ZHOU YONGKANG

QUARTO PLENUM DECIDERA  SU ZHOU YONGKANG


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

Pechino, 16 ott. - Il futuro di Zhou Yongakng, l'ex capo degli apparati di pubblica sicurezza cinese, potrebbe essere deciso nei prossimi giorni, dopo l'apertura del Quarto Plenum del Comitato Centrale, l'organo direttivo del PCC composto da 205 membri, che comincerà lunedì prossimo. L'annuncio arriva direttamente dal Quotidiano del Popolo, organo del Partito Comunista Cinese, che alla sorte dell'ex alto funzionario ha dedicato un editoriale nelle scorse ore. "Accordi sull'espulsione o meno di Zhou dal Partito Comunista - scrive il giornale cinese - e sul trasferimento del caso alle autorità giudiziarie sono probabili durante il Quarto Plenum". Zhou Yongkang si trova ufficialmente sotto inchiesta per corruzione dal 29 luglio scorso, dopo molti mesi di incertezza sulla sua sorte politica e oltre un anno di assenza dalla scena pubblica.

Zhou Yongkang, membro del Comitato Permanente del Politburo fino al novembre 2012, è il più alto funzionario a finire sotto inchiesta dai tempi del processo alla Banda dei Quattro per i crimini commessi durante la Rivoluzione Culturale, il periodo più controverso e sanguinoso della storia recente cinese, terminato nel 1976. Zhou non sarà l'unico alto funzionario il cui destino verrà deciso la prossima settimana: alla sbarra c'è anche l'ex capo del partito di Canton, Wan Qingliang, da alcune ore sotto inchiesta per corruzione. Tema principale del quarto plenum, che durerà fino al 23 ottobre prossimo, sarà l'amministrazione della giustizia e il ruolo dello stato di diritto in Cina, come annunciato il mese scorso dal Comitato Permanente.

Il nome di Zhou Yongkang è recentemente comparso diverse volte sui media cinesi. L'ex alto funzionario è stato citato per i suoi guai giudiziari e per l'alto ruolo ricoperto durante la passata amministrazione, guidata da Hu Jintao e Wen Jiabao, in due editoriali comparsi sull'agenzia Xinhua, uno dei quali a firma "Voice of China", la sigla che indica l'opinione ufficiale dell'agenzia di stampa statale. Alla sorte dell'ex capo degli apparati di sicurezza sono collegate anche le vicende di molti ex-funzionari di medio-alto profilo, caduti in disgrazia negli ultimi mesi. Tra questi, i nomi più noti sono quelli del suo segretario personale, Ji Wenlin; quello dell'ex vice ministro alla Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, e quello di uno dei suoi protetti agli alti vertici dello Stato, Jiang Jiemin, capo della Commissione di Viglianza sugli Asset delle Aziende di Stato fino a settembre 2013, data della sua destituzione.

Secondo fonti interne al partito che hanno parlato ieri in forma anonima alla Reuters, il destino di Zhou sarebbe già scritto. "Il Comtato Centrale si aspetta di approvare la proposta di espulsione di Zhou per gravi violazioni disciplinari e decidere se passare il suo caso alla magistratura", ha dichiarato uno di loro. Nel caso di un rinvio a giudizio, il partito romperebbe una regola non scritta che prevede, dalla fine del processo alla Banda dei Quattro, la sostanziale impunità per gli altissimi dirigenti politici cinesi. L'accusa di gravi violazioni disciplinari, formula dietro la quale si cela il sospetto di corruzione, è stata corroborata nei mesi scorsi da un'indagine sugli asset in possesso di amici, parenti e alleati di Zhou che ha portato alla confisca di beni per 90 miliardi di yuan, 10,5 miliardi di euro: gli inquirenti avrebbero congelato conti in banca per un valore di 37 miliardi di yuan (4,3 miliardi di euro) e azioni e obbligazioni su mercati esteri per altri 51 miliardi di yuan (circa sei miliardi di euro) e avrebbero confiscato ville, appartamenti, oggetti preziosi e artistici, per diversi milioni di euro.


 

16 ottobre 2014

 

 

 

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