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ACCIAIO: PECHINO INVITA A PRUDENZA SU INDAGINI ANTI-DUMPING

ACCIAIO: PECHINO INVITA A PRUDENZA SU INDAGINI ANTI-DUMPING


Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 15 feb. - L’acciaio e il riconoscimento dello status di economia di mercato per la Cina dividono in queste ore Pechino e Bruxelles, dove i produttori europei di acciaio manifestano conto il il Mes (market economy status) alla Cina, che renderebbe più difficile l’imposizione di dazi anti-dumping da parte della Commissione Europea nei confronti dei gruppi cinesi che si avvalgono dei sussidi statali. 

 

Da Pechino, intanto, sono arrivate le richieste di “prudenza e moderazione” all’Unione Europea per risolvere le controversie commerciali legate all’esportazione di acciaio. La risposta alle indagini lanciate  venerdì scorso nei confronti degli esportatori cinesi  arriva direttamente dal Ministero del Commercio cinese. “La Cina spera che la Commissione Europea si attenga strettamente alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio - ha spiegato in una nota il Ministero cinese - mostri prudenza e moderazione e usi gli strumenti commerciali di rimedio in base alla legge”.

 

Pechino ha finora mantenuto un basso profilo sulla questione del riconoscimento di economia di mercato. La Cina lo ritiene automatico entro la fine dell'anno a quindici anni dall’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) avvenuto nel 2001. Il mese scorso, la Commissione Europea ha rinviato la decisione, con i più critici che ritengono che garantire lo status di economia di mercato alla Cina renderebbe più difficile imporre dazi alle industrie di Pechino che si avvalgono di forti sussidi statali. In prima fila ci sono proprio i settori dell’acciaio e del tessile, che lamentano diseguaglianze nelle pratiche commerciali con possibili ricadute sui posti di lavoro nei rispettivi settori. “Se alla Cina dovesse essere garantito lo status di economia di mercato - ha dichiarato nelle scorse ore il direttore generale  della Eurofer, tra gli organizzatori della marcia di oggi, Axel Eggert - potrebbe essere minacciata l’efficacia degli strumenti di difesa del commercio dell’unione Europea”.

 

La posizione di Eggert è condivisa anche dalle altre sigle e dalle industrie del settore che partecipano alla manifestazione di oggi, e che comprende circa cinquemila persone provenienti da diciannove Paesi dell’Unione Europea. Le importazioni europee di acciaio dalla Cina sono passate da 4,5 milioni di tonnellate nel 2014 a sette milioni lo scorso anno e, sostiene Eggert, il fenomeno sta causando “chiusure irreversibili e perdite di posti di lavoro” nel settore. Attualmente ci sono 37 misure a difesa della competizione commerciale sul piano dell’acciaio, sedici delle quali prendono in considerazione direttamente il dumping dei prodotti cinesi. Settimana scorsa, la Commissione Europea aveva aperto una consultazione pubblica che durerà dieci settimane per allentare le misure di difesa commerciale contro Pechino.

 

Proprio le misure a difesa del commercio nell’Unione Europea sono state definite “ingiuste e discriminatorie” da Pechino in un articolo di commento comparso sull’agenzia Xinhua nei giorni scorsi. Secondo stime preliminari degli organizzatori della manifestazione di oggi, il riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina comporterebbe il rischio della perdita di posti di lavoro per 3,5 milioni di persone e 228 miliardi di euro in meno del prodotto interno lordo dell’Ue. Particolarmente a rischio i settori manifatturieri tutelati da misure anti-dumping in diversi Paesi dell’Ue, tra cui Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia e Italia. Come misura alternativa, sono già comparse le prime ipotesi, tra cui anche quella di una strategia più graduale per il riconoscimento dello status di economia di mercato, a cominciare dal rispetto dei principi di mercato in alcuni specifici settori dell’industria cinese. 

 

(Da Bruxelles) NDUSTRIE EUROPEE DELL'ACCIAIO A UE, NO STATUS ECONOMIA MERCATO A CINA - I produttori dell'acciaio europei sfilano a Bruxelles per chiedere alle istituzioni comunitarie di fermare l'accesso sul mercato dell'Ue di prodotti cinesi venduti sotto costo, ed evitare di riconoscere uno status di economia di mercato al Paese asiatico che, in caso accordato, porterebbe alla perdita di milioni di posti di lavoro e centinaia di miliardi di euro l'anno.  A sfilare per le vie della capitale dell'Ue sono circa cinquemila tra dipendenti e dirigenti del mondo siderurgico, per la prima volta insieme. Arrivano da 19 Paesi dell'Ue (Austria, Belgio, Bulgaria, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia e Ungheria) al grido "Diciamo 'si'' al lavoro e la commercio leale, diciamo 'no' all'economia di mercato per la Cina". Questo il motto scelto da Aegis Europe, l'ombrello di associazioni che rappresenta trenta settori industriali europei. Per il mondo della siderurgia europea "la Commissione sottostima l'impatto che deriverebbe dalla concessione dello status di economia di mercato della Cina". Gia' con la vendita sottocosto in Europa (dumping) la Cina assesta un duro colpo all'economia Ue, ma con lo status di economia di mercato "saranno a rischio fino a 3,5 milioni di posti di lavoro e 228 miliardi di euro nel Pil europeo", secondo gli organizzatori dalla manifestazione di oggi.

 

La Commissione europea si e' detta pronta ad "agire per attivare tutti gli strumenti a disposizione" dell'Ue per evitare un commercio sleale. La portavoce responsabile, Lucie Caudet, ha ricordato che attualmente sono 37 le indagini per antidumping aperte dall'esecutivo comunitario, 16 delle quali a carico della Cina. Ma le associazioni di settore presenti a Bruxelles chiedono, oltre agli strumenti di difesa commerciale (Tdi, dall'acronimo inglese), anche che l'Ue non riconosca alla Cina lo status di economia di mercato. Altrimenti si rischia un'invasione di prodotti cinesi che darebbe il colpi di grazie al settore. "Stop all'invasione dell'Europa da parte dell'acciaio cinese", lo slogan stampato sui volantini diffusi da tutti i partecipanti. Federacciai, ArcelorMittal, ThyssenKrupp sono solo alcuni dei gruppi presenti a Bruxelles. Il corteo, formato da dirigenti e dipendenti tutti con caschetto in testa e gilet dell'industria o della sigla sindacale di appartenenza (presente, tra gli altri, gli spagnoli di Ugt e il sindacato francese Fo Metaux), ha sfilato lungo la strada che collega la Commissione europea al parlamento europeo, partendo dal parco del Cinquantenario e costringendo la chiusura al traffico di rue de la Loi, arteria importante della citta'. Tappa in Commissione per consegnare il manifesto industriale europeo, l'insieme delle azioni richieste dalle imprese di categoria scritte su una lastra di acciaio. "Diciamo 'si'' al lavoro e la commercio leale, diciamo 'no' all'economia di mercato per la Cina", il sottotilo del manifesto.

16 FEBBRAIO 2016

 

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