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GIAPPONE FA CRESCERE CORALLI PER RIVENDICARE ISOLA

GIAPPONE FA CRESCERE CORALLI PER RIVENDICARE ISOLA


Londra, 27 dic. - Il Giappone 'risponde' a modo suo alle rivendicazioni territoriali cinesi nel Mar Cinese Meridionale, avanzate da Pechino costruendo dal nulla 'isole' del tuttto artificiali, riversando su barriere coralline appena affioranti migliaia di tonnellate di sabbia, cemento e ferro. Tokyo invece, riferisce il Financial Times, per non vedersi scomparire sotto gli occhi uno sperduto atollo che controlla dal 1931, a causa dell'erosione e dell'innalzamento del livello delle acque, ha avviato un progetto all'avanguardia di trapianto su larga scala di coralli per rafforzare la barriera che protegge Okinotorishima ossia la "lontana isola degli uccelli". Difendere l'atollo ha un duplice alto valore per Tokyo. Primo cosi' potra' continuare a rivendicare la sovranita' della cosiddetta 'Zona Esclusiva Economica' di 200 miglia nautiche (370 km) che preclude ad altre nazioni di effettuare qualsiasi attivita' nell'area (sopra e sotto il mare, incluso il fondo) e che esiste solo grazie alla sopravvivenza dell'atollo. Secondo quelle sono a tutte gli effetti acque territoriali giapponesi per 12 miglia nautiche (22 km). Se finisse sott'acqua a quel punto tornerebbero libere acque internazionali.  Okinotorishima, sperduto nel Mar delle Filippine, e' considerato dal Giappone il suo avamposto piu' a sud, mentre e' considerato dalla Cina non un'isola ma solo un ammasso di rocce cui non va riconosciuta quindi una Zona Economica Esclusiva. Di fatto cio' che ne resta sono tre piattaforme di cemento armato e titanio per una superficie totale di 8.000 m2 che giacciono su altrettante isolette all'interno dell'atollo, e che sporgono dall'acqua di massimo 16 cm. Isolette che sarebbero sommerse dalla marea senza la 'protezione' in cemento e titanio, piu' una piattafiorma di 5.000 m2 piazzata su alti piloni di acciaio che ospita un centro di ricerca marina.

 

Per impedire che l'acqua la ricoprano Tokyo sta coltavando in speciali vasche giovani coralli (gli 'antozoi' ossia i piccoli polipi che nel corso degli anni prudecendo attorno a se uno scheletro di acrbonato di calcio vanno a formare le berriere coralline) prelevati da quelli che formano la barriera dell'atollo. Una volta riusciti a produrre miliardi di questi 'antozoi' al Deep Seawater Research Institute sull'isola di Kumejima, questi verranno trapiantati sul reef che circonda Okinotorishima, sperando di rafforzarlo e di vederlo crescere per preservarlo.

 

Questa soluzione 'naturale' al problema ha una ragione giuridica. Le isole artificiali costruite dai cinesi a migliaia di km di distanza proprio per la loro natura di "opera dell'uomo" non possono vantare legalmente una Zona Economica Esclusiva come prevede del'art. 121 della Unclos (Convenzione Onu del diritto della navigazione). Mentre se i giapponesi riusciranno a salvare con mezzi naturali, il trapianto di corali, il loro atollo, potranno continuare a rivendicarne la territorialita' Venendo poi alle ragioni strategiche, quelle che effettivamente giustificano l'investimento di Tokyo in quella che sembrerebbe un'impresa disperata, Okinotorishima e' l'unico lembo di terra nelle acque all'interno delle cosiddette "due catene di isole" che separano la Cina dal Pacifico. Questo fa dell'atollo un punto di passaggio sulla rotta dei sottomarini nucleari cinesi nell'eventualita' di un conflitto con gli Stati Uniti ed i loro alleati.

 

TOKYO ACCUSA, NAVE MILITARE CINA IN NOSTRE ACQUE

 

Tokyo, 26 dic. - Una nave della Guardia costiera cinese munita di cannoni e' entrata in acque territoriali del Giappone al largo delle isole Senkaku, contese dai due Paesi. Lo afferma la Guardia costiera giapponese secondo cui si tratta della prima incursione di un'unita' militare cinese di questo genere nel tratto di mare attorno all'arcipelago, che la Cina chiama Diaouys. La nave cinese, informano le autorita' marittime giapponesi, era una delle tre avvistate martedi' scorso a 29 chilometri dalle Senkaku, alle quali si e' avvicinata oggi per allontarsi dopo aver incrociato in quelle acque per circa 70 minuti.
  Martedi' la Cina aveva detto che le sue tre navi avevano un equipaggiamento standard e si trovavano in acque cinesi senza fare alcunche' di anomalo.

 

27 DICEMBRE 2015

 

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