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DA PECHINO 'NO' A INCONTRO TRA OBAMA E DALAI LAMA

DA PECHINO  NO  A INCONTRO TRA OBAMA E DALAI LAMA


di Sonia Montrella

Twitter@SoniaMontrella

 

Roma, 2 feb.- Pechino si "oppone in qualsiasi modo" all'incontro tra il presidente Usa Barack Obama e il Dalai Lama. I due dovrebbero prendere parte giovedì all'annuale "National Prayer Breakfast sull'importanza di difendere la libertà religiosa" ha spiegato la scorsa settimana la portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Bernadette Meehan secondo cui quest'anno gli organizzatori hanno invitato anche il leader spirituale del buddhismo tibetano in esilio. Tuttavia non è previsto nessun incontro bilaterale tra l'inquilino della Casa Bianca e il Premio Nobel per la Pace.


Duro il monito di Pechino: "La Cina si oppone alla strumentalizzazione della questione tibetana da parte di altre nazioni o governi per interferire negli affari nazionali cinesi. Così come è contraria in ogni modo alla decisione di qualsiasi Paese di incontrare il Dalai Lama". Lo ha rimarcato il portavoce del ministero degli esteri cinese Hong Lei. "Auspichiamo – ha continuato – che gli Stati Uniti mantengano le promesse sulla questione tibetana e gestiscano la situazione in modo appropriato sulla base delle relazioni bilaterali".


Dall'inizio del suo mandato Obama ha incontrato il Dalai Lama tre volte. L'ultima un anno fa quando il leader spirituale si trovava negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze. Puntuale arrivò anche l'altolà della Cina. Il numero uno di Washington non annullò l'incontro, ma per stemperare il tono della visita accolse il Premio Nobel nella Sala delle Mappe, di grande importanza storica, ma non diplomatica: è nella Stanza Ovale, infatti, che il presidente degli Usa riceve formalmente i capi di stato. Ed è sempre nella Sala delle Mappe che Barack Obama lo ricevette nel luglio del 2011 e nel gennaio del 2010 con un gioco delle parti tra Cina e Usa che ricalca quello in scena nelle ultime ore.

Quella tra cinesi e tibetani in esilio è una disputa che dura da più di cinquanta anni. Da quando cioè  nel 1959 il Dalai Lama lasciò Lhasa e si rifugiò in esilio a Dharamsala, in India, in seguito alla rivolta scoppiata in Tibet e alla dura repressione che ne seguì.  Pechino lo definisce "un lupo travestito da monaco" accusandolo di puntare alla costruzione di un "Grande Tibet" staccato dalla Cina.

2 febbraio 2015

 

 

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