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CINA E USA DIVISE DALLA «GRANDE MURAGLIA DI SABBIA»

CINA E USA DIVISE DALLA «GRANDE MURAGLIA DI SABBIA»


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 7 apr. - La "grande muraglia di sabbia" nel Mare Cinese Meridionale divide Cina e Stati Uniti. La definizione era stata coniata la scorsa settimana da un funzionario della Marina statunitense, il comandante Harry Harris, durante un discorso tenuto in Australia in cui ha parlato delle costruzioni erette su una superficie di circa quattro chilometri quadrati della Johnson Reef, in una zona del Mare Cinese Meridionale contesa con le Filippine, dove da alcune recenti immagini la Cina starebbe realizzando strutture che possono essere usate anche per scopi militari, come una pista di atterraggio.

La battuta del funzionario della Marina Usa è arrivata a pochi giorni dal discorso di Xi Jinping al forum economico di Boao, in cui il presidente cinese sottolineava l'impegno del suo Paese per assicurare pace e stabilità nella regione. Le schermaglie tra Cina e Stati Uniti sul ruolo assertivo di Pechino nel Mare Cinese Meridionale sono però da tempo all'attenzione delle autorità statunitensi. Già a novembre scorso, un editoriale del Global Times aveva definito "giustificabile" la scelta di Pechino di costruire un'isola artificiale nel Mare Cinese Meridionale in risposta a un rapporto compilato dalla società di analisi e di intelligence IHS Janes che svelava per la prima volta i piani di allargamento della presenza militare cinese nell'area.

A complicare il quadro di rapporti regionali, settimana scorsa, la Cina aveva organizzato i primi esercizi aeronautici sul Pacifico occidentale con una flotta di aerei in partenza dal Canale di Bashi, in un'area tra Filippine e Taiwan. Nessun bersaglio particolare, ma solo un'operazione di addestramento, secondo un portavoce dell'esercito cinese, ma alcuni giorni più tardi, un altro evento insolito aveva incrinato gli equilibri tra Pechino e Washington per l'influenza sui mari: il Ministero degli Esteri cinese aveva sporto formale protesta nei confronti degli Stati Uniti per l'atterraggio di emergenza di due caccia a stelle e strisce a Tainan, sull'isola di Taiwan, il primo caso di un evento del genere negli ultimi trenta anni, che Washington ha giustificato con un guasto meccanico a uno dei due apparecchi.

L'impegno statunitense nella regione è stato indirettamente confermato oggi anche dalla notizia di un aumento delle forze militari statunitensi che prenderanno parte quest'anno agli esercizi congiunti con le Filippine. Le manovre, ha confermato l'esercito di Manila, cominceranno il 20 aprile prossimo e dureranno dieci giorni. Negli esercizi congiunti saranno impiegati dodicimila soldati, 6600 dei quali provenienti dagli Usa, e una parte dei giochi di guerra avrà come scenario proprio alcune delle zone contese con la Cina del Mare Cinese Meridionale.

A raffreddare i toni della disputa tra le due sponde del Pacifico è intervenuto nelle ultime ore, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Ashton Carter, alla vigilia di un viaggio in Corea del Sud e Giappone, che in un discorso all'Università dell'Arizona ha espresso "profonda preoccupazione" per l'atteggiamento della Cina, anche se ha sottolineato come non sia necessario per Pechino e Washington considerarsi avversari regionali in Asia. Al contrario, secondo Carter, la strategia di ribilanciamento degli Stati Uniti nota come "pivot in Asia" potrà "assicurare pace e prosperità" alla regione e caratterizzare i rapporti tra Pechino e Washington per tutta la prossima generazione. "Una relazione forte e costruttiva tra Cina e Stati Uniti - ha sottolineato Carter - è essenziale per la sicurezza e la prosperità globale".

07 aprile 2015

 

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