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ASEAN: DAL GOVERNO MAGGIOR SOSTEGNO AL MADE IN ITALY

ASEAN: DAL GOVERNO MAGGIOR SOSTEGNO AL MADE IN ITALY


di Alessandra Spalletta e Sonia Montrella


Twitter@ASpalletta

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Roma, 19 mag. - Nel commercio tra Unione Europa e i 10 Paesi membri dell'Asean, l'Italia rappresenta uno dei player piu' importanti, grazie alla moda, all'expertise, alla meccanica e al made in Italy. E' quanto emerso dal convegno "Le aziende italiane nei Paesi Asean" organizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall'Ice che si è tenuto questa mattina al Centro Roma Eventi. Presenti ai lavori, tra gli altri, Benedetto Della Vedova, sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Enrico Letta, Areal ed ex presidente del Consiglio, Carlo Calenda, vice ministro dello Sviluppo Economico, Romeo Orlandi, vice presidente dell'Osservatorio Asia e il Segretario generale dell'Asean LeLuong Minh.

 

"Sulle cooperazioni regionali scommette l'Ue il cui contributo per il periodo 2014 -2020 è passato ai 170 milioni di euro dai 70 del settenariato precedente" ha detto Benedetto Della Vedova. "Nel 2014 il commercio bilaterale tra i paesi dell'eurozona e l'Asean ha toccato i 240 miliardi di dollari, diventando il secondo partner commerciale della regione asiatica. Quanto all'Italia il commercio è passato dai 12 milairdi del 2013 ai  21 miliardi del 2014. Ma il potenziale di crescita e' ancora alto: "vogliamo lavorare per incrementare la presenza delle aziende italiane con un duplice obiettivo: trasferire il know how e l'expertise nei paesi Asean e dare un impulso all'economia dell'Italia", ha spiegato Le Luong Minh.

 

Dalla sua creazione nel 1977 con soli cinque membri fondatori, l'Asean è oggi una sorta di comunità economica formata da 10 stati. Come evidenziato da Orlandi "se fosse un blocco unico oggi sarebbe la settima potenza mondiale, destinata ad occupare il quarto posto nel 2030". Per raggiungere tali progressi i paesi membri hanno lavorato all'eliminazione delle barriere doganali, alla facilitazione degli scambi, al rafforzamento del dialogo e altre misure che hanno reso possibile trasformare la regione in un polo di attrazione. Ne è la prova il volume degli investimenti esteri che lo scorso anno  ha raggiunto la cifra record di 136 miliardi di dollari, il 15% in piu' rispetto al 2013, con un Pil che tocca i 2,8 trilioni di dollari.

 

Ma "come potrà l'Italia fare della relazione con l'Asean un investimento che sia del futuro"? Se lo chiede Enrico Letta, secondo cui "abbiamo la percezione di una naturale sintonia tra Ue e Asean che non si basa su aspetti geografici" bensì di affinità. "In un mondo globalizzato dobbiamo cercare di inteloquire con regioni che hanno un punto di uguaglianza. Come l'Ue anche l'Asean e' un'unione di minoranze, di paesi che come noi vogliono cooperare in una logica di prosperità".

 

L'internazionalizzazione è una risposta all'evoluzione dei mercati e ostacolarla è indice di scarsa comprensione. Ne è convinto il vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. "Le aziende italiane nei Paesi Asean" organizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall'Ice. "Quando le economie occidentali hanno capito che non sarebbero più cresciute, hanno deciso di costruire nuovi bacini di domanda, che oggi stanno pagando un dividendo, ma al tempo stesso mettono sotto pressione la classe media. Ma chiunque veda questo processo come il risultato di una crescente egemonia cinese non ne ha capito il significato". L'Italia puo' far molto perché "ha una classe imprenditoriale straordinaria, un forte brand e un grande soft power, e il governo deve lavorare sulle debolezze strutturali del sistema Paese".

"E' plausibile - ha continuato Calenda - che il modello basato su Bretton Woods non regga più e si renda necessario collocarsi in quella nuova regione. Pensiamo alla TTP e alle iniziative cinesi come l'AIIB cui l'Italia giustamente ha aderito. Perche' questa massa istituzionale si incrocia in quella regione? Perche è nell'Asean che si gioca la partita tra Usa e Cina e dove si concentra la crescita di una nuova parte di mondo".


Ad oggi l'interscambio commerciale tra l'Italia e l'Asean ammonta a 14 miliardi di euro. "Peanuts. Noccioline. Una situazione inaccettabile", ha commentato Carlo Calenda, che ha aggiunto: "Le aziende italiane nei Paesi Asean" organizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall'Ice. "E perché siamo poco forti in quest'area? Per la distanza geografica e la mancanza di una visione strategica univoca". E' su queste debolezze che il governo sta lavorando. "Per il prossimo anno intendiamo costruire una matrice che individui i settori su cui lavorare; rafforzare la presenza e il ruolo degli uffici, costruire un desk per i progetti trans-paese all'interno dell'Asean e identificare un modello di finanziamento bancario che vada a sopperire la mancanza di un Exim bank. Ricordiamoci che loro hanno bisogno di manifattura avanzata. Possiamo attrarre investimenti dall'Asean attraverso modelli di coinvestimento".

Per il viceministro, l'Italia ha un potenziale straordinario, ma deve fare attenzione ad alcuni rischi, come quello che riguarda la meccanica: settore portante che ha mantenuto la leadership su un processo di crescita incrementale. Ma oggi siamo di fronte a un processo logico di innovazione non incrementale che si fa nei centri di ricerca e non nelle aziende. Il governo ha già individuando delle soluzioni: ad esempio dal prossimo anno "pagheremo ore di consulenza strategica alle medie imprese affinché possano dotarsi di un piano industriale".

 

 

19 maggio 2015


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