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ANP: I RICCHI E GLI ESCLUSI DELLA POLITICA CINESE

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di Eugenio Buzzetti


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Pechino, 3 mar. - L'appuntamento annuale con i lavori della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese, iniziata oggi, vede a Pechino molti volti noti internazionalmente della Cina, ma anche pesanti assenze di rilievo tra personaggi un tempo protagonisti della politica nazionale e oggi scomparsi dagli organigrammi del potere sotto le accuse di corruzione formulate dalla Commissione Disciplinare. Gli ultimi giorni sono stati particolarmente duri per molti funzionari politici e militari che hanno visto i loro nomi unirsi a quelli di altri già caduti in disgrazia o in procinto di farlo.

Tra i ricchi e famosi membri della Ccppc ci sono almeno cinque degli uomini più ricchi di Cina, come Zong Qinghou, proprietario della catena di bibite Wahaha, attualmente al terzo posto nella classifica dei Hurun, o Li Hejun, il presindete di Hanergy uno dei gruppi più innovativi del fotovoltaico cinese, che nella scorsa edizione della classifica di Hurun si è classificato al primo posto, scalzando dalla vetta Jack Ma, il fondatore della piattaforma di e-commerce Alibaba. Alla Grande Sala del Popolo, dove i lavori della Ccppc si sono aperti con un discorso di Yu Zhengsheng, presidente della Ccppc e numero quattro nella gerarchia politica di Pechino, c'erano anche Robin Li co-fondatore del motore di ricerca di Baidu, sesto in classifica, Pony Ma di Tencent, il gruppo che gestisce la popolarissima piattaforma di messaggistica istantanea WeChat, e Lei Jun, presidente di Xiaomi, l'azienda che produce smartphone a basso costo oggi nota in tutto il mondo. Secondo i calcoli di un giornale del Jilin, provincia del nord-est cinese, il New Culture, tra i delegati di Ccppc e Assemblea Nazionale del Popolo - che si riunisce a partire da giovedì - ci sono 36 persone i cui patrimoni combinati insieme raggiungono i 1200 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto interno lordo del Vietnam.

Pesanti, le esclusioni - 14 in tutto - a cominciare da quella di Ling Jihua, ex segretario personale di Hu Jintao ai tempi in cui era presidente della Cina, che il 28 febbraio scorso è stato rimosso dalla lista dei partecipanti alla sessione annuale della Ccppc, ed espulso, e dal 22 dicembre scorso è formalmente indagato per corruzione dopo la morte del figlio in un incidente stradale a bordo di una Ferrari nera nel 2012. Ling ricopriva anche la carica di vice presidente della Ccppc. Altra assenza di rilievo è quella dell'ex ministro della Pubblica Sicurezza, Ma Jian, una delle figure più importanti del contro-spionaggio cinese sotto la passata amministrazione e oggi formalmente indagato per corruzione. L'elenco si allunga anche a un altro ex vice presidente della Ccppc, Su Rong, e a Ni Fake, funzionario della provincia del Sichuan, condannato a 17 anni di carcere settimana scorsa per avere ricevuto tangenti per tredici milioni di yuan (1,85 milioni di euro) in gran parte sotto forma di oggetti e pietre di giada, di cui era un collezionista.

Non mancano, poi le speculazioni sulla sorte di altri personaggi un tempo di primo piano della politica cinese. Nelle scorse settimane, il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Pcc, aveva fatto riferimento a "una tigre più grande di Zhou Yongkang" in procinto di essere colpita dalle indagini. Zhou Yongkang è stato fino al 2012 a capo degli apparati di Pubblica Sicurezza, e dopo mesi di voci sul suo conto è stato arrestato ed espulso dal Pcc con accuse multiple, il 5 dicembre scorso: attualmente, è il funzionario del Pcc più alto in grado a essere sotto inchiesta per corruzione negli ultimi trentacinque anni. La "tigre" di cui parla l'organo del Pcc sarebbe Zeng Qinghong, vice presidente cinese fino al 2008. La possibile epurazione di uno degli uomini più potenti della Cina aveva generato settimana scorsa una serie di voci su Weibo, il Twitter cinese, dopo la pubblicazione di un articolo sul sito web della Commissione Disciplinare in cui si narrava la storia del principe Qing vissuto alla fine del Diciannovesimo Secolo, il cui nome si scrive allo stesso modo della prima parte del nome proprio dell'ex vice presidente, Qinghong. Ultime vittime della campagna anti-corruzione di queste ore, sono poi quattordici militari dell'Esercito di Liberazione Popolare, che sono da ieri ufficialmente sotto indagine per il sospetto di corruzione. Tra di loro, anche Guo Zhenggang, figlio dell'ex numero due della Commissione Militare Centrale, Guo Boxiong, che sarebbe sotto indagine per corruzione, secondo quanto affermano oggi all'agenzia Reuters due fonti con legami nell'esercito cinese.

03 marzo 2015

 

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