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di Sonia Montrella

BATTAGLIE LEGALI PER IL PADRE
DELLE SIGARETTE ELETTRONICHE

BATTAGLIE LEGALI PER IL PADRE <br />DELLE SIGARETTE ELETTRONICHE


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma, 2 ott.- Hon Lik, il ricercatore medico cinese che nel 2003 sdoganò la sigaretta elettronica sul mercato, ha sete di riconoscimenti. Pecuniari, perlopiù. "Le sigarette sono la cosa più dannosa per la vita di tutti giorni, il mio contributo alla società è stato enorme. Eppure tra imitazioni e battaglie legali non mi sono arricchito". "La mia non è una vita da ricchi" si sfoga all'Agenzia France-Presse il 57enne cofondatore di Ruyan, la società che da oltre 10 anni produce sigari e sigarette elettroniche dagli otto euro in su. I suoi brevetti stanno per essere venduti alla britannica Imperial Tabacco in base a un accordo da 78 milioni di dollari, ma di questa 'manna dal cielo' – è convinto Hon – ben poco rientrerà nelle sue tasche. Senza contare che gli anni di battaglie legali per il copyright hanno eroso il suo patrimonio.

L'idea delle sigarette elettroniche a Hon è arrivata in sogno: "Una sera avevo dimenticato di togliere il cerotto alla nicotina (per smettere di fumare) e ho avuto degli incubi. In uno di questi stavo affogando in un mare  che improvvisamente si è trasformato in una nuvola di vapore". Perché allora non produrre – deve essersi detto al risveglio Hon -una sigaretta elettronica che scaldando un liquido alla nicotina lo trasforma in vapore? Detto, fatto. Dopo un anno di perfezionamento del dispositivo e del suo design, la Ruyan esce sul mercato con la sigaretta elettronica. La realtà supera le aspettative: fino al 2006 la società ha prodotto per 24 ore su 24, con una domanda di gran lunga superiore alle scorte. Poi, nello stesso anno, i media accusano il prodotto di provocare l'infarto a causa di additivi contenuti nel liquido.

L'inventore non ha dubbi: dietro la cattiva stampa c'è l'industria statale del tabacco, una lobby potentissima che contribuisce per il 10% alle entrate totali del governo, sostiene la Brooking Institution. "Tutte le industrie di tabacco odiano il mio prodotto, soprattutto le più grandi, e hanno molta influenza sui governi" spiega l'uomo.

Nel frattempo dentro e fuori la Cina continuano a spuntare aziende produttrici concorrenti, sebbene – spiega Hon – tutte stiano copiando il brevetto detenuto dalla Dragonite International, società quotata ad Hong Kong della quale l'uomo è amministratore delegato. La società è in causa con diverse industrie statunitensi e almeno una – riferisce ancora il padre della sigaretta elettronica – ha acconsentito a risolvere la questione fuori dai tribunali.
 
Non è la concorrenza a spaventare Hon, bensì l'ipotesi che il governo possa classificare i suoi prodotti come medicinali proprio come è successo a Hong Kong – dove infatti le vendite sono basse – e strappare alla Ruyan una grossa fetta di clienti che non incontrerebbero eventuali standard fissati ad hoc.

 

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