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XINJIANG, STABILITA' ETNICA E SCALATA AL POTERE

XINJIANG, STABILITA  ETNICA E SCALATA AL POTERE


di Antonia Cimini

 

Pechino, 24 lug. -  All’inizio di luglio l’ex presidente Jiang Zemin lodò pubblicamente il giovane nuovo capo di stato Xi Jinping per la gestione della crisi nella regione musulmana dello Xinjiang. "E' un capo di stato che ha talento ed è capace" disse Jiang a un ospite non meno illustre, l’ex segretario di stato Americano Henry Kissinger. Il veterano lodò la prontezza di Xi nel calmare le tensioni dopo la morte di 15 persone in uno scontro armato, e nell’evitare l’ingrandimento della situazione. "Ha preso delle decisioni che sono risultate determinanti e ha prontamente portato la situazione sotto controllo".

 

Xi Jinping, già alla testa di stato e Partito, ha gradito anche solo gli onori della prima uscita pubblica sul terreno spinoso dei conflitti etnici. Nello Xinjiang, invece, sono iniziate a fioccare promozioni e ricompense, elargite ai funzionari locali distintisi sul campo. Il segretario di partito della regione autonoma, Zhang Chunxian, ha ricevuto la scorsa settimana cinquanta quadri di livello locale, per impartire istruzioni e distribuire premi. La stampa locale riferisce che il segretario Zhang ha chiesto l’aiuto dei funzionari di base per assicurare la stabilità della regione.

 

Questi, infatti, sarebbero a più stretto contatto con la popolazione, maggiormente al corrente delle realtà locali, e legati al territorio di cui spesso sono elemento autoctono, al contrario dei quadri di alto livello che si muovono inseguendo evoluzioni di carriera. In particolare un funzionario di un distretto nord-orientale, a ridosso della zona in cui sono avvenuti gli scontri mortali di fine giugno, è stato promosso all’interno del comitato centrale di Partito regionale. L’uomo, Li Xuejun di 52 anni, era fino a ieri il capo di partito della prefettura di Yili, a maggioranza kazaka. Cinese di etnia han, egli è stanziato nello Xinjiang dal 1977, con una carriera che spazia da Urumqi alle zone più piccole e remote della grande provincia multietnica.

 

Gli incidenti del mese scorso, tre episodi confermati dalle autorità di cui uno ha ufficialmente registrato vittime, sono stati il più grande episodio di violenza etnica da almeno 5 anni. Nelle zone colpite, nella parte orientale ed occidentale della regione, le autorità hanno stanziato reparti di polizia armata e ordinato ronde di 24 ore in tutte le città grandi e medie. I cittadini sono stati chiamati a collaborare e denunciare i sospetti dietro promesse di ricompense in denaro e agevolazioni sociali. La stampa cinese ha scritto che alcuni terroristi si sarebbero già costituiti e processi legali si sarebbero già aperti contro di essi.

 

Nel frattempo in queste settimane si celebra il Ramadan anche nello Xinjiang. Gruppi di attivisti per i diritti umani all’estero denunciano comportamenti violenti e persecuzioni della polizia a danno di religiosi praticanti nel mese di preghiera. Secondo questi, si starebbe forzando le donne a rimuovere il velo, agli uomini verrebbe chiesto di radersi la barba e in generale l’accesso alle moschee sarebbe ristretto e sotto controllo.

 

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