In evidenza

IL FANTASMA DI BO, L'OMBRA DI JIANG

<span></span>IL FANTASMA DI BO, L OMBRA DI JIANG


SPECIALE AGICHINA24  - CAMBIO AL VERTICE

a cura di Alessandra Spalletta e Antonio Talia

 

AgiChina24 seguirà lo svolgimento del Diciottesimo Congresso del Pcc a Pechino dall'8 al 14 novembre. L'atteso evento sancirà il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader.
  Lo Speciale sarà aggiornato ogni giorno e sarà ricco di notizie, approfondimenti e interviste a cura delle redazioni di Roma e di Pechino. 

 

di Antonio Talia

twitter@antoniotalia

 

Pechino, 7 nov.- Da Washington a Pechino, dalla Casa Bianca a Zhongnanhai: mentre negli Usa si festeggia la vittoria di Barack Obama, in Cina tutto sembra pronto per il Diciottesimo Congresso del Partito comunista cinese, al via domani. Ma mentre ci s'interroga sui nomi dei leader al comando fino al 2022, sul massimo appuntamento politico cinese aleggia ancora lo spettro di Bo Xilai, l'ex leader di Chongqing epurato nel corso del più sensazionale scandalo degli ultimi vent'anni.
  Il Congresso del Pcc si annuncia entusiasmante come le presidenziali americane? Al di là della pesante retorica di Partito, ci sono tutti gli ingredienti per una corsa senza esclusione di colpi.

 

"Le vicende di Bo Xilai e Liu Zhijun si sono verificate ai massimi livelli del Partito e si tratta di casi di corruzione estremamente seri, dai quali la Cina ha imparato una lezione profonda" dice il portavoce del Congresso Cai Mingzhao nel corso della conferenza stampa preparatoria di mercoledì.

 

Ma se il caso di Liu Zhijun (ex ministro delle Ferrovie arrestato per una storia  di mazzette miliardarie sulle linee ad alta velocità) rientra quasi nell'ordinaria patologia, lo scandalo Bo Xilai è unico: l'ex leader di Chongqing fino a qualche mese fa era tra i più plausibili candidati al Comitato Permanente del Politburo, il cuore del potere cinese. Oggi è in attesa di un processo, espulso dal Partito in seguito alla condanna della moglie Gu Kailai per l'omicidio di Neil Heywood, un uomo d'affari britannico che avrebbe aiutato la famiglia Bo a occultare all'estero enormi capitali illeciti.  Una vicenda dai contorni ancora misteriosi, che ha in parte esposto al mondo ciò che la leadership vorrebbe tenere nascosto: le faide interne al Partito, che si ammanta di discrezione assoluta ma si svela diviso tra cordate e gruppi di potere.

 

In una settimana di Congresso si consumerà il ricambio dei vertici che guideranno per i prossimi dieci anni la nazione più popolosa del pianeta, la seconda economia mondiale. Ma i meccanismi di successione sono tutti interni al Partito, enigmatici e difficili da decifrare. 

 

Il Comitato Permanente del Politburo è attualmente composto da nove persone, di cui sette andranno in pensione. A meno di sconvolgimenti incredibili, il vicesegretario del Partito e vicepresidente della Repubblica Xi Jinping succederà all'attuale numero uno Hu Jintao. Il vicepremier Li Keqiang diventerà il nuovo primo ministro al posto del premier Wen Jiabao, ed entrambi continueranno a occupare il loro seggio nel Comitato Permanente.

 

Ma le sicurezze finiscono qui.

 

Secondo diverse voci, per garantire maggiore stabilità, il numero dei componenti del Comitato Permanente del Politburo sarà ridotto da nove a sette, e sui nomi di chi occuperà i seggi rimanenti si susseguono previsioni sempre più frenetiche, e impossibili da verificare fino all'ultimo.

 

Un'altra incognita è rappresentata dal ruolo di Hu Jintao: l'attuale segretario potrebbe scegliere di seguire le orme del suo predecessore Jiang Zemin, e mantenere per sé la poltrona di presidente della Commissione Militare Centrale ancora per qualche anno, una mossa che serve a proteggere la sua eredità in una nazione in cui l'esercito è una potenza politica ed economica.

 

Le ultime indiscrezioni sui nomi del Comitato Permanente indicano una linea di potere conservatrice, che escluderebbe due nomi come Wang Yang (attuale leader della ricca provincia del Guangdong, noto per l'approccio moderato nel fronteggiare le rivolte scoppiate nel villaggio di Wukan) e Li Yuanchao, attuale capo del dipartimento organizzativo del Partito. Esclusa anche Liu Yandong, l'unica donna considerata tra i possibili candidati.

 

Sugli scudi, invece, Zhang Dejiang (leader di Chongqing dopo la caduta di Bo Xilai, conosciuto come uno dei responsabili dell'insabbiamento dell'epidemia di SARS), che potrebbe diventare il numero 3 del Partito. Insieme a lui, anche Liu Yunshan (attuale capo della propaganda), e i leader delle metropoli di Shanghai e Tianjin, Yu Zhengsheng e Zhang Gaoli. Il settimo seggio andrebbe al vicepremier Wang Qishan, che fino a qualche mese veniva dato per sicuro al terzo posto della leadership.

 

Su questa linea di comando – se dovesse essere confermata - pesa l'ombra del grande vecchio Jiang Zemin, che dall'alto dei suoi 86 anni e senza mantenere alcuna carica formale, potrebbe riuscire a piazzare i suoi protetti nei posti chiave, sconfiggendo alcuni degli uomini segnalati da Hu Jintao.
  Queste indiscrezioni spiegherebbero anche il motivo per cui l'attuale segretario vuole mantenere la poltrona alla Commissione Militare Centrale.

 

Un delicatissimo gioco di pesi e contrappesi.
Una sfida per il potere che nel corso del 2012 si è combattuta anche a colpi di veleni, rivelazioni a orologeria e furiose epurazioni. 

 

Per conoscere i vincitori bisognerà aspettare fino al 14 novembre.  

 

 

SPECIALE AGICHINA24 CAMBIO AL VERTICE


 

© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci