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SIRIA, PECHINO: ACCORDO DI GINEVRA ALLENTERA' TENSIONI

SIRIA, PECHINO: ACCORDO DI GINEVRA ALLENTERA  TENSIONI


di Sonia Montrella

Twitter@SoniaMontrella

 

Roma, 16 sett.- La Cina ha salutato "positivamente" l'accordo tra Usa e Russia sul piano per le armi chimiche siriane. E' un accordo, ha affermato il ministro degli Esteri, Wang Yi, "che "faciliterà  un'attenuazione della tensione in Siria". La benedizione di Pechino è arrivata domenica, la prima reazione ufficiale del governo cinese dopo l'accordo siglato sabato a Ginevra e che ha fatto seguito ai tre giorni di colloqui tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

L'intesa di Ginevra costituirà la base di una risoluzione Onu sulla quale si dovrebbe raggiungere un accordo entro la settimana e punta a condurre sotto il controllo della comunità internazionale l'intero arsenale chimico detenuto da Bashar Al Assad entro la metà del prossimo anno. Sempre Assad ha ora una settimana per rendere noti i dettagli delle scorte del regime siriano.

L'accordo non ha tuttavia liberato le acque davanti la Siria che continuano ad affollarsi di navi da guerra. E secondo quanto reso noto da Lavrov è in arrivo anche la flotta navale di Pechino in quelle stesse acque dove gia' si trovano navi da guerra Usa, russe, francesi, britanniche e, in particolare davanti le coste libanesi, anche il cacciatorpediniere italiano Andrea Doria. Una mossa "comprensibile" ha commentato il ministro degli Esteri russo.

 

CRISI SIRIANA: SI' ALLA PROPOSTA RUSSA

 

di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


Pechino, 13 set. - La Cina si allinea alla proposta russa di consegna delle armi chimiche siriane alla comunità internazionale e saluta con favore il sì di Damasco alla decisione di aderire al Trattato Internazionale contro le Armi Chimiche, arrivato ieri dal presidente Bashar Al-Assad. La Siria è uno dei cinque Paesi al mondo a non avere il firmato il trattato (più altri due, Israele e Myanmar, che hanno firmato ma non ratificato). Le Nazioni Unite hanno confermato di avere ricevuto un documento dal governo di Damasco in cui si dichiarava la volontà siriana di aderire al trattato, una mossa che potrebbe allontanare ancora di più l'eventualità di un intervento statunitense, in risposta all'attacco con armi chimiche portato alla periferia di Damasco il 21 agosto scorso. L'impegno cinese continuerà poi nei prossimi giorni, quando il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius sarà in visita a Pechino, a partire da domenica prossima, per discutere di una soluzione alla crisi siriana. Una volta lasciata Pechino, Fabius sarà poi a Mosca, dove si incontrerà con la sua controparte russa, Sergei Lavrov.

 

Il sì di Pechino alla soluzione russa è stato ufficializzato oggi, al termine dei lavori del vertice dei Paesi appartenenti alla Shanghai Cooperation Organization (SCO) al via oggi a Bishkek, capitale della Repubblica centro-asiatica del Kirghizistan. In un comunicato emesso con l'approvazione dei leader presenti alla prima giornata di incontri, i Paesi membri si dicono favorevoli ad azioni che evitino una "ulteriore militarizzazione" del Paese mediorientale. Il presidente cinese Xi Jinping ha poi dichiarato che la Cina "sostiene l'iniziativa russa di mettere le armi chimiche siriane sotto il controllo internazionale". Alla SCO, a volte definita come un contraltare della Nato, appartengono Russia, Cina e altri quattro Paesi dell'Asia centrale un tempo parte dell'Unione Sovietica (Kazakhstan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan). Oltre al sostegno cinese, Mosca ha raccolto anche quello di Teheran, con il neo-presidente iraniano Hassan Rohani presente al vertice con il ruolo di osservatore. Rohani aveva incontrato Xi Jinping proprio ieri, alla vigilia del vertice: i due capi di Stato hanno discusso a lungo del programma nucleare di Teheran e, tra gli argomenti toccati, Xi e Rohani si sono detti d'accordo nel no all'attacco militare nei confronti di Damasco per l'uso di armi chimiche contro la popolazione civile.

 

L'allineamento tra Pechino e Mosca sulla crisi siriana era già stato ribadito la scorsa settimana, durante il G20 di San Pietroburgo, quando il ministero degli Esteri cinese aveva annunciato l'appoggio a una soluzione negoziata della crisi all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU a poche ore dall'incontro (il secondo in tre mesi) tra il presidente cinese Xi Jinping e Barack Obama. Xi Jinping aveva definito la soluzione diplomatica come l'unica via percorribile per la fine della guerra in Siria. Tesi, questa, cavalcata anche dalla stampa cinese. Ancora oggi, il popolare tabloid Global Times, in un editoriale, aveva auspicato la ricerca di una soluzione diplomatica sulla Siria, nell'incontro a Ginevra tra il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che hanno discusso la proposta di Mosca di consegnare alla comunità internazionale l'arsenale chimico siriano. "Se i colloqui diplomatici andranno verso una direzione praticabile e una soluzione definitiva -scrive il quotidiano- non soltanto l'amministrazione Obama sarà ricordata per avere fatto la differenza, ma diventerà un caso di successo in cui l'intervento militare occidentale viene tenuto a freno attraverso un compromesso diplomatico e alla fine evitato".

 

Ancora presto, però, per trarre conclusioni. La soluzione della crisi sembra solo rimandata al momento. Russia e Stati Uniti si sono detti d'accordo, al termine della giornata di colloqui di oggi a Ginevra, di ritrovarsi tra due settimane per discutere ancora del piano russo di messa in sicurezza delle armi chimiche di Damasco durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si terrà il prossimo 28 settembre al Palazzo di Vetro. La possibilità di un attacco americano non è ancora scongiurata del tutto, ha fatto sapere Kerry. "Molto dipenderà dalla capacità di successo nei prossimi giorni sul tema delle armi chimiche" e dalle mosse di Assad. Anche se le Nazioni Unite hanno accolto con favore la decisione di Damasco di entrare a fare parte dei Paesi che hanno messo al bando le armi chimiche, Kerry ha detto che ci saranno altri passi da fare per la Siria. La parole, "semplicemente non sono abbastanza" ha dichiarato il segretario di Stato Usa. Una scelta, quella siriana, applaudita invece da Pechino che ieri aveva ribadito il suo doppio no alle armi chimiche e all'uso della forza nelle relazioni internazionali. Un attacco unilaterale statunitense, aveva dichiarato ieri il portavoce del Ministero degli Esteri Hong Lei, andrebbe "contro il diritto internazionale e le norme basilari di gestione delle relazioni internazionali".


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