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SÌ A FB, TWITTER E NYT NELLA FREE TRADE ZONE DI SHANGHAI

SÌ A FB, TWITTER E NYT NELLA FREE TRADE ZONE DI SHANGHAI


di Sonia Montrella

Twitter@SoniaMontrella

 

Roma, 24 set. – Pechino apre a Facebook, Twitter e a quotidiani stranieri come il New York Times, ma solo nella 'free-trade zone' di Shanghai. Approvata  in agosto, l'area di libero commercio punta a incentivare la competitività attraverso una politica di condizioni agevolate per le attività imprenditoriali. Motivo per cui chi investe deve godere di ogni 'comfort' a iniziare dalla possibilità di navigare sulla rete secondo quelle che sono le proprie abitudini. "Per accogliere le compagnie internazionali che investono", riferisce una fonte anonima al South China Morning Post che dà la notizia in esclusiva, "e per far sì che gli stranieri vivano e lavorino felicemente nella free-trade zone, dobbiamo pensare a come possiamo farli sentire a casa. Se non possono leggere il NYT o collegarsi a Facebook si chiederanno senz'altro cos'ha di speciale l'area di libero scambio di Shanghai rispetto al resto della Cina".

In base alle nuove disposizioni la free-trade zone di Shanghai permetterà, inoltre, alle aziende di telecomunicazioni straniere di competere contro quelle statali. I tre colossi (statali) della telefonia cinese – China Mobile, China Unicom  China Telecom – sono già stati informati della decisione e, secondo quanto riferito dalla stessa fonte, non hanno sollevato lamentele visto che la politica è appoggiata dai leader supremi  incluso il premier Li Keqiang, il quale è deciso a fare della Free-trade-zone di Shanghai, da lui stesso promossa, il terreno di prova delle riforme economiche. Secondo fonti governative la free-trade zone potrebbe essere estesa nei prossimi anni anche all'intero distretto di Pudong, che copre oltre 1.200 chilometri quadrati.

Facebook e Twitter sono censurati in Cina dal 2009 per paura che il contenuto dei social network possa incitare ribellioni politiche o sociali tali da mettere in pericolo il potere del partito. Il sito web del New York Times, invece, e' stato bandito l'anno scorso, dopo che il quotidiano americano aveva pubblicato una maxi-inchiesta firmata da David Barboza sulla fortuna accumulata in modo occulto dall'ex premier Wen Jiabao e dalla sua famiglia che controllavano beni per quasi 2 miliardi di euro.


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