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LA MISTERIOSA MORTE DI YUAN LIYA

LA MISTERIOSA MORTE DI YUAN LIYA


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest



Pechino, 10 mag. - Aveva diffuso on line voci riguardanti un caso di omicidio, ora è in cella. E' successo a una donna di cognome Ma, che ieri è stata arrestata per avere inserito su Weibo un messaggio in cui raccontava alcuni dettagli della misteriosa morte di una donna di 22 anni originaria della provincia interna dello Anhui trovata morta il 3 maggio e la cui fine era stata frettolosamente archiviata dalla polizia come "suicidio".

 

La morte di Yuan Liya aveva nei gironi scorsi scatenato una protesta di massa nella capitale cinese, con centinaia di persone che si sono radunate per contestare l'esito delle indagini compiute dalle forze dell'ordine. Secondo la ricostruzione dell'evento della polizia la donna sarebbe morta nella notte tra il 2 e il 3 maggio per essersi lanciata dai piani alti del centro commerciale Jingwen alla periferia di Pechino, nel distretto di Fengtai. Yuan Liya lavorava nel centro commerciale e il suo corpo è stato trovato vicino all'uscita del parcheggio sotterraneo. La donna arrestata ieri aveva scritto sul popolare social network cinese che invece la giovane sarebbe morta dopo essere stata violentata da sette guardie dello shopping mall e in seguito gettata fuori dal magazzino di cinque piani.

 

Le proteste di ieri di fronte al centro commerciale di Fengtai, che hanno provocato un blocco del traffico nella zona, sono un fatto abbastanza raro nella capitale cinese: la folla è stata dispersa dalle squadre anti-sommossa e la risposta delle forze dell'ordine per disperdere la folla è stata imponente. Secondo le indagini della polizia e i risultati di una prima autopsia sul corpo della donna non c'erano prove che la giovane fosse stata drogata, violentata e uccisa e il caso è stato identificato come un semplice suicidio. La storia ha fatto il giro internet, con migliaia di utenti di Weibo che hanno l'hanno ripresa e provocato l'attenzione della censura che ha oscurato sia il nome della donna che quello del centro commerciale dalla popolare piattaforma di microblogging. L'ordine impartito dall'ufficio di propaganda della capitale, secondo quanto riporta il China Digital Times, un sito che collabora con l'Università della California, è stato solo quello di lasciare i post che riportavano i comunicati ufficiali della polizia. Prima che scattasse la censura, molti internauti avevano lasciato messaggi dichiarando che non si sarebbero mai suicidati in cui chiedevano in caso di morte agli amici e ai parenti di indagare in maniera approfondita. Il termine "essere stato suicidato" è diventato in breve tempo molto popolare su Weibo.

 

La morte di Yuan Liya rimane avvolta dal mistero: la notte del 2 maggio era stata ripresa dalle telecamere del Jingwen mentre entrava  da sola nel centro commerciale per il suo turno di lavoro. Secondo la testimonianza del proprietario di uno dei negozi all'interno dello shopping mall dove Yuan Liya lavorava, ai genitori della ragazza sarebbe stato anche negato il diritto di visionare i nastri delle videocamere a circuito chiuso che avevano ripreso l'immagine della loro figlia per l'ultima volta. La donna era una lavoratrice migrante, categoria che non gode di tutele sociali e sanitarie a causa di un restrittiva legge sul sistema di registrazione familiare che il governo cinese ha più volte riferito di volere riformare.


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