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HUAWEI: LA CITTA' SMART E' DIGITALIZZATA

HUAWEI: LA CITTA  SMART E  DIGITALIZZATA


di Sonia Montrella
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Roma, 29 mag.- Una città smart è una città digitalizzata. E un Paese intelligente è quello che in tempo di crisi, di tagli alla spesa (pubblica in primo luogo) e di austerità sa guardare in lontananza cogliendo la grande occasione che viene servita su un piatto d'argento dalla tecnologia informatica. E' il succo della conferenza di Huawei, azienda cinese leader nelle soluzioni di Information e Communication Technology, che si è tenuta al Palazzo dei Congressi a Roma nell'ambito del Forum PA. Della centralità dell'informatizzazione sono convinti soprattutto loro, i relatori, Stefano Loiola, vice president Western Europe di Huawei, Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale e Sergio Gianotti, direttore vendite dell'Enterprise Business Group di Huawei Italia.


"L'Italia – osserva Loiola - non ha risorse pubbliche, fa fatica a fare investimenti per far ripartire l'economia, ma abbiamo una grande risorsa: la tecnologia digitale che può andare in aiuto a molti problemi. Alla produttività, ad esempio, e poi alla pubblica amministrazione", solo per citarne alcuni.

Se la scommessa è l'informatizzazione, allora il governo italiano deve porre l'agenda digitale allo stesso livello, o quasi, del fiscal compact. Ne è convinto Parisi che sottolinea che anche in termini di sviluppo, il Paese ha degli impegni da portare avanti e da riportare a Bruxelles: "L'Agenda Digitale è in realtà la vera manovra di politica economica che, mettendo al centro dell'azione pubblica e privata l'innovazione ICT come fattore di cambiamento e di spinta verso un nuovo modello di sviluppo, può portare a un aumento del PIL superiore al 2%".
"E' stato stimato che dalla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana, il bilancio  dello Stato potrebbe ottenere benefici per 35 miliardi di euro, agendo sia dal lato delle maggiori entrate, grazie a misure che combattano l'evasione fiscale, che dal lato della spending review" ha proseguito. D'altronde le pubbliche amministrazioni non spendono certo poco in informatica: "circa sei miliardi di euro all'anno per il solo acquisto di beni e servizi, il problema è che li spende male" sostiene Parisi.

Cifre da capogiro? Non proprio. Secondo il presidente di Confindustria Digitale, la spesa digitale italiana incide per il 2%, in pratica la metà di quella degli altri Paesi europei. I dipendenti pubblici italiani sono pronti? Attualmente no, precisa Parisi, basti pensare che i due terzi degli informatici, degli 'addetti ai lavori' quindi, conosce solo il linguaggio informatico Cobol. Ma è importante, in un Paese proattivo, lavorare alla loro formazione, piuttosto che aspettare che gli analfabeti (informaticamente parlando) vadano in pensione.

A beneficiare dell'informatizzazione anche le aziende. "Per le imprese – ha proseguito Parisi - la digitalizzazione dei processi di interfaccia con le pubbliche amministrazioni potrebbe significare la riduzione del 33% dei costi della burocrazia, con un recupero di produttività equivalente a 23 miliardi di euro. E' necessario dunque assicurare al processo di digitalizzazione del Paese una governance univoca e politicamente forte  in capo alla Presidenza del Consiglio, con l'Agenzia per l'Italia Digitale come suo braccio operativo".

La popolazione globale sta vivendo un crescente fenomeno di urbanizzazione e per la prima volta oltre il 50% delle persone vive in  città. Renderle smart non è più un'opzione quanto piuttosto un imperativo. "E' necessario – spiega Gianotti – dotarle di sensori (wireless, smarthphone) che raccolgono dati per aiutare poi i cittadini nella vita quotidiana, ma questi sensori hanno bisogno di banda larga per viaggiare. Ma più di ogni cosa è importante  standardizzare le pratiche da replicare poi in tutte le città, non solo a casa nostra. Questo è quello che sta facendo, ad esempio, Huawei al centro di ricerca del Politecnico di Milano". Poi ha continuato: "Esportiamo in Cina una quantità di architetti impressionanti per costruire città intelligenti attraverso i building, tecnologie che permettono il telelavoro, ecc. L'Italia e' un laboratorio su cui stiamo puntando insieme alle università italiane e alle industrie".

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