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FITCH: «BANCHE OMBRA, MINACCIA STABILITA' FINANZIARIA»

FITCH: «BANCHE OMBRA, MINACCIA STABILITA  FINANZIARIA»


di Eugenio Buzzetti

 

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 11 giu. - Il sistema bancario ombra potrebbe emettere a rischio la stabilità finanziaria cinese e diffondersi anche ad altri Paesi. E' il monito di dell'agenzia di rating Fitch alla Cina. Sono decine di migliaia di istituti di credito non bancari che secondo le stime ufficiali prestano somme di denaro sempre più ingenti ai diversi settori dell'economia e a enti governativi al di fuori dei normali circuiti: il rischio è che nel totale dei prestiti i non-performing loans (cioè i prestiti in default o vicini al default) incidano in maniera significativa. "E' un mondo selvaggio sotto molti aspetti -ha dichiarato il senior director di Fitch Charlene Chu durante una conferenza stampa a Francoforte- ed è una delle ragioni per cui siamo così preoccupati". A destare sospetti sono soprattutto la scarsa trasparenza del settore e la qualità degli asset a copertura dei prestiti. "E' un rischio concreto -continua Chu- perché una crescente massa di prestiti passa attraverso canali su cui non c'è trasparenza o controllo".

 

Proprio la crescita del settore bancario ombra cinese aveva convinto l'agenzia di rating a declassare il debito a lunga scadenza in yuan da AA- ad A+ con outlook stabile da positivo. I nuovi prestiti in Cina hanno raggiunto nei primi quattro mesi del 2013 la somma di 3500 miliardi di yuan, il 12,9% rispetto all'anno precedente, secondo i dati della Banca Centrale. Il total social financing, indice di misurazione della liquidità nell'economia cinese, è salito a 7900 miliardi di yuan nei primi quattro mesi dell'anno, in netto aumento rispetto ai 4850 miliardi registrati nello stesso periodo dello scorso anno. La domanda di credito arriva soprattutto dagli enti locali e dal settore privato che hanno un accesso ristretto al credito. "Un tasso dell'1% di non-performing loans -ha spiegato Cherlene Chu- ha un valore poco significativo se il 36% del totale del credito è erogato al di fuori del sistema bancario".

 

Nonostante da alcuni mesi la Cina stia lavorando a rendere più trasparente il settore finanziario, nell'occhio del ciclone ci sono soprattutto i wealth management products, strumenti finanziari che offrono la sicurezza dei conti di deposito ma ritorni più alti, e alla cui regolamentazione sta lavorando la China Banking Regulatory Commission, autorithy del settore bancario cinese che a marzo scorso ha emesso nuove e più severe regole sull'emissione di questi prodotti finanziari. In pochi anni i wmp sono cresciuti da quasi zero a 7100 miliardi di yuan, dato di fine 2012. Entro fine anno le banche saranno tenute a ridurre al 35% la quota di wealth management products investita in asset non liquidi, o ridurla al 4% del totale degli asset. Gli istituti di credito non in regola saranno costretti a ridurre i margini di profitto dei wealth management products attraverso robuste iniezioni di capitale a sostegno dei prodotti emessi. "Sono già apparsi segnali di stress nei settori finanziari più deboli -ha spiegato ancora Charlene Chu- tendenzialmente istituzioni finanziarie ai margini del sistema che gradualmente cercano di spostarsi all'interno". I primi effetti della cura sarebbero già visibili: ad aprile le filiali pechinesi di Bank of China hanno venduto wmp per 5,5 miliardi di yuan, un calo drastico rispetto ai 14 miliardi del mese di marzo.

 

L'unico scenario possibile per risolvere l'esposizione degli isituti di credito non bancari è quello di trasferire il rischio al settore bancario con le banche del Dragone che dovranno fare fronte a una massa sempre crescente di debiti insolubili. Nonostante secondo l'agenzia di rating il rischio di un contagio persista, alcuni fattori intervengono a mitigare la situazione: tra questi le ampie riserve della Banca Centrale; il fatto che i finanziamenti rimangono in gran parte in patria, e che i principali istituti di credito e bancari sono controllati dallo Stato. Chrlene Chu cita come esempio di possibile contagio la riduzione del valore delle azioni delle banche cinesi nel 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale: uno scenario, secondo la senior director di Fitch, che potrebbe ripetersi ancora.




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