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DA CINA E PAKISTAN UNA 'COMUNITA' DI DESTINI CONDIVISI'

DA CINA E PAKISTAN UNA  COMUNITA  DI DESTINI CONDIVISI


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma, 20 feb.- Cina e Pakistan insieme per la creazione di una "comunità di destini condivisi ". Questo il risultato principale della visita in Cina del presidente pakistano Mamnoon Hussain che ieri ha incontrato Xi Jinping. I due Paesi, sottolinea l'agenzia di stato Xinhua, hanno rapporti di buon vicinato. Da parte sua Pechino gestisce le relazioni con Islamabad in una prospettiva strategica e di lungo termine.


Il "consolidamento" dei rapporti con la Cina  rappresentano la "pietra angolare della futura politica estera pakistana" ha osservato Hussein, alla sua prima visita all'estero da quando ha assunto la carica lo scorso settembre. Il presidente, arrivato martedì nella capitale cinese, ha incontrato Zhang Dejiang, presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo - il massimo organo legislativo del Drago -, mentre è previsto per la giornata di oggi il meeting con il premier Li Keqiang.

"La Cina sosterrà con forza il Pakistan nei suoi sforzi per mantenere a sovranità, l''indipendenza e l'integrità territoriale" si legge in un comunicato stampa rilasciato al termine dei colloqui tra i due presidenti. Allo stesso modo Islamabad "si opporrà a qualsiasi forza che tenterà di minacciare la sovranità cinese".

Nello specifico i due leader hanno concordato su una cooperazione che investirà il settore economico, commerciale, energetico, culturale e quello della difesa e sicurezza. Pechino e Islamabad adotteranno azioni coordinate anche su questioni regionali, di interesse chiave per entrambe, e internazionali, si legge sulla Xinhua che, tuttavia, non fornisce ulteriori dettagli.

Cina e Pakistan si definiscono "alleati per tutte le stagioni", i due hanno relazioni di lunga data, e sebbene non esista un'alleanza militare formale, la cooperazione nel settore è forte. Pechino è la principale fonte di armi per l'esercito pakistano, mentre Islamabad rappresenta una delle principali destinazioni dell'export degli armamenti cinesi, la metà – secondo lo Stockholm International Peace Reasearch Institute (SIPRI) spedito proprio in Pakistan nel 2008-2009.

Assoluta convergenza anche sulla questione terroristica: secondo il comunicato stampa il Pakistan riconosce l' East Turkistan Islamic Movement come un'organizzazione terroristica che minaccia la pace e la stabilità nella regione autonoma cinese dello Xinjiang – teatro di gravi scontri tra la minoranza uigura turcofona e musulmana e la popolazione han – e dei due Paesi. "Il Pakistan continuerà a sostenere la Cina nella sua lotta contro i tre mali: terrorismo, estremismo e separatismo".
 
L'ETIM, sigla affibbiata al gruppo dal governo cinese, è indicato da Pechino come il "responsabile dell'attacco terroristico" di Tian'anmen del novembre scorso quando un suv con tre persone a bordo si è scontrato con la folla prima di prendere fuoco davanti all'ingresso principale della Città Proibita. Nell'incidente hanno perso la vita cinque persone, tra cui i tre passeggeri.

Tuttavia,secondo Michael Clarke, docente della Griffith University di Sydney e autore di Xinjiang and China's rise in central Asia, intervistato da AgiChina sulla questione "l'ETIM è stato al massimo un gruppo che ruotava attorno alla figura di Hasan Mahsum, uighuro, che ha lasciato lo Xinjiang nel 1997 (per paura della repressione) e stando alle cronache ha fondato il gruppo tra il 1998 e il 1999, in Afghanistan. Mahsum è stato ucciso durante un'operazione militare nel Waziristan del sud nel 2003, e da allora ci sono state poche prove concrete delle attività operative dell'ETIM. Infatti, molti osservatori (tra i quali anch'io) credono che il gruppo sia in larga parte dormiente".

La stessa Washington dopo averlo inserito in un primo momento nella lista nera delle organizzazioni da sorvegliare all'indomani  dell'11 settembre 2001 lo ha depennato dall'elenco, per il sospetto che il gruppo non esistesse -o, almeno, non operasse- in maniera strutturata.

 

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