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SUMMIT DAL GRANDE VALORE SIMBOLICO TRA CINA E TAIWAN

SUMMIT DAL GRANDE VALORE SIMBOLICO TRA CINA E TAIWAN


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 13 feb. - Cina e Taiwan si parlano a livello di enti governativi per la prima volta in 65 anni, in un incontro che è stato definito storico e dall'alto valore simbolico. E Nanchino, città che storicamente divide il PCC dal Kuomingtang, è oggi il luogo di una possibile riconciliazione tra le due Cine. I rapporti tra i lati dello stretto si erano ammoribiditi, la prima volta, nel 1992, quando erano cominciati i rapporti commerciali tra Pechino e  Taipei, oggi schizzati a circa 200 miliardi di dollari annui di scambi commerciali. Nei colloqui, i delegati alle politiche con la controparte, Zhang Zhijun per la Cina e Wang Yu-chi per Taiwan, si sono detti d'accordo nell'aumentare gli scambi commerciali e nell'istituire un servizio di assistenza sanitaria agli studenti che si trovano nei reciproci Paesi. Ma sono soprattutto le discussioni attorno alla possibilità di creare uffici per le relazioni a tenere alte le aspettative internazionali sull'incontro di questi giorni. L'istituzione delle sedi segnerebbe un passo avanti, e i nuovi uffici potrebbero ricoprire alcune funzioni proprie della diplomazia, segnando l'inizio di un riavvicinamento tra le due capitali. Anche se gli analisti invitano alla prudenza e a non tirare conclusioni affrettate sugli incontri di questi giorni.

"E' la prima volta che due ministri si incontrano in Cina, quindi due personaggi di profilo politico, e non solo commerciale o tecnico" afferma ad AgiChina24 Jean Pierre Cabestan, oggi direttore del dipartimento di Studi Internazionali e di Governo della Baptist University di Hong Kong, e negli anni Novanta direttore del Centro Francese di Ricerca sulla Cina contemporanea di Taipei. "Altri incontri ci sono stati in passato, ma non tra ministri e non in Cina - continua Cabestan - Si tratta certamente di un passo avanti verso la normalizzazione, ma allo stesso tempo non credo che la normalizzazione possa essere completa, perché ci sono due Stati cinesi, e questa è una grossa limitazione. Non dovremmo essere troppo ottimisti o tirare conclusioni affrettate su questi incontri dal valore molto simbolico".

 

Il processo che ha portato ai colloqui di questi giorni nasce da lontano, come ha spiegato lo stesso Wang Yu-chi prima di lasciare l'isola, martedì scorso, e negli ultimi anni, con Ma Ying-jeou alla presidenza di Taiwan, ha subito un'accelerazione. "Non si tratta dell'inizio della normalizzazione, che era cominciata nel 2008, con l'elezione di Ma Ying-jeou - spiega ad AgiChina24 Jerome A. Cohen, senior fellow presso il Council on Foreign Relations e docente presso lo US-Asia Law Institute della New York University - Ma questo è un nuovo passo avanti, perché i due lati si sono incontrati per la prima volta in un formale incontro governativo e l'apertura degli uffici di rappresentanza promuoverà ulteriormente la cooperazione e gli scambi". Cohen insiste nel sottolineare l'importanza dell'elezione di Ma alla presidenza di Taiwan come il momento più importante per l'ammorbidimento dei rapporti, rispetto alla tensione degli anni di Chen Shui-bian a capo dell'isola.

Tra le possibili conseguenze dei colloqui di questi giorni, Cohen cita "l'aumento delle relazioni commerciali e forse l'inizio del ritiro dei missili cinesi che minacciano Taiwan". Un'ipotesi meno probabile per Cabestan. "Anche qualora fossero rimossi, i missili puntati su Taiwan potrebbero essere rimessi al loro posto molto alla svelta", precisa lo studioso di Hong Kong. "Si tratta, poi, solo di un aspetto della questione: nell'equazione dovremmo includere anche l'Aeronautica e la Marina cinesi, che stanno diventando sempre più potenti e capaci di costituire una minaccia" per l'isola.

 

I colloqui di questi giorni non sono stati privi di situazioni di imbarazzo istituzionale. Data la circostanza, il protocollo dell'incontro ha subito alcune modifiche, per evitare di urtare i sentimenti della controparte: via le bandiere, niente targhe con le cariche ufficiali. La Storia divide ancora Cina e Taiwan, a 65 anni dalla nascita della Repubblica Popolare: entrambi i lati dello stretto si proclamano come "l'unica Cina". Zhang Zhijun ha confermato con il suo collega le buone relazioni tra Pechino e Taipei, ma è stato chiaro sull'importanza che Taiwan non rivendichi mai formalmente l'indipendenza. Che i momenti di imbarazzo non si potessero evitare per sempre era chiaro, e ieri è diventato evidente:  un'affermazione di Wang Yu-chi ha fatto inarcare più di un sopracciglio tra gli esponenti della Repubblica Popolare, quando l'inviato di Taipei ha pronunciato ad alta voce il nome ufficiale del suo Paese, Repubblica di Cina, nel corso di una cerimonia al mausoleo di Sun Yat-sen,che entrambi i lati dello stretto riconoscono come il padre della Cina moderna. Wang ha poi rincarato la dose parlando di un Paese, il suo, che è stato "la prima democrazia in Asia" e che "esiste da 103 anni", data in cui venne fondata la Repubblica di Cina da Sun Yat-sen, con capitale Nanchino.

 

Superato l'impasse, sullo sfondo resta ancora da decidere se i presidenti dei due Paesi si incontreranno in futuro. "Una delle aspettative di Ma - continua Cabestan - è quella di potere incontrare Xi prima della fine del suo mandato, magari già al vertice Apec che si terrà a Pechino a ottobre" come aveva ipotizzato nei giorni scorsi lo stesso Wang Yu-chi. Era stato lo stesso Xi Jinping a spingere per un colloquio tra i rappresentanti dei due lati dello stretto, durante i lavori dello scorso vertice APEC, a Bali, quando si era incontrato con il rappresentante dell'isola, Vincent Siew. "E' possibile che Xi e Ma possano incontrarsi - ipotizza Cohen - ma forse i tempi non sono ancora maturi". Eppure, il tempo stringe, sia per Pechino che per Taipei. "La Cina senza dubbio si rende conto che Ma ha davanti solo altri due anni - conclude Cohen - e sicuramente avverte la pressione di rendere il più proficuo possibile il tempo che  la separa dal termine del suo mandato".

 

13 febbraio 2014

 

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