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CHIEDEVA MAGGIORE TRASPARENZA POLITICI, ATTIVISTA ARRESTATO

CHIEDEVA MAGGIORE TRASPARENZA POLITICI, ATTIVISTA ARRESTATO


di Giovanna Tescione

 

Pechino, 17 lug. – Le autorità cinesi hanno arrestato a Pechino Xu Zhiyong, l'attivista che guida il movimento Gongmeng, difensore dei diritti della cittadinanza; Xu chiede ai membri del governo di rendere pubblici i loro beni per frenare la crescente corruzione nel Partito Comunista Cinese.
 
In un comunicato, l'organizzazione Human Rights in Cina ha confermato che Xu è stato arrestato ieri in casa sua, a Pechino, dove era ai domiciliari da due mesi: l'attivista è stato accusato di "riunire un gran numero di persone per alterare l'ordine pubblico". Dopo l'arresto, l'avvocato e attivista è stato trasferito nel centro di detenzione 'numero 3' della capitale cinese, dove rimane confinato.
 
La polizia cinese ha rifiutato di confermare l'arresto di Xu ai giornalisti della Reuters. Il cellulare dell'avvocato risulta irraggiungibile da mercoledì, mentre la moglie Cui Zheng rifiuta di farsi intervistare – riferisce l'agenzia. 
 
Dura la replica dell'avvocato di Xu riferita dal South China Morning Post: "Come può un uomo per mesi agli arresti domiciliari alterare l'ordine pubblico?”. La conferma arriva anche da Teng Biao, ex avvocato per i diritti umani, attivista e fondatore del Movimento Nuovi Cittadini: "Xu è stato trattenuto ai domiciliari per tre mesi senza alcuna motivazione formale da parte delle autorità. È possibile che anche altre persone saranno arrestate".
 
In aprile altri tre attivisti Liu Ping, Li Sihua e Wei Zhongping, membri dello stesso movimento di cui fa parte Xu, sono stati arrestati a Xinyu nella provincia meridionale del Jiangxi. In attesa di processo, rischiano cinque anni di prigione - rendono noto i legali che definiscono le accuse "un'assurdità". Nei giorni scorsi circolava sul web una fotografia che ritraeva i tre attivisti del Jiangxi con in mano un cartello recante le scritte: "Chiediamo fermamente ai funzionari di rendere pubbliche le proprie ricchezze" e "Xi Jinping ponga fine alla dittatura".
 
Il giro di vite messo in atto dal governo negli ultimi mesi ha portato all'arresto di 15 attivisti. "Si stanno scagliando contro il movimento gongmeng", ha dichiarato un esponente del movimento della provincia dello Hunan, che ha poi aggiunto: "Con Xu hanno arrestato una delle figure più importanti del gruppo".  
 
Xu, che dieci anni fu tra i primi attivisti a denunciare le prigioni illegali, era stato già arrestato nel 2009 con l'accusa di evasione fiscale, un "tentativo di screditare il suo lavoro" secondo il giudizio dei suoi legali. Le autorità cinesi avevano in seguito ritirato le accuse sotto la pressione di un'opinione pubblica inferocita. Nel maggio scorso, poi, l'avvocato è stato messo di nuovo ai domiciliari.
 
La raffica di arresti, secondo gli analisti, rischiano di gettare discredito sulla campagna anti-corruzione lanciata con vigore dal Presidente Xi Jinping sin dall'inizio del suo incarico; i cittadini cinesi chiedono con maggiore insistenza di rendere pubbliche le ricchezze dei funzionari. Il partito non tollera le voci critiche che rischiano di mettere in discussione la sua autorità, scandisce Human Rights Watch: "Il giro di vite del governo sugli attivisti anticorruzione non solo va contro la retorica di Xi Jinping ma ne mina anche la credibilità - dice Maya Wang - La cosa giusta che il governo dovrebbe fare adesso è liberare gli attivisti".
 
Gli arresti hanno un fondamento legale: in una nota emessa a giugno dal Procuratorato Supremo del Popolo (il più alto organo legislativo a livello nazionale)  si chiedeva di "prendere seri provvedimenti contro le assemblee illegali e contro le masse che alterano l'ordine pubblico con l'obiettivo di sovvertire il potere statale".


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