In evidenza

CASO CHEN, LA PAROLA AI LEGALI

CASO CHEN, LA PAROLA AI LEGALI


di Antonio Talia
twitter@AntonioTalia

Pechino, 2 mag.- Sono ore convulse a Pechino: nel pomeriggio di mercoledì l'attivista politico Chen Guangcheng ha lasciato l'ambasciata Usa, dove si era rifugiato per sei giorni dopo una clamorosa fuga dagli arresti domiciliari. "Si sta recando in un ospedale della capitale dove verrà sottoposto a cure mediche e potrà ricongiungersi alla famiglia" ha dichiarato un diplomatico americano. Numerose fonti riferiscono che Chen non è stato consegnato ai funzionari cinesi, ma si troverebbe all'ospedale del distretto di Chaoyang scortato dall'ambasciatore USA Gary Locke.

Le prime reazioni ufficiali di Pechino sono infuriate: "Non possiamo assolutamente accettare l'interferenza dell'America nei nostri affari interni. Gli Usa devono rispettare le norme internazionali, - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Liu Weimin in una nota -adesso la Cina esige le scuse degli Stati Uniti".

Teng Biao, avvocato cinese che si occupa di diritti umani e aveva riunito un team legale per seguire la vicenda, ha reso noto che la moglie, la figlia e la madre di Chen Guangcheng sono state liberate dagli arresti cui erano sottoposte insieme all'attivista e si trovano a Pechino. "Ho ricevuto ampie rassicurazioni" ha detto l'attivista per bocca del suo legale Li Jinsong, senza chiarire però quali sarebbero i termini dell'accordo che lo hanno convinto a lasciare l'ambasciata USA. Il caso diplomatico, quindi, è ancora lungi dall'essere risolto e si moltiplicano gli interrogativi sulla sorte di Chen e della famiglia. "Tutto fa supporre che Chen Guangcheng si trasferirà con la famiglia negli Stati Uniti e accetterà lo status di rifugiato politico" aveva detto in un primo momento Nicolas Bequelin, senior researcher per l'Asia di Human Rights Watch. Poco dopo il ricercatore ha rettificato citando fonti americane:  "Chen resterà in Cina, verrà trasferito in un'altra provincia, frequenterà l'università, e i funzionari americani saranno custodi della sua sicurezza. I funzionari del Dipartimento di Stato Usa hanno affermato che è stato lo stesso Chen a dire che intende restare in Cina".

Come riferisce ad AgiChina24.it l'esperto di diritto cinese Jerome Cohen, in un primo momento la richiesta di asilo politico non sembrava l'obiettivo dell'attivista: "Chen chiede da tempo l'applicazione di quei meccanismi di responsabilità a carico dei dirigenti, che nella legislazione cinese esistono, ma vengono ignorati - dice Cohen, professore alla New York University School of Law, –e  tutta la sua azione di questi anni si rivolge verso un risultato concreto, la riforma del diritto cinese".  

Chen, 40 anni, cieco dall'infanzia, è un avvocato autodidatta che aveva portato all'attenzione dell'opinione pubblica la prassi degli aborti e delle sterilizzazioni forzate applicata nella provincia dello Shandong per rispettare le quote sui figli unici decise dal governo centrale. Dopo quattro anni di detenzione era subito stato condotto agli arresti domiciliari senza un'accusa formale, una pratica illegale, ma che in Cina viene applicata di frequente ai dissidenti, accompagnata spesso da violenze e maltrattamenti.

Dopo la diffusione della notizia i commentatori ultranazionalisti cinesi si sono scatenati: "La Cina è ancora una volta in una posizione passiva come 10 anni fa, quando l'America si faceva guida e portavoce dei diritti umani - ha detto il conduttore televisivo Sima Nan -, noi possiamo solo continuare a subire". 

Il caso Chen rischia di provocare una rottura diplomatica proprio alla vigilia del Dialogo Economico e Strategico Cina-Usa, che si apre domani. Un vertice programmato da tempo, per il quale sono giunti a Pechino il segretario di Stato USA Hillary Clinton e il segretario del Tesoro Timothy Geithner. 

 

©Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci