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Abusi su minori in crescita, protesta anche Ai Weiwei

Abusi su minori in crescita, protesta anche Ai Weiwei<br />


di Giovanna Tescione

 

Roma, 30 mag.- Sei bambine di una scuola elementare vittime di abuso sessuali da parte del direttore della scuola e di un funzionario. Quello di Wangning, nella provincia di Hainan, è solo l’ultimo triste episodio di un fenomeno in crescita in Cina. E con tutta probabilità il numero emerso è, infatti, solo una goccia nel mare di fronte a tanti altri casi che ancora restano offuscati.Solo negli ultimi 20 giorni si sono registrati sette casi su tutto il territorio nazionale. “Lasciate stare i nostri bambini” è l'appello disperato di milioni di famiglie che chiedono al governo misure più severe.

 

Ye Haiyan, femminista e attivista che da anni porta avanti campagne per denunciare le condizioni delle prostitute in Cina, questa settimana ha intrapreso una battaglia online contro la pedofilia, riferisce il South China Morning Post. La donna, con un gesto provocatorio, ma di grande impatto, si è fatta fotografare con in mano un cartello con la scritta “Direttore, chiama me, ma lascia stare i bambini”, con tanto di firma e numero da chiamare, non il suo, ma un telefono amico per donne. Un gesto che ha scatenato un'ondata di emulazione tra tante donne e madri, e non solo... Ha sposato la causa e posato anche lui: Ai Weiwei, l'archistar, dissidente, neorock-star e scrittore, da domani in libreria per Einaudi con "Weiweismi" una raccolta di aforismi su arte, politica e libertà. Non è la prima volta che l'artista è sensibile al tema dei soprusi sui minori: Ai aveva dedicato una delle sue opere più controverse ai bambini morti sotto le macerie delle scuole crollate dopo il terremoto del Sichuan nel 2008.

 

Alla luce dei fatti, e in un clima generale di rabbia e timore, i tribunali di tutto il Paese hanno ricevuto  l’ordine di adottare pene più severe per i pedofili, dopo che la Corte Suprema ieri ha reso noti altri tre casi di abusi su minori. Tra i colpevoli un insegnante di 47 anni giustiziato per aver violentato sette bambine di una scuola elementare dal 2009 al 2011, costringendole a guardare video pornografici e fotografandole durante gli abusi. In manette anche un uomo imprigionato per aver istigato alcune adolescenti a rubare.

 

Xue Shulan, giudice associato del tribunale, ha riferito a Radio Cina Nazionale che gli insegnanti saranno puniti severamente, aggiungendo che “i tribunali di tutti i livelli dovrebbero aumentare le pene contro i reati sui minori, assegnando la pena di morte a quei criminali che hanno gravemente danneggiato i diritti dei minori. Non ci deve essere nessuna pietà per loro”. Parole cui fanno eco quelle di molti netizen che chiedono di “rendere le leggi più severe” per proteggere i loro bambini.

 

La sentenza per il direttore della scuola di Wangning non si è fatta attendere e la condanna per violenze sessuali è arrivata nella giornata di ieri. Intanto i genitori delle bambine violentate hanno nominato sette avvocati per fare causa ai sospettati, chiedendo una condanna anche per il poliziotto che, secondo l’accusa, avrebbe tentato di minimizzato la vicenda, nel tentativo di metterla a tacere. Uno degli avvocati delle vittime ha riferito che “le famiglie sentono su di loro una forte pressione, mentre a noi è stato detto che non è più necessaria la nostra presenza”.
La mancanza di leggi ad hoc sugli abusi sessuali perpetrati ai danni di minori rende, però, la questione ancora più spinosa. In Cina al momento non esiste nessuna legge specifica che tuteli i minori dagli abusi, l’unico reato presente nel codice penale riguarda il reato di abusi nei confronti di un membro della propria famiglia e la pena non supera i due anni. Un paradosso se si pensa che per il reato di concussione oltre una certa cifra si rischia la pena di morte.

 

L’argomento era già stato affrontato a gennaio di quest’anno quando la Federazione delle donne di Shanghai aveva chiesto di inserire il reato di abuso sui minori nel codice penale.


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