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04 GIUGNO

Tiananmen, in 110mila a Hong Kong
ricordano il massacro

Tiananmen, in 110mila a Hong Kong<br />ricordano il massacro


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 5 giu. - In centodiecimila si sono radunati a Hong Kong per commemorare il ventottesimo anniversario della strage di piazza Tian'anmen, che ha segnato la fine delle proteste pro-democratiche degli studenti cinesi iniziate nell'aprile dello stesso anno, mentre almeno undici attivisti sono stati presi in consegna dalle forze dell'ordine in Cina, per il tentativo di commemorare le vittime della repressione dell'esercito del 4 giugno 1989. Il bilancio delle commemorazioni di quest'anno è, però, il più deludente sotto il profilo della partecipazione. I centodiecimila di Victoria Park, a Hong Kong, secondo le stime fornite dagli organizzatori, rappresentano l'affluenza più bassa dal 2008: un dato che cade a poco meno di un mese dal ventesimo anniversario del ritorno di Hong Kong alla Cina, per celebrare il quale è previsto l'arrivo sull'isola del presidente cinese, Xi Jinping.

Un segnale, questo, di un sempre più spiccato senso di appartenenza a Hong Kong tra i giovani, ma anche di un numero sempre maggiore di persone, nella Cina continentale, che vede nella repressione di ventotto anni fa una tappa necessaria  per arrivare al livello di benessere e di stabilità odierno in Cina. E' l'opinione di Louisa Lim, autrice del saggio "The People's Republic of Amnesia: Tiananmen Revisited", pubblicato dalla Oxford University Press, che ai microfoni del Financial Times, ha spiegato il suo punto di vista sull'eco dei fatti di allora sulla Cina contemporanea. "E' una visione molto comune in Cina e va di pari passo con l'idea che l'alternativa sarebbe stato il caos come in Russia". Una sorta di male minore che non sarebbe però sostenuta da tutti: secondo un sondaggio compiuto dall'Università di Hong Kong nel corso di quest'anno, il 46% degli interpellati ritiene che gli studenti abbiano fatto la cosa giusta nel 1989, mentre solo il 12% è d'accordo con la gestione delle proposte da parte del governo. Oltre due su tre, il 69% degli interpellati, accusa, infine, come sbagliata la repressione del governo cinese.

L'anniversario della repressione è stata anche l'occasione per un duro scontro di opinioni tra Pechino, che considera ufficialmente i fatti del 1989 come "disordini", e Taipei. Il Ministero degli Esteri cinese ha risposto seccato, oggi, ai commenti della presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, che ieri ha ricordato gli eventi di ventotto anni fa su Twitter. Nel 1989 "studenti e cittadini hanno sfidato la realtà politica in Cina. Le loro azioni hanno ispirato una generazione". Tsai ha anche invitato Pechino ad abbracciare la democrazia sull'esempio di Taipei. "Taiwan può condividere molto sulla transizione alla democrazia. Per la democrazia: alcuni arrivano prima, altri in ritardo, ma alla fine tutti ci arriveremo", ha scritto la leader dell'isola. Anche a Taipei, oltreché a Hong Kong, si è tenuta una cerimonia per commemorare le vittime di piazza Tian'anmen. Osservazioni a cui il governo cinese ha ribattuto attraverso Ma Xiaoguang, direttore dell'ufficio per le Relazioni con Taiwan, secondo cui solo il governo cinese ha il diritto di parlare degli affari interni cinesi, mentre Tsai farebbe meglio a riflettere sul "malcontento dilagante" all'interno di Taiwan e sul fatto che, con la sua presidenza, "le relazioni nello Stretto hanno raggiunto un impasse".


05 GIUGNO 2017

 

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