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Il rapporto della Euccc "China 2025"

Monito delle imprese europee:
mancano aperture mercato

Monito delle imprese europee: <br />mancano aperture mercato


di Eugenio Buzzetti

Pechino, 7 mar. - Dura critica delle imprese europee in Cina alla strategia di ammodernamento del settore manifatturiero cinese. La Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina (Euccc) ha pubblicato il rapporto "China Manufacturing 2025: putting industrial policy ahead of market forces", in cui esamina gli aspetti negativi della linea scelta dal governo cinese per l'ammodernamento del proprio settore manifatturiero. Lo studio della Euccc - pubblicato mentre a Pechino sono in corso i lavori della seduta congiunta annuale dell'Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese, i due organi più importanti sul piano legislativo - si concentra su cinque settori, tra i più caldi dell'industria, come quello dei veicoli alimentati a energie pulite, della robotica industriale e dei semiconduttori.

Nonostante l'ammodernamento dell'industria sia necessario per il benessere dell'economia del gigante asiatico, spiega la Euccc, il progetto del governo di Pechino ha alimentato le tensioni con i partner commerciali internazionali a causa di una "attentamente orchestrata strategia industriale", sottolinea una nota di accompagnamento al rapporto, fondata sui sussidi, sul sostegno alle inefficienti imprese di Stato, sulle limitazioni nell'accesso al mercato per le imprese straniere e sulle acquisizioni di gruppi europei e di altre parti del mondo con l'appoggio dello Stato. "Invece di procedere gradualmente con le riforme del mercato annunciate al termine del terzo plenum del 2013, i pianificatori statali stanno sfortunatamente ricadendo nel vecchio approccio di processo decisionale dall'alto", ha sottolineato in una nota il presidente della Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina, Joerg Wuttke. "Questo pone seri problemi non solo alle aziende europee, ma anche a gran parte del settore privato cinese, e all'economia, più in generale".

In conclusione, le aziende europee che operano in Cina chiedono segnali di cambiamento per un trattamento egualitario delle imprese straniere e locali in Cina, rifacendosi al discorso del presidente cinese, Xi Jinping, al World Economic Forum di Davos del gennaio scorso, in cui Xi si era schierato apertamente a favore della globalizzazione e contro il protezionismo commerciale. Oltre alla posizione dura della Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina, ieri, un'altra critica era arrivata dall'ambasciatore tedesco a Pechino, Michael Clauss, che ai microfoni di Cnbc aveva parlato di un "crescente protezionismo" nel gigante asiatico. Pochi giorni dopo le parole di Xi a Davos, il 25 gennaio scorso, anche l'ambasciatore dell'Unione Europea in Cina, Hans Dietmar Schweisgut, aveva chiesto durante una conferenza stampa alla sede della delegazione diplomatica Ue a Pechino, maggiori aperture del mercato interno alla Cina, di cui mancano ancora "sufficienti segnali" a riguardo.


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