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Proteste pro-democratiche

YIN HAOLIN A STUDENTI HK:
"NON ABBIATE FRETTA"

YIN HAOLIN A STUDENTI HK: <br /> NON ABBIATE FRETTA


di Emma Lupano
Twitter@Lupemma


 

Pechino, 10 ott. - C’è il leitmotiv finanziario, quello cospiratorio, quello su caos e instabilità, e quello disfattista. Sono questi i punti di vista e le tendenze interpretative con cui la stampa della Cina continentale avrebbe raccontato Occupy Central secondo le analisi dei ricercatori del China Media Project della University of Hong Kong. Dall’insistere sul danno economico provocato all’isola dalle manifestazioni alle dietrologie sulla manipolazione del movimento da parte dell’Occidente; dal sottolineare il caos generato dai manifestanti al raccontare degli studenti tornati in università a studiare dopo la protesta, la copertura dei fatti di Hong Kong non sembra sia stata, come era prevedibile, particolarmente variegata.

Oltre ad “armonizzare” (ossia a cancellare) commenti e post pubblicati dai netizen sull’argomento, la macchina della propaganda ha funzionato seguendo gli ormai tradizionali slogan del “prendere l’iniziativa nel riportare le notizie” e del “guidare l’opinione pubblica”, assegnando cioè alle testate istituzionali direttamente controllate dalla leadership centrale il compito di pubblicare la versione ortodossa dei fatti, imponendo poi a tutte le altre testate di riportarla in modo integrale o con minime variazioni.

Se le cronache uscite in questi giorni sull’argomento non potevano dunque essere altro che la riscrittura delle veline provenienti dall’agenzia di stampa Xinhua e dal Quotidiano del popolo, i commenti e gli editoriali dovevano necessariamente essere più creativi. I punti di vista che gli autori hanno potuto esprimere, però, non sono lontani dal solco.

Ne è un esempio l’editoriale uscito sul Zhongguo Qingnian Bao l’1 ottobre, anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese. Lo firma Yin Haolin, professore e medico in pensione e commentatore freelance migrato negli Stati Uniti, che lo definisce una “lettera aperta agli ispiratori e ai manifestanti di Occupy Central”.

Yin Haolin, nome inglese Raymond W. Yin, vuole subito mostrare che il suo è un messaggio scritto a cuore aperto. “Sono un cinese che vive all'estero da circa 50 anni, all'inizio non mi preoccupavo per il futuro di Hong Kong, ma via via non ho potuto più evitare di provare apprensione, perché non posso guardare passivamente oltre 7 milioni di miei compatrioti mentre si fanno trascinare da una minoranza in un vicolo cieco e senza alzare la voce. È possibile che quello che dico non sia piacevole da ascoltare, ma se non tirassi fuori quello che ho dentro, mi farebbe male il cuore”.

Il cinese diventato americano si rivolge agli ispiratori del movimento e pone loro una serie di domande, ovviamente retoriche. “In gran parte, voi che avete ispirato il movimento, siete professori universitari. Dovreste essere persone erudite, invece sembra che non capiate il corso degli eventi, che non sappiate imparare dall'esperienza, che siate convinti di rappresentare la volontà popolare agitando una massa di giovani teste calde. Ma io – scrive Yin brandendo uno degli argomenti usati in lungo e in largo da molti commentatori cinesi - vi chiedo: durante la dominazione britannica, sceglievate voi il governatore di Hong Kong?”.

Seconda domanda: “Lo schema delle elezioni generali proposto ha violato la legge fondamentale di Hong Kong? Voi dite che quello schema non si conforma agli standard internazionali, ma quale è la vostra definizione di standard internazionali? Chi l'ha definita? E ditemi, in quali paesi le elezioni sono condotte secondo standard internazionali dettati da altri?”.

Il terzo argomento, con domanda annessa, è una rivisitazione del classico tema della gradualità del processo democratico e dell’unicità del caso cinese: “La democrazia è un processo graduale, non bisogna avere fretta, perché la fretta può generare incidenti. Naturalmente il processo di selezione dei candidati proposto per Hong Kong non è ancora perfetto, ma si tratta pure sempre di un buon inizio. Domani potrebbe essere molto migliore, ma la vostra fretta rischia di creare soltanto disordini, sia a Hong Kong che in Cina. Vi assumete voi questa responsabilità?”.

E ancora: “Deng ha promesso che per 50 anni l'amministrazione speciale di Hong Kong non sarebbe cambiata, ebbene, è forse cambiata? Quanti anni e quante difficoltà ci sono voluti perché Hong Kong raggiungesse questo livello di equilibrio e prosperità? Dovete tenervelo stretto. Non bisogna pretendere tutto. Usate una visione di lungo periodo e sperate nella prosperità della madrepatria. La democrazia potrà sorgere naturalmente e i cinesi di Hong Kong e della terraferma potranno tutti vivere felicemente. Non sarebbe meglio?”.

Yin mescola poi lo l’argomento sulla minoranza rappresentata dal movimento con quello sui rischi del caos: “Molti di voi sono professori, il vostro compito è insegnare, non portare i ragazzi a manifestare illegalmente per le strade, rovinando il loro futuro. Molte delle questioni che ritenete giuste in realtà non lo sono, e non vi rendete conto che dal lato opposto al vostro c'è una maggioranza silenziosa. Bisogna comprendere meglio i vantaggi e gli svantaggi di una completa occidentalizzazione, guardare prima di spiccare il balzo. Vi chiedo, se il PCC promettesse di realizzare le vostre richieste, anche i cinesi della terraferma vorranno imitarvi, ma nella situazione attuale, credete che il partito comunista potrebbe soddisfare la richiesta che ogni persona voti il presidente del paese? Se a Hong Kong e in Cina ci fossero grandi disordini, voi forse potreste scappare all'estero, ma i cittadini della terraferma cosa potrebbero fare? Gli USA hanno inviato le truppe in Iran, Libia, Iraq, Siria, Afghanistan perché guidati da governi ingiusti e perché i cittadini non sono liberi. Ma il risultato qual è stato? I governanti sono stati uccisi o imprigionati o sono fuggiti, ma la popolazione è stata liberata? La loro vita è forse migliorata?”.

 

Anche perché, argomenta Yin, non è che la democrazia sia buona per tutti o per tutte le stagioni. E chi suonerebbe più credibile nel dirlo di un cinese emigrato in Nord America da decenni? “Sono venuto a lavorare in Canada ormai 50 anni fa. So che la democrazia occidentale non è una panacea, e che per funzionare deve esserci una popolazione in grado di gestirla. Ad oggi, la democrazia europea e americana è buona, anche se imperfetta, a Taiwan invece è tossica, nei paesi arabi è una calamità, e portata in Cina potrebbe creare grandi disordini. Come fate a non capire questo semplice ragionamento?”.

Ma è sul finale del commento che Yin spicca il volo per lanciarsi in una celebrazione delle sorti progressive della Cina e della sua attuale leadership. “Di sicuro il PCC ha compiuto molti errori, ed errori non lievi, ma solo conoscendo gli errori si può cambiare, e portare la Cina in avanti. Dall'avvio delle riforme, il partito ha trasformato la Cina nel secondo paese più potente del mondo. Come fate a non vederlo? Come potete non essere felici di questo? Naturalmente ci sono stati costi pesanti da pagare: all’inizio lotte e disumanità, in seguito corruzione, disparità tra ricchi e poveri e l'assenza dello stato di diritto. Ma fortunatamente, da che Xi Jinping è al vertice, si è capito che se muore il partito muore il paese. Il suo team vuole correggere gli errori del passato ad ogni costo, combattendo la corruzione. Bisogna incoraggiarli e sostenerli, o se anche non li si sostiene, non bisogna creare loro ulteriori problemi”.

Lasciateli lavorare, è il messaggio rassicurante, e tutto andrà per il meglio: “Non abbiate fretta, non strafate. Date una possibilità a Hong Kong, date una possibilità alla democrazia”.

 

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