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XI JINPING, UN ANNO DOPO:
COME CAMBIA LA CINA

XI JINPING, UN ANNO DOPO: <br />COME CAMBIA LA CINA


di Antonia Cimini

Pechino, 11 nov.- Un anno fa Xi Jinping e Li Keqiang assunsero la guida del Partito Comunista cinese, il più longevo della storia, in un vortice di aspettative, speranze e desiderio di cambiamento. Oggi, dodici mesi dopo e mentre quella stessa leadership è concentrata ad imprimere una nuova direzione al paese, a Pechino è già tempo per un primo bilancio.

Un anno dopo come è cambiata la Cina? Intellettuali, analisti e gente comune sono pronti a dare opinioni più disparate sull'operato iniziale della nuova generazione al potere. Quasi tutti, però, sono d'accordo nel riconoscere che il paese ha ancora molta strada da fare per emergere dall'incertezza degli ultimi anni, tornare ad essere forte economicamente e giusta socialmente.

"Da quando la nuova classe dirigente è salita al potere ci sono stati cambiamenti ma i nuovi leader si sono trovati ad affrontare molti problemi" spiega ad AgiChina24 il giornalista Yang Jisheng. La lotta alla corruzione, la campagna contro gli sprechi, la qualità morale dei funzionari sono trai successi maggiori del presidente Xi Jinping. Il premier Li Keqiang, invece, ha consegnato un curriculum più concreto a chi osserva i mutamenti del potere.

"Li Keqiang ha una visione delle aree economiche da riformare e sta facendo molto bene fino ad ora"spiega l'economista Mao Yushi ad AgiChina24. Certamente la zona economica speciale di Shanghai è il fiore all'occhiello dei primi dodici mesi al potere di Li. Il premier "sa quali settori devono essere riformati e quali, invece, devono essere mantenuti sotto il controllo dello stato" dice Mao Yushi. Da anni la Cina è alla ricerca di un nuovo modello che possa imprimere nuova vitalità alla propria economia, e il fatto che Li Keqiang sia riuscito ad avviare la zona economica di Shanghai nel suo primo anno di attività prova la determinatezza e risoluzione di una classe dirigente giovane ed colta nel cambiare le sorti del paese. "Li Keqiang ha ben chiara in mente la direzione che vuole dare all'economia" spiega il professor Mao.

Non solo dal punto di vista economica, ma anche da quello politico il volto di Pechino ha subito un cambiamento. "E' la prima vola da trent'anni che vediamo una così incisiva lotta contro la corruzione" spiega Ren Jianming, professore di gestione pubblica all'università Tsinghua di Pechino. Dallo scorso anno almeno 8 funzionari di livello viceministeriale a finire sotto inchiesta per corruzione, e decine di quadri di livello inferiore tratti in giustizia per lo steso motivo. "Dopo il 18mo congresso del Partito Comunista, la lotta alla corruzione ha spiccato il volo. Sono stati i nuovi dirigenti politici a imprimere determinazione alla campagna anti-corruzione e hanno coinvolto così anche i cittadini dando loro nuova speranza in una classe di funzionari più puliti" secondo Ren.

Mao Yushi è d'accordo nell'ammettere che la lotta alla corruzione è l'effetto più visibile dell'era Xi fino a questo momento. "Le cose sono cambiate da quando Xi Jinping è al potere, ma la questione ora è eliminare tutte quelle occasioni di corruzione per i funzionari, combattere il problema alla radice" dice.


Eppure "i problemi reali del paese non sono ancora stati affrontati" secondo il giornalista Yang Jisheng. "Xi sta pericolosamente attingendo alla retorica maoista per risolvere le questioni di oggi, mentre perde di vista la necessità di attuare riforme politiche, a partire dalla semplice messa in atto degli articoli sulla libertà di espressione e di stampa presenti nella nostra costituzione".


Dall'inizio dell'anno, infatti, almeno una ventina di attivisti che chiedono la pubblicazione delle ricchezze dei politici sono finiti in prigione in tutta la Cina, dopo che Xi Jinping era stato il primo a chiedere maggior trasparenza ai quadri di partito. Decine sono stati messi a tacere per aver gettato fango su funzionari corrotti e politici senza scrupoli, all'indomani di una campagna contro la corruzione in cui Xi Jinping ha chiesto la partecipazione attiva dei cittadini nel denunciare casi di mal governo. Intellettuali e promotori dei diritti umani sono scomparsi o finiti dietro le sbarre nonostante il presidente Xi Jinping abbia chiesto a tutti di avere un 'sogno cinese'.

"Il controllo dell'opinione pubblica sta diventando preoccupante negli ultimi mesi, e non si vede nessun miglioramento all'orizzonte" secondo Mao Yushi.

Molti avevano accolto Xi Jinping con grandi aspettative sulla libertà di opinione e di stampa. Il giornalista Li Datong ora si dice deluso. "Ci aspettavamo che il pugno di ferro di Hu Jintao trovasse fine, e invece la nuova classe dirigente sta usando gli stessi metodi di censura e terrore dei predecessori. Xi Jinping è conservatore come quelli che sono venuti prima di lui" spiega l'ex direttore del settimanale Freezing Point ad AgiChina24. Li Datong ritiene che il dibattito sul ruolo della costituzione e gli attacchi della stampa ufficiale a chi sostiene che la Cina deve tenere in maggior considerazione la propria carta costituzionale, siano i segnali di una leadership oscurantista e repressiva. Ciò che passa oggi per innovazione altro non è che una manipolazione politica.

Doug Young, professore di giornalismo all'università Fudan di Shanghai e autore del libro "The Party Line" sull'uso politico dei media in Cina, spiega che la nuova classe dirigente sta facendo alcune concessioni alla libera espressione dei cittadini su internet e sta permettendo inchieste giornalistiche apparentemente libere in realtà per mostrare un volto nuovo mentre mantiene il contenuto del proprio messaggio allo stesso livello di propaganda delle generazioni passate. "Per esempio, ora c'è un gran parlare di corruzione, la gente denuncia ufficiali su internet e sulla stampa; ma il governo cinese vede la stampa come un mezzo per mettere in pratica la propria agenda politica. Xi ha scoperto che la stampa può essere molto utile per promuovere la sua lotta alla corruzione, ma non permette discussioni su argomenti che non vanno giù al governo, come ad esempio la libertà di stampa"spiega ad AgiChina24.

Nella pratica politica degli ultimi trent'anni, il terzo plenum del Comitato Permanente del Partito Comunista stabilisce l'agenda politica della classe al potere per il quinquennio successivo. Da domani, quindi, quando il meeting terminerà termineranno speculazioni e bilanci e la leadership Xi-Li può avere un volto nuovo agli occhi di quei tanti cinesi che hanno ancora aspettative di cambiamento.

 

11 novembre 2013

 

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