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XI JINPING: l'UNICO
UOMO AL COMANDO

XI JINPING: l UNICO <br />UOMO AL COMANDO


 

di Eugenio Buzzetti



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Pechino, 28 gen. -  Venerdì scorso, Xi Jinping è stato nominato a capo della nuova Commissione per la Sicurezza Nazionale. Meno di un mese fa, il 30 dicembre, la Xinhua aveva annunciato un'altra nomina per lui, quella di presidente della Commissione per l'approfondimento delle Riforme, l'altro organo ristretto nato dal terzo plenum del Comitato Centrale, che si era tenuto a novembre. La nuova commissione sulla Sicurezza risponderà esclusivamente ai vertici del partito e avrà come vice presidenti il primo ministro Li Keqiang e il presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, Zhang Dejiang, ovvero - assieme allo stesso Xi - le altre due maggiori cariche dello Stato. Li Keqiang è stato nominato anche vice presidente della commissione per l'approfondimento della Riforme, assieme, questa volta, a Liu Yunshan e al vice premier Zhang Gaoli, anch'essi membri del Comitato Permanente del Politburo, l'organo ristretto che detiene il potere decisionale sul partito e sullo Stato.

 

Il processo di consolidamento del potere del presidente cinese sembra, ora, completato, con Xi saldamente in cima all'organigramma. Oltre alle cariche ricevute dal suo predecessore, Hu Jintao, il presidente cinese ha l'ultima parola sulle riforme economiche e sulla sicurezza nazionale, attraverso le due commissioni che è chiamato a presiedere. L'istituzione di gruppi ristretti non rappresenta una novità nel PCC: uno dei più noti è stato quello che guidato la Rivoluzione Culturale, con a capo prima il segretario personale di Mao Zedong, Chen Boda, e poi la moglie, Jiang Qing. La prerogativa delle due nuove commissioni è quella di rispondere solo all'apparato del partito e di evitare molti ostacoli burocratici. "Xi Jinping ha più poteri e responsabilità sia di Jiang Zemin che di Hu Jintao - spiega ad Agi China 24 Willy Lam, docente della Chinese University di Hong Kong ed esperto di elite politiche cinesi - Come capo dei due nuovi gruppi, il gruppo guida per l'Approfondimento delle Riforme e la Commissione sulla Sicurezza Nazionale, Xi ha il controllo sull'economia e sull'apparato di polizia, più il potere sugli affari del partito, gli affari esteri e l'esercito". Xi Jinping è il leader più potente della Cina dai tempi di Deng Xiaoping, anche se, precisa Joseph Cheng Yu-shek, ordinario di Scienze Politiche alla City University di Hong Kong, i tempi sono cambiati, per due motivi, soprattutto. "Oggi ci sono molti più gruppi di potere, e sono più potenti che in passato. In questo senso, Xi Jinping non può essere paragonato a Mao Zedong o a Deng Xiaoping".

 

Da dove deriva il suo potere, il presidente cinese? "Xi ha un grande supporto da parte dei principi rossi, e in sostanza anche da parte dell'esercito, grazie ai contatti che ha coltivato nel corso degli anni - continua Cheng - Grazie a questi due aspetti, ha quindi più potere del suo predecessore: in più, Hu Jintao si è ritirato completamente dalla scena politica, lasciando anche la carica di presidente della Commissione Militare Centrale". Il ritiro completo dell'ex presidente cinese dalla vita pubblica viene citato anche dall'ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, come uno dei motivi che hanno accelerato il consolidamento di Xi al vertice. Anche se non è l'unico, come spiega nel suo libro da poco uscito negli Stati Uniti, "Duty", in cui racconta gli anni trascorsi nell'amministrazione Obama. Come esempio dell'appeal di Xi sull'Esercito Popolare di Liberazione, Gates prende a esempio la visita di Hu Jintao a Washington nel 2010: proprio mentre si trovava in America, l'aeronautica cinese testava i caccia da combattimento J-20, fatto di cui lo stesso Hu sembrava non essere pienamente a conoscenza, a detta dell'ex segretario alla Difesa americano. La conseguenza di questo rinnovato feeling tra il presidente e l'esercito, nell'era Xi, è che prima si potevano ritenere responsabili solo i vertici militari di alcuni atti aggressivi. Ora, invece, come nel caso dell'istituzione di una zona di identificazione aerea di Difesa, "devi assumere che il presidente Xi abbia approvato e accettato questa decisione", spiega Gates.

 

Il presidente cinese è dunque plenipotenziario. Ma le due nomine alla guida delle commissioni hanno anche un altro riflesso: la fine del tandem Xi-Li alla guida del Paese. In realtà, la spartizione del potere tra i due non era mai davvero cominciata. "Non c'è mai stato un tandem Xi-Li. C'è solo Xi al vertice - spiega ancora Willy Lam - Li gioca un ruolo da gregario rispetto a Xi e Xi lo vede come una minaccia: Li è l'unico membro della Lega Giovanile Comunista a fare parte del Comitato Permanente del Politburo" l'altra grande corrente all'interno del partito. Con il ruolo di presidente nella Commissione per l'Approfondimento delle Riforme, si era diffusa l'opinione tra gli analisti che Xi Jinping avesse in qualche modo sottratto al suo principale collaboratore quella che era la prerogativa della figura del primo ministro: la supervisione dell'economia. Li Keqiang "continuerà a guidare il Consiglio di Stato e a occuparsi delle riforme economiche, per quanto concerne l'ordinaria amministrazione - prevede Joseph Cheng - ma per le scelte importanti dovrà consultarsi con Xi".

 

Per spiegare il tipo di potere che Xi Jinping detiene oggi sul Paese, si potrebbe forse ricorrere al paragone con un altro leader straniero: Vladimir Putin. "Xi è un ammiratore del presidente russo - continua Lam - Nel suo arrogarsi sempre più poteri, si possono scorgere tracce della presa del potere di Putin". Che Putin sia o meno un modello per Xi Jinping, i rapporti tra i due presidenti sono solidi, e addirittura amichevoli, a detta dello stesso leader russo. In un'intervista ai giornalisti di CCTV, Putin ha rivelato di avere festeggiato il suo compleanno, ad ottobre, assieme a Xi. "Abbiamo bevuto un po' di vodka insieme - ha confidato ai reporter mentre offriva loro del mao-tai, il tradizionale liquore cinese - e abbiamo anche mangiato panini, come studenti universitari". Dal canto suo, Xi, ha ricambiato l'affetto, confermando la sua presenza alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici invernali di Sochi, sul Mar Nero, il 7 febbraio prossimo. Xi rimarrà in Russia per tre giorni a partire dal 6 febbraio prossimo. La partecipazione del presidente cinese alle Olimpiadi invernali arriva come una boccata d'ossigeno per Mosca, dopo che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande hanno deciso di boicottare la cerimonia di apertura. "La Cina ripone un'alta considerazione nelle Olimpiadi internazionali e vi partecipa attivamente" è stato il commento del Ministero degli Esteri cinese.

 

Il sigillo di Xi sulla vita politica del Paese potrebbe, però non bastare a evitare le resistenze alle riforme, che secondo i due studiosi potrebbero arrivare proprio da quei gruppi di potere che vi si oppongono,e che per mesi hanno occupato le analisi degli esperti sul loro possibile ruolo di antagonisti del cambiamento. Ma l'istituzione delle due commissioni può avere anche un'altra spiegazione. "Probabilmente - conclude Cheng - con la creazione della Commissione per la Sicurezza Nazionale, Xi avrà un controllo maggiore dell'apparato di sicurezza e di tutto il meccanismo di mantenimento della stabilità sociale, che prima era nelle mani di Zhou Yongkang". Quello che ne risulta, contemporaneamente, assume però le forme di una sconfitta per le riforme economiche e politiche del sistema, secondo Willy Lam. "Questi due gruppi non hanno bisogno di rendere conto al pubblico. Vanno nella direzione opposta delle preoccupazioni di Li di tagliare la burocrazia e di "lasciare un maggiore ruolo al mercato". "Il partito, sotto Xi - conclude l'analista di Hong Kong- sta portando indietro le lancette dell'orologio".

 

28 gennaio 2014

 

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