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Cina e Medioriente

XI JINPING A NETANYAHU,
RIPRENDERE PROCESSO DI PACE

XI JINPING A NETANYAHU, <br />RIPRENDERE PROCESSO DI PACE


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 10 mag. - Riprendere i dialoghi con l'Autorità Nazionale Palestinese il più presto possibile. E' questo il messaggio del presidente cinese Xi Jinping al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Nei giorni scorsi, Xi aveva incontrato il presidente palestinese Mahmoud Abbas con il quale aveva lasciato un messaggio analogo per la ripresa dei negoziati di pace tra i due Paesi. Nonostante entrambi i leader di ANP e Israele si trovassero su suolo cinese negli stessi giorni l'incontro tra i due non c'è stato, e Abbas e Netanyahu hanno parlato con i vertici cinesi separatamente.

"Spero che le due parti facciano sforzi congiunti per ricostruire la fiducia reciproca -ha dichiarato Xi Jinping- per riaprire i negoziati di pace e raggiungere progressi sostanziali il più presto possibile". La proposta è stata accolta da Netanyahu, secondo il quale "Israele è conscia delle sofferenze causate dalla guerra, ed è determinata a raggiungere la pace attraverso i negoziati". Le visite separate di questi giorni hanno segnato un cambiamento di passo di Pechino rispetto alla crisi mediorientale con il governo cinese che ha abbandonato il tradizionale basso profilo sulla questione. Nei giorni scorsi Xi Jinping aveva citato quattro punti essenziali secondo la Cina per la ripresa del processo di pace in Medio Oriente. Il primo prevedeva il ritorno ai confini del 1967, con uno stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme Est e il riconoscimento per Israele al diritto di esistere e di difendersi. Il secondo punto riguardava i passi pratici da compiere come "fermare gli insediamenti, porre fine alle violenze contro i civili, porre termine al blocco della striscia di Gaza e gestire appropriatamente la questione dei prigionieri palestinesi". Al terzo posto, c'era poi l'importanza di affermare il principio di "terra di pace" e di ripartire nel dialogo dalle risoluzioni dell'ONU. L'ultimo punto era costituito da un appello alla comunità internazionale per un impegno maggiore in favore della pace e della stabilità nella regione.



LI KEQIANG A NETANYAHU:
FOCUS SUL PROCESSO DI PACE



Roma, 9 mag- La Cina chiede la ripresa del processo di pace in Medio Oriente. Il primo ministro cinese Li Keqiang ha chiesto alla sua controparte israeliana, Benjamin Netanyahu, di rimuovere gli ostacoli ai colloqui con l'Autorità Nazionale Palestinese per la ripresa dei negoziati. La pace in Palestina, ha detto Li a Netanyahu, è "al cuore dei processi che influiscono sulla pace e la stabilità in Medio Oriente". Come amica di Israele e Palestina, la Cina ha abbandonato in questi giorni il ruolo tradizionalmente defilato sulla questione e negli incontri separati con Netanyahu stesso e il presidente dell'ANP, Mahmoud Abbas, ha chiesto la ripresa del processo di pace.

A margine dell'incontro il primo ministro israeliano ha presenziato alla firma di cinque accordi di cooperazione con la Cina per il valore di 400 milioni di dollari nella ricerca aerospaziale, nelle tecnologie per l'agricoltura, nella cooperazione finanziaria e in campo scientifico e tecnologico. "Un matrimonio perfetto -come lo ha definito Netanyahu- tra le nostre reciproche capacità". La Cina è uno dei maggior acquirenti di tecnologia israeliana. Gli scambi commerciali tra i due Paesi sono passati dai 500 milioni dei primi anni Novanta agli attuali otto miliardi, che Israele vorrebbe portare a dieci. "Si tratta di accordi molto importanti per la cooperazione bilaterale -ha aggiunto il primo ministro israeliano- La Cina è un mercato vastissimo e se riusciamo ad aumentare la nostra quota anche di poco, questo aiuterà di certo l'economia di Israele".

Nella giornata di oggi, il premier israeliano ha incontrato anche il presidente cinese Xi Jinping che ha ribadito l'importanza delle relazioni bilaterali con Israele. Xi ha poi aggiunto di sperare di potere scambiare opinioni con Netanyahu sia sui rapporti bilaterali che su altre questioni.
Nei giorni scorsi il presidente cinese Xi Jinping aveva lanciato i quattro punti per il ritorno alla Pace in Medio Oriente, ovvero, il ritorno ai confini del 1967 con uno stato palestinese indipendente e il diritto di Israele a esistere e difendersi; l'importanza delle negoziazioni per riavviare il processo di pace; il riconoscimento del principio di "terra di pace"; l'importanza dell'impegno della comunità internazionale per riportare la stabilità nella regione.

 

CINA ACCOGLIE ISRAELE E PALESTINA 

Sfuma incontro tra Netanyahu e Abbas

 

 

di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


Pechino, 8 mag. - Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è arrivato a Pechino, dove incontrerà il presidente cinese, Xi Jinping, e il primo ministro, Li Keqiang, nella prima vista di Stato di un premier israeliano dal 2007. Cooperazione nei campi della tecnologia e del manifatturiero e il processo di pace in Medio Oriente saranno tra i temi che oggi Netanyahu discuterà con le massime cariche cinesi. Mentre a Shanghai arrivava Netanyahu, a Pechino il presidente palestinese Mahmoud Abbas era a colloquio con Xi Jinping, ma i due leader non si sono incontrati nelle loro concomitanti tappe cinesi. La principale novità di questo doppio incontro diplomatico tra gli alti dirigenti cinesi e i leader israeliani e palestinesi sono stati i quattro punti per il ritorno alla pace in Medio Oriente, lanciati lunedì scorso da Xi Jinping, che sembrano andare in direzione contraria rispetto al tradizionale basso profilo della Cina sulla questione mediorientale.

 

I QUATTRO PUNTI DI XI PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE

 

Il primo e più importante punto prevede un ritorno ai confini del 1967, con uno Stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme Est, che viene definita come "un inalienabile diritto del popolo palestinese". Allo stesso tempo deve anche essere "pienamente rispettato" il diritto di Israele di esistere e di provvedere alla propria sicurezza. Al secondo punto c'è l'importanza delle negoziazioni per l'esito positivo del processo di pace. "La priorità immediata", secondo Pechino, è quella di "fare passi in avanti per fermare gli insediamenti, porre fine alle violenze contro i civili, porre termine al blocco della striscia di Gaza e gestire appropriatamente la questione dei prigionieri palestinesi". Al terzo posto, c'è l'importanza di affermare il principio di "terra di pace" e di ripartire nel dialogo dalle risoluzioni dell'ONU. Il quarto punto riguarda l'impegno della comunità internazionale per l'affermarsi della pace e della stabilità nella regione.


SFUMATO INCONTRO NETANYAHU E ABBAS

 

La Cina ha forse sperato, in un primo momento, nell'incontro tra il presidente dell'ANP e il primo ministro israeliano, che però è sfumato.
  Il ministero degli esteri di Pechino si era dichiarato pronto all'eventualità nei giorni scorsi. "La Cina è intenzionata ad offrire la necessaria assistenza se i leader di Palestina e Israele manifesteranno la volontà di incontrarsi". Abbas ha incassato il sostegno alla causa palestinese dal primo ministro Li Keqiang, che lunedì ha dichiarato l'impegno del governo di Pechino nella risoluzione della questione palestinese. "La Cina - aveva dichiarato il primo ministro - userà la propria influenza per sostenere gli accordi di pace tra Israele e Palestina e lavorerà per la pace e la stabilità regionale e mondiale". Li ha poi promesso il sostegno del governo alla cooperazione bilaterale tra i due Paesi incoraggiando gli imprenditori cinesi a investire in Palestina, soprattutto nel campo delle infrastrutture. Abbas ha ricevuto il sostegno anche del presidente Xi Jinping, che nell'incontro di ieri ha ricordato come il conflitto "che dura da più di mezzo secolo, ha portato gravi sofferenze al popolo palestinese e sia ancora una ragione importante dei disordini in Medio Oriente". Xi Jinping ha poi dichiarato che "il sogno del popolo palestinese di stabilire uno Stato indipendente possa diventare realtà". Il leader dell'ANP ha infine riaffermato l'importanza di una soluzione politica come "unica e migliore via d'uscita" alla crisi e ha dichiarato che Cina e Palestina "condividono lo stesso punto di vista su molti temi". Il 2013 segna il venticinquesimo anniversario dall'inizio delle relazioni diplomatiche tra Cina e Palestina. Il legame diplomatico tra Cina e Israele risale invece al 1992.

 

LA PARTNERSHIP TRA CINA E ISRAELE

 

Tocca in questi giorni a Netanyahu, che è arrivato in Cina lunedì e ha incontrato il sindaco di Shanghai Yang Xiong, guadagnare il sostegno cinese. Il primo ministro israeliano ha sottolineato l'importanza della cooperazione bilaterale nello sviluppo tecnologico, del commercio e della cultura. Yang ha poi illustrato a Netanyahu le conquiste cinesi nel settore aerospaziale in altri campi come la bio-medicina, l'information technology e le nuove risorse energetiche. Il governo cinese da tempo ha buoni rapporti con il governo israeliano, ed è interessato soprattutto al settore delle tecnologie per la Difesa. Il premier israeliano si è recato in visita alla comunità ebraica di Shanghai e ha fatto vista al Museo dei Rifugiati Ebrei della metropoli.
 

Oltre all'interesse per la tecnologia della Difesa, la Cina è soprattutto interessata alla tecnologia per l'agricoltura, e all'ingegneria. Israele fornisce poi droni e addestramento al personale militare cinese. I due Paesi hanno dato il via a scambi bilaterali nei primi anni Novanta e i volumi sono aumentati dagli iniziali 500 milioni di dollari all'anno agli attuali otto miliardi, che Israele vorrebbe portare a dieci. Netanyahu ha sottolineato l'importanza della produzione industriale israeliana per lo sviluppo della partnership con la Cina. "Brevettiamo il maggior numero di opere coperte da proprietà intellettuale al mondo in rapporto al numero di abitanti. Se creeremo una partnership tra la capacità di invenzione israeliana e la forza del manifatturiero cinese, avremo una combinazione vincente". Non ci sono solo note positive per il primo ministro di Israele. L'inizio del viaggio in Cina di Netanyahu è stato macchiato da una velata critica a Israele da parte del ministero degli Esteri di Pechino per l'incursione aerea israeliana contro obiettivi militari siriani dello scorso fine settimana. "Ci opponiamo all'uso della forza -aveva dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying in conferenza stampa senza mai citare direttamente Israele- e crediamo che la sovranità di ogni Paese debba essere rispettata".

 


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