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WANG YI IN AFRICA: MAI
COME I COLONIALISTI OCCIDENTALI

WANG YI IN AFRICA: MAI <br />COME I COLONIALISTI OCCIDENTALI


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella


Pechino, 12 gen. – "Tutti qui a Livingstone sanno dire 'Ni Hao'. Questa città l'ha costruita la Cina". Harold Mween, coordinatore per il turismo regionale della città dello Zambia scherza, ma non ha dubbi sul coinvolgimento cinese determinante allo sviluppo di Livingstone, cittadina ai piedi delle Cascate Vittoria che porta il nome del celebre esploratore. Nel 2004 la Banca Mondiale ha assicurato prestiti per 28,8 milioni di dollari per diversificare l'economia del Paese, in cui  il turismo fa la parte del leone. Ad aggiudicarsi gli appalti per cambiare il volto del Paese sono state soprattutto le compagnie cinesi che hanno ammodernato le arterie stradali, installato sistemi di illuminazione e migliorato le reti di drenaggio in modo da arginare il problema delle inondazioni nella stagione delle piogge.

"La maggior parte dei contratti sono stati affidati a compagnie cinesi non perché sono favorite, ma perché consegnano in tempo e, al contrario delle società dello Zambia, hanno le capacità" ha spiegato Mween. Da parte loro le imprese del Drago hanno tutto l'interesse ad approdare nel continente africano: "In Cina il tasso di profitto sulla costruzione di progetti è intorno al 2%, qui nello Zambia si aggira attorno al 10%, mentre le compagnie occidentali puntano a un profitto del 30%-40%" ha dichiarato Barry Sautman, professore di scienze sociali alla Hong Kong University of Science and Technology, e specializzato in relazioni sino-africane.

Infrastrutture in cambio di risorse energetiche. Questo il patto "win-win" tra l'Africa e Pechino che, tuttavia, non è a riparo da critiche. A iniziare da alcuni leader africani che accusano la Cina di praticare un "neo-colonialismo" attraverso progetti che portano pochi benefici al popolo e scarsa occupazione con le compagnie cinesi che preferiscono sbarcare con manodopera propria. Nel mirino anche per scempio ambientale e sostegno a governi di Paesi con scarsissima tutela dei diritti umani, come Zimbabwe, Angola e Sudan.

"La Cina non seguirà le orme dei colonialisti occidentali in Africa" ha voluto ribattere sabato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, da Nairobi, dove ha incontrato il suo omologo. Il viaggio tocca poi il Sudan, il Cameroon, la Guinea equatoriale e  Repubblica democratica del Congo. L'obiettivo è quello di "approfondire le relazioni bilaterali e promuovere la cooperazione" dichiara l'agenzia Xinhua senza fornire numeri. "Non sacrificheremo l'ecologia né gli interessi a lungo termine dell'Africa" ha precisato Wang alla CCTV.

A luglio scorso Pechino aveva fatto sapere che tra il 2010 e il 2012 più della metà degli aiuti destinati all'estero – oltre 14 miliardi di dollari – sono andati all'Africa per progetti di infrastrutture, e a sostegno del settore sanitario e agricolo.
 
Secondo un database pubblicato da alcuni ricercatori del Centro per lo Sviluppo Globale, una partnership tra diversi college e centri di ricerca americani, nel decennio scorso, dal 2000 al 2011 i cinesi hanno realizzato in Africa almeno 1700 progetti di sviluppo. Per una somma totale pari a 75 miliardi di dollari , ancora inferiore a quella degli Stati Uniti nello stesso periodo, 90 miliardi di dollari, ma con un trend è costante. Che l'Africa abbia un'importanza strategica per Pechino non è un mistero: lo stesso Xi Jinping scelse la Tanzania come seconda tappa del primo viaggio come presidente. Ma stupisce che l'equazione "investimenti in cambio di risorse" che vedrebbe la Cina sostituirsi alle potenze coloniali nel continente è in molti casi smentita. Accanto ai progetti di sfruttamento minerario (61) ed energetico (85) o di espansione dei collegamenti via terra per il trasporto di materie prime, ci sono anche centinaia di iniziative educative sanitarie e culturali realizzate nei vari Paesi con i capitali del Dragone, ma secondo molti si tratterebbe di progetti di facciata.

 

12 gennaio 2015

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