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Focus

Ira per il revisionismo

VICE DIRETTORE CASS: SOTTO
IL MAOISMO "NON UN PERSEGUITATO"

VICE DIRETTORE CASS: SOTTO <br />IL MAOISMO  NON UN PERSEGUITATO <br />


di Giulia Giannasi

Roma, 14 mag.- "Durante la campagna contro al destra nessun cinese ha perso la vita". Ha scatenato una bufera mediatica l'editoriale del vice-presidente dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS) Li Shenming, intitolato "Sull'appropriata valutazione del periodo precedente alle riforme d'apertura e di quello successivo". L'articolo è apparso sul sito del Qiushi, il giornale ufficiale della scuola del PCC, ed appare come una vera e propria apologia del maoismo nella quale, portando all'estremo la celebre massima di Deng Xiaoping secondo cui Mao aveva "ragione al 70% e torto al 30%", Li  se la prende con il "revisionismo storico" che prende in considerazione solo gli errori del padre fondatore della Repubblica Popolare Cinese.

Prendendo in esame il periodo storico che va dalla fondazione della RPC alla morte del Grande Timoniere e alle riforme di Deng Xiaoping, l'autore sostiene l'esistenza di una sostanziale continuità tra l'operato del presidente Mao e quello del suo successore.  Pur ammettendo la presenza di importanti differenze nella strategia di pianificazione economica dei due storici leader, afferma: "non si può negare il periodo prima delle riforme di apertura in favore di quello successivo, così come non si può fare il contrario", e ancora, "Alcune persone sono convinte che Mao Zedong non sapesse impegnarsi nel pianificare lo sviluppo economico, che gli importasse solo della lotta di classe: questo è un equivoco." Secondo Li, il fallimento delle misure economiche adottate in epoca maoista sarebbe attribuibile principalmente a cause esterne: l'embargo degli Stati Uniti dopo la fondazione della RPC, l'isolamento internazionale, gli enormi sforzi economici e le risorse umane impiegate nella Guerra di Corea ed in quella del Vietnam.

E come la mettiamo con la repressione ideologica? L'autore rilancia le accuse di autoritarismo, sostenendo che "non sappiamo quanti comunisti, simpatizzanti o presunti tali siano stati arrestati o uccisi ai tempi di McCarthy e della cortina di ferro," e ancora che "le autorità militari indonesiane, con l'appoggio della CIA, uccisero fino a 100 milioni di iscritti al Partito Comunista e simpatizzanti", mentre le cifre sui decessi causati dalla carestia successiva al disastroso Grande Balzo in Avanti sarebbero "dati deliberatamente falsi".

Ma la dichiarazione più scioccante ed offensiva per il mondo intellettuale cinese è proprio quella che minimizza la repressione ideologica durante la "Campagna Contro la Destra", durissimo movimento di repressione lanciato nel 1957, dopo che il breve momento di liberalizzazione intellettuale denominato "Campagna dei Cento Fiori" era sfuggito al controllo del Partito; Li accusa i media internazionali di essere al soldo degli Stati Uniti d'America e di aver deliberatamente gonfiato i fatti, definendo "sanguinario" un momento storico di cui il vice-presidente ha ben altra percezione: "durante la campagna furono individuati 550.000 elementi di destra. Inutile dire che molti di loro erano compagni che hanno subito delle ingiustizie, ma non ci sono stati morti".

Come era facile prevedere, l'editoriale ha attirato le critiche soprattutto dei netizen; tra i commenti all'articolo, una lettrice arrabbiata scrive: "Vorrei chiedere una cosa all'autore: e Zhang Zhixin, che è stata torturata a morte durante la Rivoluzione Culturale? E tutti gli altri perseguitati come sono morti? Ora vogliamo negare la storia?". Un blogger scrive, laconico: "ci sono due tipi di persone all'Accademia Cinese delle Scienze Sociali, quelli che fanno finta di essere stupidi e quelli che lo sono per davvero", mentre c'è chi, più semplicemente, si chiede "che senso ha mentire in questa maniera plateale? Basta dire bugie". Poche ore dopo, tutti i commenti sono spariti dalla pagina online del Qiushi.


 

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