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CINA-USA

Trump pensa ad azioni commerciali contro Pechino

Trump pensa ad azioni commerciali contro Pechino


Pechino, 2 ago. - Gli Stati Uniti stanno pensando a nuove misure a protezione della proprietà intellettuale delle industrie Usa e contro le pratiche commerciali ritenute scorrette da parte della Cina, rispolverando leggi presenti nell'ordinamento statunitense oggi poco utilizzate. Le nuove misure che il presidente Usa, Donald Trump, intenderebbe adottare, scrive il Wall Street Journal, potrebbero incontrare maggiormente il favore delle lobby industriali rispetto ad altre decisioni prese in passato, come il ritiro degli Usa dalla Trans-Pacific Partnership o la possibilità di introdurre dazi sulle importazioni di acciaio, anche se non c'è un responso univoco da parte della comunità industriale statunitense.

In particolare, il quotidiano Usa cita il ricorso alla sezione 301 del Trade Act del 1974, che permette di indagare su presunte negligenze nei partner commerciali degli Usa e di decidere eventuali sanzioni nei confronti degli esportatori cinesi, e l'International Emergency Economic Power Act del 1977, in base al quale il presidente in persona potrebbe intervenire per regolare il commercio dopo avere dichiarato uno stato di "emergenza nazionale". Nel primo caso le indagini sarebbero condotte dallo Us Trade Representative, Robert Lighthizer, e un annuncio a riguardo potrebbe arrivare già nel corso di questa settimana.

Il ricorso all'articolo 301 è stato accantonato dopo l'istituzione del Wto, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, che ha un suo modello per la risoluzione della dispute commerciali, ma verso il quale Trump nutre un certo scetticismo, soprattutto per quanto riguarda le dispute con Pechino. Il possibile lancio dell'iniziativa segue di pochi giorni il primo Comprehensive Economic Dialogue, che si è tenuto a Washington, tra Cina e Stati Uniti, e che non ha portato a risultati apprezzabili sul piano delle relazioni commerciali. Al termine della prima giornata di colloqui, i rappresentanti dei due Paesi (per gli Usa il segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, e il segretario al Commercio, Wilbur Ross; per la Cina il vice premier Wang Yang) non hanno prodotto un comunicato congiunto, ma due comunicati separati. I funzionari dei due Paesi avevano anche deciso di cancellare una conferenza stampa congiunta.

A pesare, per gli Usa, verso l'introduzione di possibili contromisure sulle cattive pratiche commerciali di Pechino, c'è anche la Corea del Nord. Trump ha messo più volte in relazione, nei suoi tweet, la questione nord-coreana e quella commerciale nel rapporto con i cinesi che "hanno fatto centinaia di miliardi di dollari", secondo quanto scrive lui stesso, nel rapporto con gli Usa, (lo scorso anno il surplus nell'interscambio commerciale era di 347 miliardi di dollari a favore della Cina) ma da Pechino è arrivata, a stretto giro di posta, la replica: la crisi nord-coreana e il commercio bilaterale non sono sullo stesso piano "e non dovrebbero essere discusse assieme", ha affermato lunedì scorso il vice ministro del Commercio cinese, Qian Keming.

 

Per Trump la crisi con Pyongyang è colpa della Cina

di Alessandra Spalletta


Roma, 31 lug. - La crisi nordcoreana si intensifica. La Corea del Nord ha lanciato il secondo missile balistico intercontinentale (ICBM) in tre settimane potenzialmente capace di colpire gli Stati Uniti. Gli Usa hanno sempre più paura di Pyongyang e hanno condotto il secondo test del sistema di difesa anti-missilistico Thaad in Alaska. Trump s'infuria con la Cina. Un passo indietro. 

 

Il secondo missile balistico di Kim in tre settimane spaventa Washington

 

Ha raggiunto un'altezza di 3700 chilometri e ha volato per più di mille chilometri prima di finire nelle acque tra il Giappone e la Corea del Sud. Pyongyang lo ha fatto ancora: nella notte tra il 28 e il 29 luglio ha lanciato il secondo missile balistico intercontinentale. Il primo test con il vettore Hwasong-14 era stato condotto il 4 luglio scorso - il giorno dell'Indipendenza –  con la capacità di raggiungere l'Alaska. Per l'agenzia sudcoreana Yonhap, che ha diffuso le stime sulla traiettoria, il missile lanciato poco prima della mezzanotte rappresenta un avanzamento rispetto al lancio precedente: ha una portata in grado di estendersi fino a Los Angeles e Chigago.

 

I sonni degli Stati Uniti sono sempre meno tranquilli: l'obiettivo dei due test ICBM condotti dal regime di Kim Jong-un è di sperimentare un sistema che possa colpire l'America. Contro la minaccia della Corea del Nord "se necessario, siamo pronti a usare una forza rapida, schiacciante e letale" ha detto il generale Terrence O'Shaughnessy, il comandante delle forze aree Usa nel Pacifico. Gli Usa non sono rimasti inerti: il 30 luglio Washington ha condotto un secondo test missilistico nell'Oceano Pacifico – dopo la simulazione contro un missile intermedio dell'11 luglio scorso - e ha annunciato il perfetto funzionamento del sistema di difesa Thaad (Terminal High Altitude Area Defense) installato in Alaska. Il quale tuttavia, non è in grado di intercettare missili ICBM, scrive la CNN. Entrambi i test – inoltre – sembra che fossero in programma già dall'inizio del mese. Dopo la prima fase di installazione nell'aprile scorso, ha invece subito vari rallentamenti il sistema anti-missilistico Thaad in Corea del Sud; non solo per la rinnovata opposizione di Pechino, ma anche per questioni legate all'impatto ambientale: il presidente sudcoreano Moon Jae-in aveva ordinato nei giorni scorsi nuovi rilevamenti ambientali, ma dopo l'ultimo test di Pyongyang ha dichiarato che vuole introdurre lanciatori aggiuntivi.

 

L'ira di Trump con la Cina

 

Per Donald Trump l'aggravarsi della crisi nord-coreana è tutta colpa della Cina. Mentre due bombardieri statunitensi sorvolano la penisola coreana in risposta all'ultimo test missilistico di Pyongyang, torna a scatenarsi su Twitter l'irritazione del presidente degli Stati Uniti: Pechino non ha fatto nulla per risolvere la questione – scrive il 29 luglio. Due tweet, due colpi mirati:"Sono molto deluso con la Cina. I nostri sciocchi leader del passato statunitensi hanno permesso alla Cina di fare ogni anno centinaia di miliardi di dollari nel commercio bilaterale". E poi:"Non fanno niente per noi sulla questione nord-coreana, solo chiacchiere. Non possiamo più permettere che questo continui. La Cina potrebbe risolvere facilmente questo problema!".

 

Il garbo diplomatico di Pechino

 

Il commercio bilaterale tra Cina e Usa e la crisi di Pyongyang sono due questioni scollegate tra di loro. Il governo cinese risponde con fermezza e garbo diplomatico alle accuse di Trump: "Riteniamo che siano questioni che appartengono a due sfere differenti", ha commentato il vice ministro del Commercio cinese Qian Keming. "Non sono correlati, non dovrebbero essere discussi assieme". La Cina, ha proseguito Qian, "continuerà a lavorare assieme alla comunità internazionale per promuovere la denuclearizzazione della penisola coreana, e vuole lavorare assieme agli Stati Uniti per uno sviluppo più equilibrato del commercio bilaterale". La Cina si era immediatamente opposta all'ultimo test missilistico nord-coreano e aveva chiesto cautela per evitare una escalation della tensione nella penisola coreana. 

 

La durissima risposta del Global Times

 

E' dalle pagine di uno dei più agguerriti quotidiani cinesi, il Global Times, che arriva una durissima risposta all'inquilino della Casa Bianca: il giornale ha definito "ridicola" la correlazione tra commercio bilaterale e questione nucleare nord-coreana. E ha definito Trump un "presidente Usa principiante" per sostenere che la Cina possa "facilmente" risolvere la questione nucleare di Pyongyang.

 

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