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PENISOLA COREANA

Trump, Cina aiuti su Corea del Nord per migliore accordo sul commercio

Trump, Cina aiuti su Corea del Nord per migliore accordo sul commercio


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 11  apr. - Nuovo monito alla Cina del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulla Corea del Nord. Il presidente degli Stati Uniti torna a chiedere a Pechino di risolvere il problema della Corea del Nord in cambio di un migliore accordo sul commercio con Washington. Il regime di Kim Jong-Un "cerca guai. Se la Cina deciderà di aiutare, sarebbe ottimo. Se no, risolveremo il problema senza di loro", ha scritto Trump su Twitter, dopo che Pyongyang ha minacciato "conseguenze catastrofiche" in caso di ulteriori provocazioni da parte degli Stati Uniti, che domenica scorsa hanno deciso l'invio nel Pacifico occidentale di una flotta di navi da guerra capeggiata dalla portaerei Uss Carl Vinson, per l'intensificarsi della tensione nella penisola coreana. "Ho spiegato al presidente cinese", spiega Trump in un altro tweet inviato pochi minuti prima, "che un accordo commerciale con gli Stati Uniti sarà molto migliore per loro se risolvono il problema della Corea del Nord".

Pyongyang ha oggi reagito con rabbia all'invio di una flotta di navi Usa nel Pacifico occidentale. "Riterremo gli Stati Uniti pienamente responsali per le catastrofiche conseguenze relative alle sue azioni oltraggiose", ha dichiarato un portavoce del Ministero degli Esteri di Pyongyang citato dalla Korean Central News Agency, l'agenzia di stampa nord-coreana. "La Corea del Nord è pronta a reagire a qualsiasi tipo di guerra vogliano gli Stati Uniti". La tensione tra Usa e Corea del Nord si è impennata negli ultimi giorni, dopo l'attacco alla base siriana di Al Shayrat da parte di Washington, duramente condannato dal regime di Kim Jong-Un. L'attacco alla Siria, per Pyongyang, sarebbe la prova che il Paese ha fatto bene a rafforzare il proprio programma nucleare, scriveva sabato scorso l'agenzia di stampa ufficiale nord-coreana. Altro bersaglio della Corea del Nord è il Sud della penisola, che ha deciso l'installazione dello scudo anti-missile Thaad (Terminal High-Altitude Area Defense system) per contenere la minaccia di Pyongyang, diventando "un obiettivo d'attacco primario" per i Paesi confinanti.

L'aumento della tensione con Washington era cominciato già prima, a metà marzo, con la visita in Asia orientale del segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, dopo gli ultimi esperimenti missilistici di Pyongyang, che segnavano un avanzamento nel programma missilistico del regime. A Seul, Tillerson aveva dichiarato che ogni opzione è sul tavolo per risolvere il problema della Corea del Nord, inclusa l'opzione militare. Gli Stati Uniti non avrebbero più seguito la linea della "pazienza strategica" nei confronti della Corea del Nord, usata dalle precedenti amministrazioni: un segnale del cambio di atteggiamento era arrivato anche dalla secca nota di Tillerson del 5 aprile scorso, dopo l'ultimo test missilistico di Pyongyang. "Gli Stati Uniti hanno parlato abbastanza sulla Corea del Nord. Non abbiamo altri commenti". Ai microfoni della Cbs, domenica scorsa, il segretario di Stato Usa aveva citato anche il presidente cinese, spiegando che Xi Jinping, "capisce chiaramente, e penso sia d'accordo, riguardo al fatto che la situazione si è intensificata e ha raggiunto un livello di minaccia che un'azione debba essere intrapresa".

Da Pechino, però, la reazione alle ultime parole provenienti da Pyongyang rimane composta. Il Ministero degli Esteri di Pechino ha reso noto, nelle scorse ore, di stare "seguendo da vicino" gli sviluppi della situazione nell'area, ma si è detto non a conoscenza dello spiegamento di 150mila soldati al confine con la Corea del Nord, aggiungendo che, in passato, simili voci si erano rivelate "false e senza fondamento". La portavoce, Hua Chunying, ha poi ribadito l'appello di Pechino ad evitare azioni che possano portare a un'escalation della tensione. Sul piano dei fatti, invece, la Cina punta a esercitare maggiore pressione su Pyongyang per evitare nuovi test missilistici o nucleari. Ieri, a Seul, l'inviato cinese per il nucleare, Wu Dawei, ha incontrato il suo omologo sud-coreano, Kim Hong-Kyun, con cui ha raggiunto un accordo per l'inasprimento delle sanzioni nei confronti di Pyongyang nel caso di ulteriori provocazioni.

11 APRILE 2017

 

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