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Politica del secondo figlio

SFUMA IL BABY BOOM

SFUMA IL BABY BOOM


Aggiornamento delle ore 11.38

 

Le coppie che hanno già due gemelli o più bambini nati da una una gravidanza multipla non beneficeranno del rilassamento della normativa sul controllo delle nascite. Lo ha specificato oggi la Commissione per la Pianificazione Familiare a seguito di alcuni dibattiti emersi sulla rete. La misura annunciata venerdì scorso e contenuta nel documento finale del Terzo Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista cinese consente alle coppie in cui uno dei due è figlio unico di avere un secondo bambino.

 

 

di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella

Roma, 20 nov.- Calcolatrice alla mano, Xi Jinping e i suoi uomini hanno deciso che per i figli unici di Cina è arrivato il momento di avere un fratello o una sorella. La politica del figlio unico introdotta nel 1979 per assicurare più benessere a una popolazione in continua crescita – e divenuta ufficialmente legge nel 2001 - non funziona più per la seconda economia al mondo, motivo per cui in futuro le coppie formate da almeno un figlio unico potranno avere un secondo bambino. Fino ad ora solo alcune metropoli come Pechino e  Shanghai avevano permesso alle coppie di figli unici di mettere al mondo due bambini. Escludendo le minoranze etniche, del tutto esentate, e le famiglie rurali,  autorizzate ad avere due figli se il primo è femmina –, il resto del Paese (circa il 63%) è obbligato a fermarsi dopo la prima nascita.
 
A pochi giorni dall'annuncio che la maggior parte dei genitori aspettava da oltre 30 anni arrivano le prime dichiarazioni dalla Commissione per la Pianificazione Familiare: "La direzione è stata definita, ma per quanto riguarda le strategie specifiche bisognerà attendere le proposte degli esperti che stanno analizzando la situazione attuale" ha fatto sapere Mao Qun'an, portavoce della Commissione. Quanto ai tempi, fanno sapere gli 'addetti ai lavori' bisognerà aspettare almeno il 2014; nel frattempo "le autorità a livello provinciale dovranno buttare giù politiche su misura riguardo le seconde nascite in modo responsabile ed evitando grandi fluttuazioni" ha spiegato Yuan Xin, demografo della Nankai University di Tianjin.

Prudenza anche per quanto riguardo gli effetti sostanziali della nuova politica, visibili secondo gli esperti non prima della fine del secolo. "Dipenderà molto dalle dimensioni del baby boom" osserva ancora Yuan. Secondo le stime del demografo con la nuova legge la popolazione anziana passerà dal 24,1% al 23,8% nel 2030 e dal 34,1% al 32,8% nel 2050. Ma soprattutto la virata darà i suoi frutti alla fine del secolo con un salto da 39,6% degli anziani che si avrebbe con il figlio unico al 34,3% sotto al nuova normativa.

QUESTIONE DI NUMERI

La revisione alla politica più contestata della Cina è più una questione di cifre che di etica.


A marzo il ministero della Sanità aveva fatto sapere che negli ultimi 30 anni sono stati effettuati 400 milioni gli aborti, 196 milioni di sterilizzazioni, mentre 403 milioni di donne sono state sottoposte (spesso con la forza) all'introduzione di dispositivi anticoncezionali intrauterini. Frequenti le interruzioni di gravidanza inoltrata forzate o famiglie ridotte sul lastrico per l'applicazione violenta della legge ad opera di funzionari locali per la pianificazione familiare, costretti a rispettare nella propria circoscrizione quote nascita stabilite dall'alto annualmente per non essere retrocessi o licenziati.  Il sistema di controllo delle nascite è infatti organizzato secondo una rigida divisione di ruoli e di responsabilità che dalle più alte sfere governative scende a pioggia fino alle circoscrizioni locali, toccando tutto l'apparato burocratico. Come sancito dall'articolo 6 della norma, il successo della pianificazione dipende dall'intera collettività ma particolare attenzione viene rivolta all'operato dei funzionari della pianificazione a livello locale. Non è raro che i funzionari locali in parte per timore di una punizione, in parte per corruzione usino la violenza o impongano multe salatissime, anche oltre al quota stabilita dalla legge.

Ma la decisione del Terzo Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista cinese ha poco a che fare con tali distorsioni. La revisione era nell'aria da tempo, lo stesso  Centro di Ricerca e Sviluppo, think-tank molto vicino al governo, quest'anno ha lanciato diversi appelli per un rilassamento della politica fissando delle 'date di scadenza'. "La Cina si sta dirigendo verso una crescita negativa e verso un tasso di natalità estremamente basso, con i relativi problemi che questo comporta" scrivevano i ricercatori nel loro ultimo rapporto. E inoltre " paga il prezzo politico e sociale della politica del figlio unico in termini di squilibrio dei sessi, di costo della macchina amministrativa preposta al controllo delle nascite e di conflitti sociali". "La politica sul controllo delle nascite deve essere corretta il più presto possibile. Più tempo occorrerà per correggere la politica, più diventeremo vulnerabili".

I numeri parlano da soli: secondo la stima delle Nazioni Unite,  tra i 2010 e il 2030 la forza lavoro cinese perderà 67 milioni di persone; a gennaio, invece, l'Ufficio nazionale di Statistica ha reso noto che la popolazione in età da lavoro (ovvero quella compresa tra i 15 e i 59 anni) è scesa per la prima volta nel 2012 di 3,5 milioni. Un trend destinato a salire: secondo le stime, entro il 2020 la Cina passerà da 944 milioni di lavoratori a 920 milioni. Poi il crollo: la forza lavoro cinese conterà solo 877 milioni di persone entro il 2030 e 823 milione nel 2040. Uno scenario che non può che ostacolare la crescita economica del Paese, mandando in fumo decenni di politiche di crescita. Con la nuova politica dei due figli ci si aspetta che la forza lavoro passerà entro il 2050 da 700 milioni a 750 milioni.

Se la virata sarà sufficiente o meno è presto per dirlo. "Non credo che basterà questa unica azione per contrastare l'invecchiamento della società cinese. Molto dipenderà anche da come le cose si svolgeranno e solo su un lungo periodo si potrà valutare se il cambio di passo nella politica familiare potrà avere un effetto sul piano economico" spiega ad AgiChina24 Paola Paderni, professore associato di Storia e istituzioni della Cina all'Università di Napoli L'Orientale. "Il problema degli anziani rimane, infatti il motivo che sta alla base di questa decisione e' anche quello di consentire ai figli unici di figli unici di avere almeno qualcuno altro con cui dividere il peso di accudire i genitori".

Ancora cifre:  ad oggi il tasso di natalità si attesta tra l'1,5 e l'1,6, al di sotto dell'1,8 raccomandato dell'ONU, mentre il rapporto tra maschi e femmine è di 120 a 100 (con punte di 160 a 100 in alcune province) evidenziando ancora una marcata predilezione del Paese per il figlio maschio che assicuri la discendenza, e per farlo moltissime famiglie – sopratutto nelle zone rurali – non esitano a ricorrere ad aborti selettivi o infanticidi pur di 'appendere il fiocco azzurro'.

LONTANO IL BABY BOOM

"La popolazione cinese non aumenterà in modo sostanziale a breve tempo": lo assicura Wang Peian, vice direttore della Commissione per la Pianificazione Familiare. Insomma chi si aspetta una corsa al secondo figlio resterà deluso. Il governo, infatti, "sta adottando delle misure per evitare un boom di nascite in breve tempo, mentre ogni provincia dovrà lavorare sulle proprie politiche per assicurare una crescita equilibrata" ha continuato Wang.

Ma non è solo un problema di autorizzazioni. Secondo un sondaggio effettuato nel weekend da Sina Weibo, la più celebre piattaforma di microblog della Cina, su oltre 26mila intervistati circa un terzo ha dichiarato di volersi fermare a un figlio indipendentemente dalla legge. La barriera più grande sono i soldi. "La politica è una cosa, lo stipendio, la sicurezza e la prosperità un'altra" dice uno degli utenti.


Anche Paola Paderni è certa che la nuova misura non porterà un cambiamento radicale sebbene giudichi la mossa di Pechino "un passo positivo che intende rispondere almeno parzialmente a esigenze espresse e dibattute da tempo". "La politica è rivolta ai ceti urbani (nelle campagne è da sempre possibile avere due figli), ceti che sempre più preferiscono avere un solo figlio, o addirittura nessun figlio. Avere anche solo un figlio e' oggi considerato infatti un peso sempre più gravoso che molti, soprattutto tra i giovani, non intendono sostenere".

OSTACOLI DALLA COMMISSIONE?

Alcuni funzionari locali per la pianificazione, da Pechino al Guangdong fino al Xinjiang, hanno accolto con favore la novità promettendo una revisione entro l'anno prossimo. Ma secondo il Wall Street Journal, che cita gli esperti della popolazione che hanno fatto pressioni sul governo cinese per il rilassamento della normativa, la nuova politica potrebbe incontrare il suo nemico più grande proprio tra le mura di casa, e cioè tra i funzionari della Commissione per la Pianificazione familiare.

Agenzia indipendente per decine di anni - quest'anno è stata riunita al ministero della Sanità – la Commissione dà lavoro a tempo pieno a 500mila persone, mentre 6 milioni lavorano part time. Si occupano sopratutto  di controlli e di riscossione multe arrivate lo scorso anno a 2.75 miliardi di dollari. "Con la nuova politica i funzionari per la pianificazione temono ritorsioni da parte  di tutte quelle famiglie che sono state multate di recente" spiega Wang Feng, demografo della Fudan University. Ma soprattutto, sostengono gli esperti di politiche demografiche, temono che  l'apertura sia il preludio alla cancellazione della politica, senza la quale la stessa Commissione non ha motivo di esistere.

Uno scenario che anche Paderni giudica più che realistico: "da molti anni sono apparse chiaramente posizioni diverse sull'argomento. E dovunque nel mondo le riforme vengono osteggiate da gruppi che difendono interessi costituiti".

 



20 novembre 2013


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