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Barry Naughton

RIFORME, IL PLENUM CONVINCE:
STUDIOSI CAMBIANO OPINIONE

RIFORME, IL PLENUM CONVINCE:<br />STUDIOSI CAMBIANO OPINIONE


di Alessandra Spalletta

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Pechino, 18 nov. – La Cina ci ha tratto in inganno? Il documento finale del Plenum pubblicato venerdì– Decisione sulle maggiori questioni riguardanti il complessivo approfondimento delle riforme (la Decisione) – è distante dal primo rapporto – Il Communiqué del Terzo Plenum (il Rapporto)- , la cui lettura aveva convinto alcuni studiosi che il Plenum fosse stato un tentativo abortito di riformare il paese. L’economista di Barkeley Barry Naughton aveva scritto ad AgiChina24 "La conclusione maggiore da trarre dal Comunicato del Terzo Plenum è che non si è stato capace di fornire alcun disegno programmatico di alto livello per le riforme economiche. E i politici cinesi ne hanno parlato per un anno, promettendo qualcosa di dirompente che avrebbe guidato un secondo trentennio di riforme: semplicemente non è accaduto nulla". Il Comunicato integrale, invece, prevede sul versante economico un forte contrasto ai monopoli, con la separazione delle funzioni governative da quelle manageriali dei gruppi per una migliore allocazione delle risorse, e una migliore azione di controllo a livello centrale. Inoltre obbliga le aziende pubbliche a restituire dal 2020 il 30% delle entrate allo stato (una percentuale maggiore rispetto a quella attuale).  “Faccio auto-critica. Smentisco i miei primi commenti sul rapporto. E vi spiego le mie ragioni”, scandisce oggi il professor Naughton.


Segue la smentita di Barry Naughton, professore di affari internazionali della Cina all'università della California.


Per oltre un anno, il governo cinese ha portato avanti un processo politico di ampio respiro, pensato per rilanciare le riforme economiche. In questo periodo, ho nutrito grandi aspettative su tale processo, che avrebbe dovuto produrre qualcosa di assolutamente sostanziale. Per questo motivo, la lettura del Rapporto, la settimana scorsa, mi ha deluso in modo devastante. Il comunicato era vuoto.


Per lo stesso motivo, invece, la Decisione, non delude affatto le mie aspettative. Il documento finale esprime una volontà concreta di cambiamento. Affronta questioni difficili, mostra come alcuni problemi siano stati risolti in via di principio (la questione fiscale), ed è abbastanza dettagliato nell' indicare come i dirigenti politici siano pronti ad attuare in modo spedito la roadmap delle riforme. Riversando dunque le aspettative allo stesso modo sul Rapporto e sulla Decisione si producono due conclusioni opposte: la Decisione racchiude il considerevole impegno a far quagliare il programma di riforme, mantenendo lo slancio iniziale.


In particolare, sulla riforma fiscale, una nota alla fine del documento dice che “verrà mantenuta stabile la distribuzione delle risorse finanziarie tra governo centrale e locale”, il che riflette la determinazione politica ad autorizzare piani specifici per avviare velocemente la divisione di reddito tra centro e province e regolarizzare i trasferimenti. Si tratta di un raggiustamento del budget che riequilibri le spese per i vari organi di governo locale in base alle loro competenze.


E’ utile che io mi soffermi ad analizzare i due documenti perché lo scarto tra i due testi non è solo questione di dettagli: i due documenti per molti aspetti sono proprio due cose diverse . Per esempio, il Rapporto non include la frase “si ridurrà in modo significativo l’allocazione diretta delle risorse da parte del governo”  contenuta invece nella Decisione, e che a mio avviso è la dichiarazione più chiara e radicale di tutto il documento.  Perché il rapporto non la cita?


Oppure, prendiamo come esempio il capitolo centrale riguardante la proprietà pubblica e le aziende di stato. Il Rapporto è al 65% a favore delle aziende pubbliche. La Decisione invece è a favore delle aziende statali per il 12%, e si esprime per il 50% a favore della riforma delle medesime.  In altre parole, il Rapporto non riflette in alcun modo, e quindi non anticipa, il contenuto della Decisione -  un documento che oltretutto è stato preparato prima del Plenum – e non permette all’analista di prevedere che esso contenga frasi di dirompente novità come, appunto, “si ridurrà in modo significativo l’allocazione diretta delle risorse da parte del governo”. La presentazione distorta delle decisioni del Plenum ha tratto in inganno molte persone. Me incluso.


Perché il Partito avrebbe deciso di far uscire un rapporto iniziale opposto al documento finale? Non lo so. Ipotizziamo qualche risposta. 


1.    I leader cinesi sono stati superficiali e maldestri (in occasione del Plenum? Sembra irrealistico)
2.    Il dipartimento di propaganda ha scritto il Rapporto con scarsa supervisione, e ha manipolato il documento togliendo ogni riferimento alle riforme perché non le condivide (una supervisione così scarsa in occasione del Plenum? Sembra irrealistico).
3.    E’ stata una farsa. Lo hanno fatto apposta per limitare le aspettative. Così che quando avessimo letto la Decisione, invece di restare delusi dall’incoerenza tra i due comunicati, saremmo stati sorpresi, e sollevati, dall’ampiezza delle riforme (possibile: ma i cinesi sono davvero così bravi ad anticipare la reazione dell’opinione pubblica?)

 

18 novembre 2013

 

PLENUM: POCHE NOVITÀ IN CAMPO ECONOMICO

di Antonia Cimini



Pechino, 14 nov.- Mentre la delusione per un terzo plenum poco incisivo ancora dilaga, il Consiglio di Stato è tornato ieri sulla questione delle riforme delle aziende di stato, uno dei settori in cui più era atteso un cambiamento importante.

Il vice direttore della commissione nazionale delle risorse, Huang Shuhe, ha detto al National Business Daily che la commissione sta preparando una proposta di riforma delle aziende dello stato nel settore delle risorse, per realizzare appieno i propositi del Terzo Plenum. Per evitare debolezze nel sistema, le commissioni locali dovranno lavorare insieme ai governi di base per avviare una ristrutturazione dalla supervisione dal basso delle risorse naturali. Ma una fonte presso il ministero delle finanze ha rivelato allo stesso giornale che i ministeri coinvolti nel compito di formare una commissione trasversale tra risorse, finanze, sviluppo navigano ancora nel buio su come mettere in atto i propositi di riforma del settore di stato profilati dal Plenum. Non c'è un documento guida che aiuti a capire da dove cominciare e probabilmente non ci sarà prima dell'anno prossimo, ha detto la fonte al National Business Daily.

Barry Naughton, professore di affari internazionali della Cina all'università della California, ritiene che la riunione programmatica appena conclusa è lontana dall'aver aperto una nuova fase di riforma. "La conclusione maggiore da trarre dal Comunicato del Terzo Plenum è che non si è stato capace di fornire alcun disegno programmatico di alto livello per le riforme economiche. E i politici cinesi ne hanno parlato per un anno, promettendo qualcosa di dirompente che avrebbe guidato un secondo trentennio di riforme: semplicemente non è accaduto nulla" ha detto Naughton ad AgiChina24.

Specialmente nell'ambito della riforma della proprietà di stato le conclusioni del Plenum hanno non solo lasciato l'amaro in bocca a molti, ma fanno addirittura temere per un altro quinquennio di stallo a vantaggio degli attori pubblici. Il professor Naughton spiega che l'approccio alla riforma delle aziende di stato e' 'retrograda'. "Tutti gli slogan in favore delle riforme di stato che abbiamo ascoltato per dieci anni sono confluiti qui",nel capitolo che riguarda questo argomento all'interno del Comunicato. Molti non si aspettavano di vedere un'elaborazione definitiva della riorganizzazione del settore statale, "ma non mi aspettavo che fosse così deludente" dice Barry Naughton.

Per eludere il disappunto di osservatori ed operatori dell'economia, molti membri del Plenum sono saliti sul palcoscenico per rassicurare che le cose cambieranno, sebbene le loro spiegazioni siano sempre imbevuto di una retorica di ferro.

Il vice direttore della commissione economica centrale, Yang Weimin, ha spiegato alla televisione di stato CCTV che questo plenum ha adottato cambiamenti strutturali rispetto al passato. "Qui parliamo oggi di riforme 'comprensive': nel passato le riforme erano solo settoriali, stavolta abbiamo deciso che si riformerà l'economia, la politica, la cultura, l'esercito, la diplomazia, e per ogni ambito è stata disegnata un'idea di sviluppo di base". L'economia continua ad avere un ruolo trainante, e il termine per vedere l'effetto delle nuove riforme è stato fissato al 2020, quando la Cina dovrà diventare una 'società di benessere', secondo la pianificazione di lungo termine. "siamo in una fase di transizione multipla, molti cambiamenti creati da una rapida crescita devono essere aggiustati ora" ha detto Yang facendo particolare riferimento al settore delle aziende si stato.


"Il sistema di proprietà dello stato e di proprietà privata hanno raggiunto un livello di pari importanza all'interno della nostra economia. Se la proprietà privata soffre ancora alcune limitazioni , queste sono solo di natura ideologica; per questo l'innovazione del Comunicato sta nel fatto che promuove un nuovo spirito e una nuova idea che rafforzeranno l'uguaglianza delle due forme".

Neppure Yang Weimin che è stato uno degli ideatori del Comunicato è stato capace di dare una definizione esauriente dei cambiamenti previsti per le aziende di stato. "Riformare le aziende di stato oggi significa riformare le mansioni e la misura della loro azione" ha detto Yang al CCTV.


Per ora le definizioni sono più importanti dei contenuti.

14 novembre 2013

 

SPECIALE TERZO PLENUM

 

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