Focus

L'amante del Tibet

RICORDO DI ROBERT FORD

RICORDO DI ROBERT FORD


di Antonia Cimini

 

Pechino, 09 ott. - Quando i cinesi entrarono nel Kham, per sferrare l'attacco decisivo nella guerra di 'liberazione' del Tibet, trovarono a parar loro la strada un ufficiale tibetano più strano degli altri. I locali gli si rivolgevano chiamandolo Phodo Kusho ed egli rispondeva con scioltezza in tibetano. Ma tanto l'aspetto quanto la fisionomia alludevano a posti ancor più lontani.

Era l'ottobre 1950 e quando pochi mesi prima arrivò da Lhasa a Chamdo, la capitale del Kham nell'attuale regione del Sichuan, dopo un viaggio di due mesi, i locali guardarono pieni di stupore quell'uomo con occhi blu, naso lungo e folta barba rossa incolta. Allorché si presentò alla popolazione l'indomani fresco, ripulito e rasato, a Chamdo iniziò a correre la voce che due europei fossero arrivati in città.

Robert Ford era eccezionale non solo per essere uno dei pochissimi occidentali a trovarsi in Tibet al momento dell'invasione cinese, per aver speso anni nelle prigioni rosse con l'accusa di essere una spia, per essere stato il primo europeo a ricevere una benedizione del Dalai Lama. Ford era soprattutto un  profondo amante del Tibet e della sua cultura. E' morto il 20 settembre all'età di 90 anni, solo pochi mesi dopo essere stato insignito con la più alta onorificenza, il premio Luce della Verità , dall'amico Dalai Lama.

 

Ford  lascià il suo lavoro di tecnico radiofonico per l'aviazione inglese, stanziato in India,  nel 1948 per diventare funzionario del governo tibetano, il legame più stretto che uno straniero abbia mai tessuto con quel posto misterioso. Per due anni la sua missione fu quella di aprire il Tibet al resto del mondo, un ultimo disperato gesto per evitare la sparizione della cultura di un paese che aveva scelto l'isolamento come principio politico. Radio Lhasa nacque alla fine degli anni '40 per opera di un altro britannico, Reg Fox, e Ford fu incaricato di allargare la rete di emissione con una seconda stazione nel Kham. Ogni giorno Radio Lhasa trasmetteva notizie e bollettini in tibetano, inlgese e cinese.


I tibetani vivevano allora completamente assorbiti dalle proprie tradizioni e avevano scarsa conoscenza del mondo esterno. Ford era per loro il sommo esempio di uomo di scienza. Una volta gli fu chiesto di far arrivare aerei dall'Inghilterra e di istruire i locali a guidarli per difendersi dai cinesi, salvo poi cambiare idea perché avrebbero disturbato gli dei che vivono negli strati superiori dell'atmosfera. La sua cassetta dei medicinali si era rivelata prodigiosa più  di un'occasione e le sue conoscenze di primo soccorso apprese con gli scout erano più efficaci dei rimedi dei monaci dottori che si affidavano principalmente all'urina del Dalai Lama come medicina cura tutto.

La religione permeava la vita in ogni suo apsertto, e alle volte ciò irritava Ford che avrebbe voluto una risposta più decisa dei leader tibetani. Le antenne della sua radio eranp decorate con bandiere colorate per propiziare gli dei che un assistente prendeva cura di cambiare al tempo opportuno. Un funzionario gli promise una volta che il i tibetani avrebbero sconfitto i cinesi grazie all'aiuto degli dei. "I cinesi dispongono di un grande esercito e sono meglio armati; secondo la logica dovrebbero vincere loro, ma i cinesi non hanno dei. I nostri dei sono la nostra miglior arma e con il loro aiuto noi vinceremo" gli disse il figlio di un comandante che aveva tentato un colpo di stato alla morte del tredicesimo Dalai Lama.

Ciò che frustrava maggiormente Ford era la mancanza di presa di posizione sull' imminente invasione dei cinesi. Nel 1950 Radio Pechino iniziò a trasmettere "gli obiettivi dell'esercito popolare di liberazione per il 1950 sono la liberazione di Taiwan, Hainan e del Tibet". Da Radio Lhasa mai venne una dichiarazione che il Tibet si sarebbe difeso in caso di attacco e che avrebbe mantenuto la sua indipendenza. Le questioni degli  armamenti, dell'esercito tibetano, del ruolo dei Khampa e dell'armare o meno i monaci erano dibattute lungamente in seno al governo locale. Proprio su quest'ultima Ford ricevette un grosso stupore: i cinesi erano quasi alle porte, a Chamdo si decise una discussione via radio tra il governatore locale e il segretario del Dalai Lama a Lhasa per decidere se ordinare o meno ai monaci di dotrasi di armi e prendere parte alla battaglia. La prima volta che il governatore si recò nella stazione radio di Ford come prima cosa pose una sciarpa bianca e un'offerta sul microfono, restò in attesa di una benedizione che venisse dallo strumento.

Gli ultimi giorni del Tibet indipendente descritti da Ford nel libro 'Tibet Rosso' sono l'agonia di un paese non abituato ai ritmi della modernita', della guerra e della scienza. Nel vecchio Tibet prendere decisioni richiede tempo, lunga meditazione, discussioni metafisiche e persino mesi di spostamenti da un capo all'altro sul tetto del mondo. Ma Ford aveva capito lo spirito dei tibetani, sapeva interpretare quel diverso scorrere del tempo e quell'apparente senso di i potenza davanti alla forza dirompente di un nemico totalizzante. Ancora con i cinesi alle calcagna il tecnico inglese tentò un'ultima missione a Lhasa per la capitale dell'imminente arrivo dei rossi. Fu sulla strada verso l'ovest che lo catturarono  i cinesi, convinto che fosseuna spia e che fosse responsabile della mortedi un ufficiale tibetano loro alleato.

Seguirono cinque anni in isolamento nelle prigioni comuniste, dove ogni giorno veniva educato alla retorica maoista e alla propaganda rossa. Solo dopo una confessione di circostanza, redatta nel perfetto stile a cui era stato abituato, fu liberato e rimandato in Europa.

Per tutto ilresto della sua vita Robert Ford fu unardente sostenitore della causa tibetana. Nel 1990 scrisse "è vero che i progressi erano lenti, che ci sarebbero voluti anni per fare quello che i comunisti hanno realizzato in qualche mese, ma non a questo prezzo. Niente giustifica la la perdita della libertà più grande di tutte: la libertà di pensiero. Un robot ben nutrito e in salute non è che la debole copia di un essere umano".

Robert Ford è  stato salutato con una cerimonia condotta dal Dalai Lama in persona.

 

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