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Urbanizzazione

QINGHUA:  SFRATTATI
64 MILIONI DI CINESI

QINGHUA:  SFRATTATI <br />64 MILIONI DI CINESI


di Giovanna Tescione
Twitter@GiTescione



Roma 31 ott. – Trasferimenti forzati, demolizioni di case e sequestri di terreni, in Cina la vorace urbanizzazione mette a dura prova la vita dei contadini, catapultati da un giorno all'altro in città, senza lavoro né previdenza sociale. Una situazione che in Cina interesserebbe 64.3 milioni di persone. A renderlo noto è un sondaggio condotto dal China Data Center dell'università Qinghua, la più prestigiosa di tutta la Cina, che rivela come il 16% delle famiglie oggetto dello studio hanno dovuto lasciare le proprie case, perché acquistate o demolite dai governi locali, ricevendo in cambio un minimo compenso. Senza alcun aiuto per trovare lavoro né accesso all'assicurazione sociale cittadina.

Lo studio, un sondaggio su scala nazionale condotto su una base di 12.540 persone intervistate e che ha coperto 31 tra province, municipalità e regioni autonome, rivela che una percentuale minima di famiglie ha ricevuto aiuti concreti dopo essere stati costretti al trasferimento. Tra le persone oggetto del sondaggio a cui sono stati tolti i terreni perché rilevati dal governo locale, meno dell'80% ha dichiarato di essere stato risarcito e solo il 4% di aver ricevuto aiuti per trovare lavoro, mentre solo 1 su 10 ha avuto accesso al sistema previdenziale della città in cui sono stati trasferiti. Ma non solo, il 94% degli intervistati le cui case sono state demolite dichiarano di aver ricevuto un risarcimento, ma meno del 2% ha ricevuto un aiuto nella ricerca del lavoro e solo il 21% è stato coperto da assicurazione sociale urbana.

Un risarcimento che spesso non basta nemmeno a coprire il costo della nuova casa. Secondo Yang Zaiming, avvocato specializzato nelle cause di demolizione, "molti governi locali tendono a sottovalutare le terre sequestrate dai contadini, che spesso devono pagare extra per poter avere un appartamento della stessa metratura nelle città". "Senza la terra, una casa e la copertura dell'assicurazione sociale, molti contadini fanno molta fatica e poi il costo della vita è molto più alto in città", spiega al China Daily.

D'altra parte il tema dell'assicurazione sociale urbana è un problema legato a doppio filo allo hukou, il sistema di residenza obbligatoria che permette ai cittadini cinesi di ricevere assistenza solo nel luogo in cui sono registrati. Contadini strappati dalle loro terre, ma che continuano ad essere legati alle campagna. La percentuale delle persone che ottengono lo hukou in città è infatti davvero bassa. Secondo lo studio solo il 27.6% della popolazione è stata registrata come 'non rurale'. In vent'anni la popolazione che ha cambiato il proprio hukou da 'rurale' a 'non rurale' è aumentata solo del 7.7%.

Il problema dell'urbanizzazione, cavallo di battaglia della nuova leadership, e del ricollocamento dei contadini che perdono i propri terreni per essere forzatamente trasferiti altrove resta dunque un problema sociale spinoso, ne è convinto Li Qiang, direttore del Centro China Data Center, secondo cui "molti governi locali ignorano il fatto che l'acquisizione dei terreni ha un impatto enorme sulla vita dei contadini, in particolare per le persone di mezza età che non sanno fare altro". "La maggior parte dei contadini che si trasferiscono in città accettano lavori a basso reddito e vanno incontro al rischio della disoccupazione", continua Li, suggerendo di prendere in considerazione l'idea di offrire un lavoro.

"Una situazione che rischia di aumentare il disagio sociale e, di conseguenza, il rischio di malcontenti, petizioni e proteste", aggiunge l'avvocato Yang che chiede al governo di "rendere il processo di urbanizzazione più giusto per le classi sociali più deboli".



31 ottobre 2013

 

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