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China's position paper 2013-2014

PRESIDENTE EUCCC DAVIDE CUCINO:
MENO STATO NELL'ECONOMIA CINESE

PRESIDENTE EUCCC DAVIDE CUCINO: <br />MENO STATO NELL ECONOMIA CINESE


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

 

Il presidente della Camera di Commercio Europea in Cina (EUCCC), Davide Cucino, intervistato da AgiChina24 sul nuovo "China's position paper 2013-2014", delinea un'analisi sul processo di riforme economiche che Pechino sta compiendo, le sfide del mercato e i passi da compiere per rimuovere gli ostacoli che le imprese europee incontrano nel paese.

 

Pechino, 06 set. - Da un sondaggio condotto dalla Camera di Commercio europea in Cina nel maggio scorso, le imprese europee nel Dragone stanno perdendo entusiasmo nel futuro. Quali sono le aspettative delle aziende UE per il terzo plenum del Comitato Centrale del partito che si terrà a novembre e dovrebbe dare il via a una nuova stagione di riforme in economia? Quali sono le priorità su cui si dovrebbe concentrare il governo?

 

Lo scorso anno i ricavi e gli utili delle società europee in Cina sono diminuiti. Questo fenomeno si è rivelato trasversale tra i vari settori e mostra in generale il rallentamento dell’economia cinese. Non ritengo tuttavia che questo sia l’unico elemento che abbia causato una diminuzione di entusiasmo tra le imprese europee. Le sfide del mercato da sole – che non solo riguardano una crescita più lenta, ma anche altri fattori che influenzano negativamente i ricavi, quali aumento del costo del lavoro e una maggiore concorrenza – sono enormi e queste difficoltà sono esacerbate da un complicato contesto normativo fortemente segnato da barriere all’ingresso al mercato. I nostri soci ci dicono che il minor entusiasmo è dunque il risultato di questi due fattori: mutamenti nelle sfide nel mercato senza un adeguato adattamento del sistema di leggi e regolamenti che accompagnano la vita delle imprese.

 

Le società europee ritengono che le loro aspettative, i loro desideri, per il Terzo Plenum sono in linea con i ‘macro’ obiettivi della Cina. Lo stesso Premier Li Keqiang  ha dichiarato che “le riforme sono il maggiore dividendo della Cina”. Le riforme che potranno fare transitare questo paese da un sistema economico di sviluppo troppo vincolato dalla presenza dello stato e non più sostenibile a un nuovo modello guidato dalla qualità e dal valore aggiunto, sono già state individuate. Tuttavia, mentre sembra esserci un consenso generale tra gli economisti cinesi e in generale tra la classe dirigente cinese in merito all’urgenza di queste riforme, dobbiamo ancora essere testimoni della trasformazione di questa retorica in significative azioni di riforma.

 

La Camera di Commercio Europea in Cina ritiene molto improbabile il superamento delle resistenze a rinunciare ai molti diritti acquisiti da quegli attori economici che hanno sin qui operato in un contesto privilegiato composto da settori strategici protetti. Non ci aspettiamo dunque che il Plenum possa presentare una chiara e comprensiva mappa di riforme come immediata panacea per i problemi economici e per gli ostacoli che le imprese straniere incontrano nel paese. Tuttavia, speriamo e ci aspettiamo che le decisioni che verranno prese durante il Terzo Plenum comprendano alcune riforme chiave e mostrino segnali decisivi in merito alle misure da intraprendere per ridurre il coinvolgimento dello stato nell’economia, e dare più spazio alle forze del mercato. Se ciò non accadesse, ritengo che lo scarso entusiasmo delle imprese europee si trasformerà in pessimismo. Questo sia per le imprese europee in grado di competere su un piano paritario, sia per la Cina per creare le condizioni per una crescita continuativa e sostenibile.


La EUCCC chiede da tempo riforme coraggiose in economia e la rimozione di ostacoli per l'accesso al mercato da parte delle aziende Ue che operano in Cina. La liberalizzazione dei tassi di interesse operata dalla Banca Centrale nel mese di luglio potrebbe essere l'inizio di un percorso in questo senso?

 

Il 12° Piano Quinquennale per lo Sviluppo e Riforma del Settore Finanziario (12th Five Year Plan on the Development and Reform of the Financial Sector)  mira a continuare il processo di liberalizzazione finanziaria, abolendo gradualmente il controllo sui tassi di interesse, liberalizzando il tasso di cambio nella bilancia dei pagamenti, incoraggiando l’innovazione finanziaria e rafforzando il quadro normativo e di controllo. Quanto fatto da PBOC a luglio deve essere visto come un piccolo passo in questa direzione, consentendo maggiore libertà e flessibilità dei tassi di interesse sui prestiti. La Camera di Commercio Europea lo ritiene un passo positivo, tuttavia non così significativo come lo sarebbe la liberalizzazione dei tassi di interesse sui depositi.  La Camera di Commercio Europea nel suo Position Paper ha fortemente sottolineato che le autorità dovrebbero sostenere una totale liberalizzazione dei tassi di interesse. Ciò stimolerebbe la concorrenza e l’innovazione e rafforzerebbe gli incentivi per le banche al fine di assicurare una gestione prudente dei rischi e un’allocazione efficiente dei capitali.

 

Prendendo spunto dalle parole di Deng Xiaoping, una vera riforma finanziaria dovrebbe dare alle banche la libertà e gli incentivi per agire come ‘vere banche’. Se le misure per la liberalizzare dei tassi di interesse per i depositi fosse presa in considerazione durante il Terzo Plenum, questo rappresenterebbe un segnale molto forte e positivo che indicherebbe che la classe dirigente è determinata in merito alle riforme.


Secondo quanto scriveva il settimanale The Economist alcune settimane fa, i Paesi Bric (acronimo per Brasile, Russia, India, Cina) non contribuiranno in maniera così significativa come in passato alla crescita mondiale. E' l'inizio di quella che è stata definita come "la grande decelerazione" o è solo un periodo di rallentamento prima delle riforme economiche come il presidente Xi Jinping ha affermato nei giorni scorsi dal Turkmenistan, dove si trovava in visita di Stato?

 

Da quando la crisi economica è iniziata si sono create aspettative, talvolta smisurate da parte dei paesi più colpiti nei confronti dei paesi BRICS, in particolare della Cina. A partire dal 2007, la Cina ha contribuito alla crescita globale più di ogni altro paese. Come conseguenza, l’economia globale ha contato sulla Cina, seppure essa sia ancora un paese emergente e nonostante le pressioni esterne abbiano esercitato spinte verso il basso della sua economia fortemente basata sulle esportazioni. Vi sono ancora molte opportunità di crescita globale nei paesi BRICS e in altre regioni, come per esempio i paesi ASEAN, e la crescita dovrebbe riprendere piede gradualmente nei prossimi  anni con la ripresa dell’UE e degli Stati Uniti. Fino ad allora, la Cina dovrà essere capace di fare fronte all’enorme pressione esterna al fine di sostenere i livelli di crescita globale. E’ pertanto nel comune interesse che la Cina elabori un modello di crescita sostenibile della sua economia ed eviti la trappola del reddito medio.

 

La Camera di Commercio Europea ritiene che la Cina debba assolutamente compiere riforme strutturali se vuole mantenere una crescita sostenibile. Nel Position Paper la Camera si aspetta l’elaborazione di riforme finanziarie, di riforme delle politiche industriali e di riforme delle imprese pubbliche. Riteniamo che questi passi siano necessari e, nel contesto della dipendenza dell’economia mondiale sulla Cina, si deve probabilmente adattare la citazione del Premier Li Keqiang di un momento fa in ‘le riforme della Cina sono il più grande dividendo dell’economia mondiale’.

 

Durante un discorso di fronte agli studenti di Lanzhou, nella Cina occidentale, il premier Li Keqiang ad agosto scorso aveva sottolineato l'importanza per i neo-laureati di guardare al lavoro come capacità di fare impresa e non solo come possibilità di ottenere un posto fisso. Pensa che anche le imprese europee potrebbero trarre vantaggio da un atteggiamento improntato all'iniziativa privata da parte del governo cinese?


La Cina deve risalire la catena del valore. Il Paese ha tutte le competenze necessarie per conseguire tale traguardo, compresa la tecnologia e le infrastrutture, nonché le risorse umane. Nel suo processo di sviluppo, la Cina ha migliorato la sua base educativa, compresa quella più specifica delle scienze e dell’ingegneria. Il problema non risiede nella necessità di instillare uno spirito imprenditoriale; al contrario, è la cornice in cui esso prende forma che deve essere pienamente funzionante, per liberare il potenziale imprenditoriale e innovativo della Cina. C’è pressione sui neo-laureati affinché essi trovino impieghi stabili, e ciò è dovuto alle preoccupazioni in merito alle debolezze dell’attuale sistema di assistenza sociale e sanitaria, così come dalle difficoltà che i consumatori affrontano in termini di aumento dei prezzi e di ricavi delle loro operazioni finanziarie in qualità di risparmiatori. Comunque il problema principale è che il contesto in cui si conducono le attività d’affari non offre incentivi adeguati per fare fronte ai rischi crescenti. Fino a che non si potra’ giocare ad armi pari, non esisteranno uguali opportunità per il settore privato e per le PMI domestiche e straniere (non solo in merito all’accesso a finanziamenti ma anche relativamente alle condizioni dell’accesso al mercato) e un chiaro sistema di leggi e regolamenti, i potenziali imprenditori probabilmente continueranno a scegliere l’opzione più sicura della tazza di riso garantita!


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