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di Geminello Alvi

PIÙ AUTO INGLESI IN CINA

PIÙ AUTO INGLESI IN CINA


di Geminello Alvi



Ancona, 13 dic. - Il disavanzo dei conti esteri inglesi ammonta ormai al 5%, il peggiore dell’Occidente ed è il peggiore in venticinque anni. E tuttavia i giornali inglesi in questi giorni si complimentano: gli ultimi dati cinesi mostrano che le importazioni dalla Cina sono cresciute del 14%, a $19.1bn l’anno scorso, con più del 40% delle vendite  totali composto da autoveicoli. Pertanto l’Italia si ritrova confermata nelle sue vendite dietro gli inglesi pure nel 2013 come era già stato nel 2012. La Francia invece resta avanti nelle esportazioni totali pur diminuite e in un testa a testa col Regno Unito per quanto riguarda gli autoveicoli nel quarto trimestre. Un altro sintomo di erosione della sua quota di mercato, sulla quale pesa anche la perdita di competitività indotta dall’euro forte. Solo la Germania nell’area dell’Euro regge, esporta da sola almeno quanto il resto di tutta l’Unione Europea.

 

Sul Telegraph il chief executive della Jaguar Land Rover, JLR, dichiara: “Che anno abbiamo avuto. E stato fenomenale per la crescita”. In effetti la Cina nel 2013 è diventata il suo mercato  principale con una rete di vendita in crescita vertiginosa. JLR sta inoltre costruendo un impianto di assemblaggio per il prossimo anno in una  joint venture con Chery Automobile. E sempre Ralf Speth dichiara: “Siamo impressionati dalla velocità con cui si può fare qualcosa in Cina”. Va inoltre ricordato che la Rolls-Royce ha già il 28% delle sue vendite globali in Cina. E tra l’altro il suo responsabile in Cina, Henrik Wilhelmsmeyer, ha dichiarato che il 2013 è stato “un anno eccezionale”. Una conferma che la campagna moralizzatrice del Partito non influenza granché gli acquisti di lusso.

 

L’industria britannica delle automobili ha prodotto nel 2013  1,5 milioni di veicoli, e dovrebbe arrivare a 2 milioni nel 2017, meglio quindi che negli anni del boom. I giornali inglesi nel commentare la notizia si compiacciono con qualche ragione di quanto Francia e Italia patiscano l’effetto di cambio. L’Euro risulta troppo caro per loro ma ancora debole per la Germania.

 

13 gennaio 2014

 

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