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Petrini dalla Cina lancia "Menu for Change"

Petrini dalla Cina lancia  Menu for Change


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 29 set. - Nessun buon cibo o cibo di qualità senza il rispetto dell'ambiente. Carlo Pettini, fondatore di Slow Food, ha sottolineato l'importanza della lotta al cambiamento climatico, oggi, a Chengdu, all'apertura del settimo Congresso Mondiale dell'associazione a difesa del buon cibo, dell'ambiente e della dignità del lavoro contadino. Per tre giorni, fino al 1 ottobre prossimo, circa 400 delegati provenienti da novanta Paesi discuteranno del futuro dell'organizzazione e dei grandi temi legati al mondo della nutrizione e dell'ambiente. "Siamo tutti coinvolti. Il cambiamento climatico non è domani, è oggi e richiede l'unità di sforzi di tutta l'umanità", ha detto Petrini in parole riprese dal sito web di Slow Food. "Ogni nostra scelta può fare la differenza, perché la somma delle azioni individuali porterà al cambiamento".  

Pertini ha poi parlato della Cina. "La scelta della Cina come sede del settimo Congresso internazionale ha un alto valore simbolico", ha sottolineato il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini. "La Cina affronta uno dei più grandi dilemmi agricoli del mondo: come nutrire un quinto dell'umanità avendo a disposizione solo il 7% dei terreni agricoli". Il movimento, in Cina, "sta muovendo i primi passi", ha proseguito Petrini, ma le ambizioni del fondatore di Slow Food sulla Cina sono alte. Come ha spiegato a giugno scorso, durante l'ultima visita nel Paese prima del Congresso che si apre oggi, il movimento da lui fondato vuole aprire mille villaggi Slow Food nel Paese, entro i prossimi cinque anni.

Per Petrini, aveva spiegato allora il fondatore del movimento, occorre "non solo pensare alla Cina come a un mercato, ma come molte comunità che possono interagire con le comunità contadine italiane. Questo dà un'immagine di noi italiani più aperta, generosa, e sono convinto che il nostro movimento si svilupperà fortemente in questo Paese", che ha una cultura contadina millenaria e che oggi sta cercando di porre rimedio ai danni lasciati da decenni di industrializzazione massiccia, e spesso incontrollata. Secondo i calcoli del 2014, anno in cui per la prima volta Pechino aveva svelato i dati dell'inquinamento delle sue falde acquifere e dei suoli destinati all'agricoltura, circa un quinto del suolo agricolo (il 19%) è irrimediabilmente compromesso per la presenza di sostanze non organiche inquinanti.

"I valori di Slow Food, cioè l'importanza del cibo sano, sicuro e di qualità, sono gli stessi principi che, come Italia, vogliamo promuovere nei confronti delle autorità cinesi", ha spiegato l'ambasciatore d'Italia in Cina, Ettore Francesco Sequi, intervenuto nella giornata di apertura del congresso di Chengdu. "Credo così fortemente in questi valori che, assieme a Carlo Petrini, abbiamo deciso di fare della nostra rappresentanza a Pechino la prima Ambasciata Slow Food al mondo", con un accordo siglato in occasione della presentazione del Congresso Mondiale di Slow Food all'Ambasciata d'Italia a Pechino l'11 settembre scorso.

 

29 SETTEMBRE 2017

 

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