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Attentato Kunming

AFFRONTARE IL MALCONTENTO
CHE ALIMENTA IL TERRORISMO

AFFRONTARE IL MALCONTENTO<br />CHE ALIMENTA IL TERRORISMO


a cura della redazione

 

Roma, 14 mar. - Agichina24 propone ai suoi lettori la traduzione integrale dell'editoriale sulla strage di Kunming a firma di Hu Shuli, direttrice della rivista di finanza Caixin e nota per essere una delle penne più influenti della Cina, apparsa il 10 marzo sulla rivista Caixin.



Ventinove morti e 143 feriti, è questo il bilancio dell’attentato terroristico avvenuto il primo marzo a Kunming. Quaranta ore dopo l’attacco, le autorità cinesi di Pubblica Sicurezza hanno individuato in Abdurehim Kurban la mente responsabile dell’accaduto. La Polizia ha riferito che delle bandiere del Turkestan Orientale usate dai separatisti uighuri dello Xinjiang sono state rinvenute sul posto. Un attacco che ha coinvolto degli innocenti e che ha lasciato profondo sgomento nella popolazione e che ha provocato l’indignazione della comunità internazionale.
Solo sei mesi prima, un gruppo di separatisti uighuri aveva organizzato un attentato a Piazza Tian’anmen, durante il quale tre terroristi alla guida di un Suv avevano travolto la folla e si erano poi andati a schiantare, causando 5 morti e 40 feriti.

I due attentati eseguiti dai separatisti uighuri presentano alcune somiglianze. Innanzitutto, sono stati presi di mira due luoghi pubblici affollati e  di grande valenza simbolica: Piazza Tian’anmen, cuore politico della Cina, e la stazione di Kunming, importante snodo regionale. In secondo luogo, gli attentatori sono stati brutali ed erano pronti a morire per la loro causa: i tre i terroristi coinvolti nell’episodio di Tian’anmen hanno tutti perso la vita durante l’attacco, mentre a Kunming quattro dei cinque assalitori armati di coltello sono rimasti uccisi. In terzo luogo, le date degli attacchi sono state scelte con cura: una stabilita coincideva con la vigilia del terzo plenum del Partito Comunista cinese, mentre l’altra è stata a pochi giorni dall’annuale sessione legislativa dell’ANP.

Le date e i luoghi evidenziano l’intento dei terroristi di ottenere il massimo dell’attenzione a livello politico, cosa che fa ripensare anche agli attacchi dell’11 settembre contro gli Stati Uniti. 

Dalla fine della Guerra Fredda, c’è stato un evidente cambiamento nelle tattiche utilizzate dai separatisti del Turkestan Orientale: il loro raggio d’azione si è esteso e le loro azioni sono diventate più violente. Gli scontri del 5 aprile 1990 tra l’etnia uighura e la polizia nella città di Baran, nei pressi di Kashgar, hanno costituito uno spartiacque all’interno del movimento separatista, segnando la sua transizione da semplice campagna politica a vero e proprio movimento terrorista. Prima delle Olimpiadi di Pechino del 2008, gli episodi di violenza erano circoscritti per lo più all’interno della provincia dello Xinjiang. A partire da allora, invece, gli attacchi non solo sono divenuti più frequenti, ma hanno anche ampliato la loro portata. Al giorno d’oggi, in Cina, il terrorismo è un pericolo reale ed evidente.

Vi sono ragioni complesse dietro l’escalation di violenza terrorista, tra cui rientrano la disgregazione dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra Fredda. L’Asia centrale, attore marginale all’interno degli equilibri geopolitici internazionali, è una regione lacerata da tensioni in continua fermentazione. La Guerra Fredda impose un ordine e un’apparente stabilità, ma ora le ostilità sopite sono libere di riemergere. Anni di guerra sovietica in Afghanistan avevano già trasformato il paese in un focolaio di terrorismo. A seguire c’era stata la “guerra al terrore” degli USA. L’invasione dell’Iraq e le operazioni in Afghanistan hanno eliminato un’organizzazione terroristica ma allo stesso tempo hanno contribuito a radicalizzare ancor di più i gruppi separatisti e terroristici e a frammentarli, rendendo più difficile la loro identificazione ed eliminazione, più violenti e più frequenti i loro attacchi suicidi.

I separatisti per l’indipendenza del Turkestan Orientale in Cina non agiscono da soli: hanno legami con altri gruppi terroristici e alcuni membri dell’organizzazione sono stati addestrati in campi di militanti nel Medio Oriente o in Asia centrale.

Così, per eliminare la minaccia, la Cina e gli altri membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno approvato una risoluzione contro il terrorismo e Pechino ha votato a favore di altre risoluzioni dello stesso genere. Inoltre, a livello regionale, la Cina ha sottoscritto altri accordi contro le attività terroristiche nel quadro dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO), rafforzando la cooperazione con i Paesi dell’Asia centrale nella lotta al terrorismo.

Bisogna tuttavia dire che una Cina in piena crescita non può evitare di affrontare la minaccia del terrorismo. Nella sua ascesa a protagonista della scena mondiale, la Cina dovrà prendere decisioni di portata sempre più ampia, diventando inevitabilmente sempre più obiettivo del terrorismo. In risposta, la Cina dovrà far fronte alla minaccia facendo pieno uso della legge. Salvaguardando allo stesso tempo, insieme alla comunità internazionale e con un atteggiamento costruttivo e responsabile, la stabilità e la pace nella regione.

In alcuni episodi di terrorismo ad opera del Turkesta Orientale, gli attentatori non solo non hanno nascosto la propria identità etnica, ma hanno fatto di tutto per sottolinearla e farsi riconoscere, nel tentativo di confondere l’opinione pubblica e ottenere sostenitori sul territorio e a livello internazionale. Una strategia che ha confuso un po’ tutti. Analizzando questi episodi, bisogna però mostrare la realtà dei fatti. Il terrorismo tradisce i valori fondamentali dell’umanità e le norme internazionali, compresi quegli stessi valori che i musulmani uighuri hanno a cuore. Non ci sono scuse per tali massacri e per l’uccisione di persone innocenti, non dobbiamo cadere nella trappola del terrorismo confondendo  un atto atroce con un gruppo etnico in particolare.

Dal punto della vista della Cina del 21esimo secolo, il terrorismo rappresenta una complessa discussione strategica di primaria importanza e di lunga durata e un nuovo banco di prova. Il governo non dovrà solo continuare ad opporsi con forza al terrorismo, ma dovrà affrontare allo stesso tempo i problemi che hanno dato origine alle violenze nella regione dello Xinjiang. La regione dello Xinjiang ha una storia, una cultura e una fede religione ben precisa che sono strettamente correlati all’economia, la politica e ai problemi sociali, problemi che non sarà facile risolvere. Accelerare lo sviluppo economico è in realtà la strategia principale per garantire la sicurezza della popolazione, ma bisogna capire che l'economia da sola non può risolvere tutti i problemi. Volendo riassumere l’esperienza di più di 60 anni fino ad oggi, bisogna garantire una distribuzione equa dei profitti economici tra tutti gli abitanti della regione e dare ascolto alle legittime rimostranze del popolo, facendo in modo che tutte le etnie e la popolazione cinese possano fare uno stesso cammino e trovare una stessa identità.

La regione dello Xinjiang occupa circa un sesto del territorio cinese. Realizzare la pace e la sicurezza duratura della regione è parte dell’azione di governo del Paese, e di sicuro non sarà realizzato al primo tentativo. Quindi, nel pensare al successo a breve termine, bisogna ancora pensare ad ottenere dei risultati nel lungo termine. Il punto cruciale è che garantire una comunicazione tra le varie popolazioni e la convivenza pacifica porta alla costruzione di una Nazione. Il 4 marzo, il segretario del Partito Xi Jinping durante la conferenza della commissione per le minoranza etniche ha sottolineato l’importanza di questo aspetto, dell’identificazione nazionale. Preservare la diversità etnica e allo stesso tempo mantenere l’identità nazionale sarà una prova che il governo di Pechino dovrà necessariamente superare. Questa è l’unica strada per sradicare il terrorismo.


 

14 marzo 2014

 

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