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Terzo Plenum

MAO YUSHI: RIFORME,
LIBERALIZZARE TERRA E DENARO

MAO YUSHI: RIFORME,<br />LIBERALIZZARE TERRA E DENARO


di Antonia Cimini

Pechino, 6 nov.- Il professor Mao Yushi a 84 anni ha visto passare la Cina attraverso molti plenum. Quest'anno ha poche aspettative, la politica cinese diventa sempre più difficile da interpretare, dice; ma sa leggere i segnali che vengono da ogni piccola e grande mossa economica e spiegare dove sta andando la seconda economia più grande del mondo.

Nel caso della nuova leadership, la direzione intrapresa è 'giusta', dice Mao ad AgiChina24. "Li Keqiang ha idee chiare in merito alle riforme economiche, sta portando il paese sulla buona strada, specialmente con la zona economica speciale di Shanghai e idee sulla liberalizzazione di certi settori dell'economia".

Guardando indietro all'esperienza della Cina negli ultimi trent'anni, è facile indovinare il significato della zona economica di Shanghai, spiega il professore. "Shenzhen fu la prima città negli anni '80 a diventare una zona economica speciale, la sua crescita è stata straordinaria da paesetto di pescatori a motore del paese. E' proprio seguendo il successo di Shenzhen che sono state adottare riforme economiche di mercato in tutto il resto della Cina". Il caso Shenzhen è stato, quindi, il faro della transizione da economia agricola a centro manifatturiero mondiale lanciata alla morte di Mao Zedong.

Oggi, che una nuova transizione è all'orizzonte, si cerca una spinta simile per sperimentare politiche innovative a livello locale che possano poi essere replicate in tutta la Cina. "Credo che Li Keqiang voglia creare una nuova Shenzhen, dare lentamente più libertà all'economia; egli sa quali sono i settori che hanno bisogno di liberalizzazione e quali invece devono ancora essere guidati dallo stato". Perché la Cina è grande, una liberalizzazione parziale solo in una città non avrebbe senso oggi. "E' solo un primo passo verso una riforma più grande; più grande sarà il successo di Shanghai più sarà facile replicarne il modello".

Oggi l'economia cinese è quasi all'ultimo respiro, a conseguenza degli effetti collaterali delle riforme degli anni '80-'90. Mao Yushi dirige l'istituto di ricerca economica Unirule, che fornisce consulenze al governo, a think-tank ufficiali, a imprese di stato e privati. Uno degli ultimi studi che ha diretto riguarda le imprese di stato (SOE) e la loro posizione nel quadro economico cinese. "Le SOE sono in perdita, dipendono dalle politiche preferenziali dello stato, e usano le risorse in maniera inappropriata. Questo è un settore che va riformato con urgenza per liberare forze di mercato".

Mao spiega che durante il governo di Hu Jintao le imprese dello stato sono cresciute a scapito delle aziende private, ma l'economia cinese è mossa dalle compagnie private. Sono queste ultime che creano PIL, che creano occupazione e contribuiscono alla crescita fiscale del governo. Il motivo per cui le SOE sono diventate così grandi negli ultimi anni è la connivenza con gli interessi del Partito Comunista Cinese. "E' il partito che decide chi mettere alla testa delle SOE, non il consiglio di amministrazione; e i quadri di partito ruotano per ricoprire questi ruoli che portano loro grandi benefici e interessi". La ricerca di Unirule chiarisce come le imprese di stato hanno libero accesso alla terra, mentre le aziende private pagano caro l'uso del suolo; hanno accesso a prestiti bancari privilegiati, mentre per le aziende private i presiti sono pochi e a tassi molto alti; esercitano minor contributo fiscale poiché non pagano per le risorse che usano, a differenze delle aziende private.

"Ci sono due aree che vanno riformate con estrema urgenza e che debbono essere prese in considerazione al terzo plenum: la liberalizzazione del denaro e del suolo, i fattori produttivi" dice Mao Yushi. La forza lavoro è oggi abbastanza libera in Cina, ma non lo è il capitale. "Bisogna aprire il settore finanziario al mercato e permettere ai privati di fare ingresso in questo settore, perché le aziende hanno bisogno di capitale e i cinesi hanno molto potere economico nelle proprie mani che non possono usare". Le riforme finora adottate, i 36 punti per favorire le aziende private e la possibilità di costituire compagnie di microcredito non sono abbastanza.

Per quanto riguarda la terra, il problema va al di là della sfera economica, creando tensioni sociali sempre più difficili da risolvere. "La terra è tutta nelle mani dello stato: il governo più disporne a suo piacimento, venderla e concederla come vuole, ma i contadini non possono farci nulla, ciò deve cambiare. Se riusciamo a riformare bene queste due aree il nostro PIL riprenderà a crescere".

Mao Yushi non è altrettanto ottimista in campo politico. "Xi Jinping ha esperienza ed è una brava persona, ma non sembra avere le idee chiare. Fino ad ora ha solo dato segni contrastanti ed opposti, e negli ultimi mesi l'opinione pubblica ha subito una stretta. Governare per i nuovi leader diventa difficile, si trovano a dover fare i conti con un Comitato Permanente che non hanno scelto e che li controlla a vicenda. L'unica via da percorrere per la Cina è quella del mercato, possiamo diventare un paese di libero mercato come l'occidente".

 

6 novembre 2013


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